Forza Italia vuole modificare la legge Severino per riscattare Berlusconi e far contenti i figli. D’accordo anche il Pd, ma non Meloni
di Gabriella CeramiIl primo derby nel centrodestra si è giocato alle Europee. Ed è molto probabile che la seconda partita tra le forze di governo vada in scena a ridosso delle elezioni regionali d’autunno. Il calcio d’inizio, già sotto il solleone, lo dà Forza Italia. Anche perché il partito è incalzato da alcune settimane dalla famiglia Berlusconi, che la pretende più agile e performante. L’obiettivo è aumentare il distacco dalla Lega e mantenere le distanze (sui temi) da Fratelli d’Italia.
Così, proprio seguendo le indicazioni di Marina e Pier Silvio, il terreno di sfida adottato da Antonio Tajani è quello della giustizia.
L’ultimo assalto, in ordine cronologico, è quello alla legge Severino, che i forzisti vogliono riformare con urgenza. A differenza di Fratelli d’Italia, che non la contempla tra le priorità in agenda. Lo dimostra l’astensione del partito di Giorgia Meloni su un ordine del giorno, presentato dalla responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani e votato a luglio, con il quale si ch…
Il primo derby nel centrodestra si è giocato alle Europee. Ed è molto probabile che la seconda partita tra le forze di governo vada in scena a ridosso delle elezioni regionali d’autunno. Il calcio d’inizio, già sotto il solleone, lo dà Forza Italia. Anche perché il partito è incalzato da alcune settimane dalla famiglia Berlusconi, che la pretende più agile e performante. L’obiettivo è aumentare il distacco dalla Lega e mantenere le distanze (sui temi) da Fratelli d’Italia.
Così, proprio seguendo le indicazioni di Marina e Pier Silvio, il terreno di sfida adottato da Antonio Tajani è quello della giustizia.
L’ultimo assalto, in ordine cronologico, è quello alla legge Severino, che i forzisti vogliono riformare con urgenza. A differenza di Fratelli d’Italia, che non la contempla tra le priorità in agenda. Lo dimostra l’astensione del partito di Giorgia Meloni su un ordine del giorno, presentato dalla responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani e votato a luglio, con il quale si chiedeva al governo di intervenire per eliminare quella parte della legge che prevede la sospensione dei sindaci già dopo la condanna in primo grado. FI ha votato a favore insieme con la Lega. Uno strano asse che ha visto invece il voto contrario del M5s. Nei fatti, entrambi gli schieramenti ne sono usciti spaccati.
FdI mal tollera quelle che in tanti considerano iniziative «iper garantiste» degli azzurri, anche se nel marzo scorso la sottosegretaria Vanda Ferro aveva accolto un ordine del giorno di Enrico Costa di Azione con lo stesso indirizzo. Ora il presidente della commissione Giustizia della Camera, Ciro Maschio, non chiude ma è molto cauto: «Per ora non c’è una bozza di proposta precisa su cui discutere, quindi è prematuro prendere posizione». Se FI insisterà «se ne potrà ragionare, ad esempio considerando che vi sono decadenze e sospensioni diverse per i diversi incarichi ricoperti e che si potrebbe immaginare un avvicinamento». Insiste invece la Lega con Giulia Bongiorno: «Abbiamo già espresso una posizione chiara con il referendum per l’abolizione della legge. È necessario un intervento diretto per evitare che ci siano conseguenze immediate per gli amministratori dopo la sentenza di primo grado». E nei giorni scorsi a mordere per primo il freno era stato il viceministro alla giustizia, Francesco Paolo Sisto, secondo cui «bisogna intervenire, e rapidamente. È uno dei compiti a cui ci toccherà assolvere».
Dunque, complice anche l’inchiesta che ha travolto Giovanni Toti, l’ex governatore della Liguria raggiunto nel maggio scorso da un’ordinanza di custodia cautelare, la giustizia diventa il macrotema dell’imminente campagna. E in questo braccio di ferro, il ministro Carlo Nordio sta più con gli azzurri che con Meloni.
Parlare di tutto questo, per Forza Italia, significa anche spaccare il Campo largo. Non solo perché nel Pd ci sono sensibilità diverse, anche sulla riforma della legge Severino, ma soprattutto perché il M5s non vuole modifiche. Per il capogruppo alla Camera Francesco Silvestri, «la destra non è in grado di risolvere nessun problema legato alla giustizia. L’unico loro pensiero è sottrarre gli amministratori dalle maglie della legge. Dopo l’abuso d’ufficio ora via la legge Severino. Sono pericolosi». Per Forza Italia (l’ex Cavaliere è decaduto nel 2013 proprio per effetto della legge del governo Monti) sbianchettarla avrà il sapore del riscatto, se non della vendetta. Da offrire su un vassoio a Marina e Pier Silvio Berlusconi.