Ius soli, ius scholae e ius culturae: ecco quanti nuovi italiani ci sarebbero con un’altra legge sulla cittadinanza
di Giulio UccieroUn referendum di +Europa, una proposta dal Pd, un’apertura non scontata di Forza Italia. Lo ius soli è tornato al centro del dibattito politico. In autunno il Parlamento si dovrà confrontare con la legge sulla cittadinanza. Ius soli, scholae, culturae: qual è la soluzione giusta? Vanno trovate risposte chiare da dare agli oltre cinque milioni di stranieri che vivono in Italia.
Il nostro ordinamento ad oggi parla di ius sanguinis. La legge in vigore è del 1992 e prevede che "lo straniero nato in Italia" possa diventare cittadino italiano "a condizione che vi abbia risieduto legalmente e ininterrottamente fino al raggiungimento della maggiore età". La richiesta di cittadinanza, quindi, può arrivare entro dodici mesi dal compimento del diciottesimo anno. Impianto che per le opposizioni è "fuori dal tempo". Bisogna “battersi per una legge”, ha tuonato la segretaria dem Elly Schlein. Quale? Uno studio della fondazione Leone Moressa mette a confronto le tante proposte avanzate e mai approva…
Un referendum di +Europa, una proposta dal Pd, un’apertura non scontata di Forza Italia. Lo ius soli è tornato al centro del dibattito politico. In autunno il Parlamento si dovrà confrontare con la legge sulla cittadinanza. Ius soli, scholae, culturae: qual è la soluzione giusta? Vanno trovate risposte chiare da dare agli oltre cinque milioni di stranieri che vivono in Italia.
Il nostro ordinamento ad oggi parla di ius sanguinis. La legge in vigore è del 1992 e prevede che "lo straniero nato in Italia" possa diventare cittadino italiano "a condizione che vi abbia risieduto legalmente e ininterrottamente fino al raggiungimento della maggiore età". La richiesta di cittadinanza, quindi, può arrivare entro dodici mesi dal compimento del diciottesimo anno. Impianto che per le opposizioni è "fuori dal tempo". Bisogna “battersi per una legge”, ha tuonato la segretaria dem Elly Schlein. Quale? Uno studio della fondazione Leone Moressa mette a confronto le tante proposte avanzate e mai approvate nelle scorse legislature, cercando di intuirne l’impatto. Al di là delle incompatibilità politiche, distanze che verranno limate nelle aule parlamentari, un ragionamento infatti può essere sviluppato sui numeri.
I numeri con lo ius soli
Partiamo dalla proposta più “estrema”, lo ius soli puro, appoggiato da +Europa, Alleanza Verdi e Sinistra e dal Partito Democratico. In questo caso parliamo di “diritto di suolo”, una legge presente negli Stati Uniti d’America che concede la cittadinanza italiana a tutti gli individui nati in Italia, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Tradotto: chi nasce qui è italiano. Questo scenario, secondo il report della fondazione, includerebbe 1,2 milioni di minori stranieri nati dal 2006 ad oggi, più 50 mila nuovi nati all’anno.
I numeri con lo ius scholae
Fino ad ora il Parlamento non ha mai portato avanti una proposta così radicale, il giusto compromesso nel 2022 sembrava essere lo ius scholae. In questo caso il passaporto viene dato al minore straniero nato in Italia o arrivato entro i 12 anni che abbia completato un ciclo formativo di almeno 5 anni. La legge si è arenata agli ultimi giri d’aula, avrebbe riguardato 135 mila alunni oggi considerati stranieri, più 6-7 mila nuovi beneficiari all’anno.
I numeri con lo ius culturae
La cifra è la stessa quando si parla di ius culturae, che d’altronde prevede gli stessi effetti con qualche piccola variazione. Le due riforme piacciono sia all’opposizione (5 stelle, Azione, Italia Viva) sia a parte della maggioranza (Forza Italia si è detta pronta a ripartire da qui, escludendo lo ius soli puro).
I numeri con lo ius soli temperato (come nel Regno Unito)
Altro tentativo mediano è lo ius soli temperato, norma vigente nel Regno Unito. La cittadinanza italiana viene concessa a chi è “nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno in possesso del permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo (cittadini extra Ue) o il “diritto di soggiorno permanente” (cittadini Ue)”. Considerando che, tra il 2006 e oggi, sono nati 1,2 milioni di bambini stranieri e che secondo l’Istat circa il 67% delle madri straniere risiede nel nostro Paese da più di cinque anni, il modello britannico riguarderebbe in Italia circa 817 mila persone, più 35-40 mila da aggiungere di anno in anno.
Vero è che dal 2016 uno ius soli da noi già esiste. Si tratta di quello sportivo, ma non bisogna farsi tradire dal nome. La legge infatti prevede che i minori stranieri residenti in Italia “almeno dal compimento del decimo anno di età” possano essere tesserati dalle federazioni sportive “con le stesse procedure previste per i cittadini italiani”. Questo non vuol dire però che con l’iscrizione arrivi anche la cittadinanza, anzi. L’atleta minorenne potrà gareggiare in Italia, mentre non potrà rappresentare la Nazionale nelle competizioni all’estero. Da qui le rimostranze del mondo dello sport. Da Giovanni Malagò, che già dopo le Olimpiadi di Tokyo aveva invocato un vero ius soli sportivo, al responsabile d’area del Pd, l’ex coach di pallavolo Mauro Berruto, che presentando una mozione alla Camera sullo ius soli ha incluso anche quello sportivo.