Toghe | Le visite in carcere di ministro e parlamentari di maggioranza, pubblicità ingannevole dopo il decreto vergogna
di Liana Milella“Non fiori ma opere di bene” recita la ben nota scritta funeraria. E tocca ricordarla soprattutto a quei parlamentari di Forza Italia che in pieno agosto vanno a caccia di like visitando le carceri. Peggio di loro c’è solo Carlo Nordio che s’affida al Patriarca di Venezia per dare ai detenuti quel segno di umanità che da ministro della Giustizia lui gli ha negato. Ci vuole coraggio, politico e umano, a licenziare un testo che di “decreto” per umanizzare le patrie galere ha solo il nome. In cella non porta alcun beneficio immediato. Nel goffo tentativo di farne propaganda nei penitenziari, esalta un contenuto inesistente perfino il vertice del Dap, la direzione delle carceri. Solerti funzionari accreditano nuove misure che in realtà non ci sono, dalle telefonate possibili a richiesta a una liberazione anticipata che non è diventata affatto automatica. Tutt’altro. E quando si accorgono dell’errore sono pronti a rimbrottare i giornalisti per aver diffuso quel foglio che adesso invece vie…
“Non fiori ma opere di bene” recita la ben nota scritta funeraria. E tocca ricordarla soprattutto a quei parlamentari di Forza Italia che in pieno agosto vanno a caccia di like visitando le carceri. Peggio di loro c’è solo Carlo Nordio che s’affida al Patriarca di Venezia per dare ai detenuti quel segno di umanità che da ministro della Giustizia lui gli ha negato. Ci vuole coraggio, politico e umano, a licenziare un testo che di “decreto” per umanizzare le patrie galere ha solo il nome. In cella non porta alcun beneficio immediato. Nel goffo tentativo di farne propaganda nei penitenziari, esalta un contenuto inesistente perfino il vertice del Dap, la direzione delle carceri. Solerti funzionari accreditano nuove misure che in realtà non ci sono, dalle telefonate possibili a richiesta a una liberazione anticipata che non è diventata affatto automatica. Tutt’altro. E quando si accorgono dell’errore sono pronti a rimbrottare i giornalisti per aver diffuso quel foglio che adesso invece viene etichettato come “riservato”. Ma come, doveva essere un manifesto da diffondere in tutte le patrie galere per vantare la bravura di Nordio, e ora diventa una pagina clandestina?
Capita così purtroppo quando non si ha il senso della decenza. E il coraggio di dire che quelle norme sono diventate un decreto solo per far passare in tutta fretta il reato di “peculato per distrazione” imposto dal Quirinale per licenziare il disegno di legge sull’abuso d’ufficio. Che altrimenti non avrebbe assolutamente ottenuto il via libera. È stato firmato dal presidente Sergio Mattarella solo dopo il voto definitivo del decreto carceri. Forza Italia è stata al gioco. Come lo sono stati Meloni e i suoi, altrimenti avrebbero dovuto scaricare il loro ministro della Giustizia. È rimasto in vita un decreto vuoto che non dà ai detenuti alcun beneficio concreto, tant’è che lo stesso Guardasigilli s’arrampica sugli specchi. E lancia promesse impossibili. Come quella di rimandare nei loro paesi d’origine i detenuti, procedura vietata senza il pieno assenso dello Stato di provenienza. Se ne accorge perfino il Foglio, pronto a pubblicare gli scritti di Nordio su Churchill e a vantarne il garantismo, ma a bacchettarlo in quest’occasione, parlando espressamente di “chiacchiere” a fronte degli abituali annunci del ministro. Tipo le caserme da riadattare di cui non esiste nemmeno l’ombra dopo che ne ha parlato per un anno intero.
Ma stavolta le responsabilità non sono solo di Nordio, ma dell’intera maggioranza. E anche di un partito che a ogni passo fa professione di garantismo come Forza Italia. E certo suona incredibile la contraddizione, tutta politica, nel promuovere le visite nelle patrie galere, magari in quelle più vicine al luogo dove si sta in vacanza al mare, quando solo pochi giorni prima s’è votato in Parlamento un guscio vuoto. Antonio Tajani e i suoi non hanno certo minacciato una crisi sul decreto e sul suo vacuo contenuto. Troppo comodo sfruttare l’effetto mediatico di una conferenza stampa per annunciare le visite agostane nelle carceri assieme ai Radicali, che da sempre si battono per le galere, ma che certo non hanno alcuna responsabilità politica per quanto avviene a Palazzo Chigi. Ben altra poteva essere la prova di forza di Tajani. Andando fino in fondo nel pieno appoggio alla liberazione anticipata speciale di Roberto Giachetti e Rita Bernardini. Alla Camera c’era stata l’apertura del vicepresidente della Commissione Giustizia Pietro Pittalis che però è stata subito stoppata dall’ala dura della maggioranza, Lega e Fratelli d’Italia.
Una volta passato il decreto le visite nelle carceri sono solo pubblicità ingannevole. Il gioco è fatto e la partita è persa. Non ci potrà essere un nuovo decreto. I parlamentari avrebbero fatto bene a visitare le prigioni prima di esaminarlo, non dopo, a testo ormai approvato, quando constatare l’orrore di una detenzione in condizioni da terzo mondo non può più servire a nulla. Suonano come una beffa le dichiarazioni rilasciate da deputati e senatori quando si lasciano alle spalle un penitenziario. Davvero si accorgono solo ora che sono invivibili? Non lo sapevano quando hanno approvato il decreto prima al Senato e poi a Montecitorio? Quelle visite risultano una beffa inaccettabile e andrebbero evitate perché sono foriere solo di possibili agitazioni e rivolte.
Il dado è tratto. Nel silenzio assente del “presunto” Garante dei detenuti Maurizio D’Ettore e della sua squadra. Notizie del Garante? Non pervenute. Sono lontani i tempi in cui l’ex Garante Mauro Palma batteva le carceri a tappeto. Come dimostra la rassegna stampa, era sempre là dov’era necessario che fosse. Lui e la sua squadra. E aveva il coraggio di parlare, di raccontare quello che aveva visto, di documentarlo nei suoi rapporti. Sì, certo, ci metteva la faccia anche di fronte all’opinione pubblica. Che ha il diritto di essere informata delle ragioni per cui muoiono 66 persone senza che il governo in carica muova un solo dito nell’arco di otto mesi. Lo stillicidio dei suicidi prosegue. Ma forse dal 15 agosto in poi il patriarca di Venezia potrebbe inoltrare una supplica speciale al Padreterno. Ma in questo torrido agosto restano l’insopportabile cinismo e la faccia tosta di una classe di governo nazionale che sfrutta le morti in carcere per pretendere norme che non servono per i poveri cristi, ma per impedire ai magistrati di assicurare alla giustizia gli amministratori locali che violano la legge. Ecco la richiesta di cancellare la norma della legge Severino che sospende quelli condannati in primo grado. Il Pd, dopo l’errore commesso dai suoi sindaci nel chiedere di sopprimere l’abuso d’ufficio, ora ci ricade con la legge Severino. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum…