MILANO — Mentre il generale sospeso dall’esercito Roberto Vannacci, accolto con tutti gli onori da Matteo Salvini e fatto eleggere da indipendente a Bruxelles, lavora indisturbato alla creazione di un proprio soggetto politico, il segretario federale del Carroccio ha in serbo un altro provvedimento disciplinare (tradotto: un’espulsione) eccellente per la ripresa di settembre. Un pezzo di storia della Lega che verrebbe estromesso senza troppi complimenti.
Da via Bellerio infatti raccontano di una cartelletta con agli atti due interviste critiche di Gianna Gancia, dirigente leghista dalla fine degli anni ‘80, già presidente della provincia di Cuneo e europarlamentare fino allo scorso giugno nonché - nonostante sia nota per la propria indipendenza - moglie del ministro alle Riforme Roberto Calderoli.
Il dossier è stato inizialmente recapitato a tre persone con ruoli organizzativi, compreso il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Se alla riunione dello scorso federale di giugno fu de…
MILANO — Mentre il generale sospeso dall’esercito Roberto Vannacci, accolto con tutti gli onori da Matteo Salvini e fatto eleggere da indipendente a Bruxelles, lavora indisturbato alla creazione di un proprio soggetto politico, il segretario federale del Carroccio ha in serbo un altro provvedimento disciplinare (tradotto: un’espulsione) eccellente per la ripresa di settembre. Un pezzo di storia della Lega che verrebbe estromesso senza troppi complimenti.
Da via Bellerio infatti raccontano di una cartelletta con agli atti due interviste critiche di Gianna Gancia, dirigente leghista dalla fine degli anni ‘80, già presidente della provincia di Cuneo e europarlamentare fino allo scorso giugno nonché - nonostante sia nota per la propria indipendenza - moglie del ministro alle Riforme Roberto Calderoli.
Il dossier è stato inizialmente recapitato a tre persone con ruoli organizzativi, compreso il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Se alla riunione dello scorso federale di giugno fu decisa l’espulsione di Paolo Grimoldi, già segretario della Lega Lombarda e vicinissimo a Umberto Bossi e colpevole di aver dato voce al Senatur che il giorno delle europee fece sapere di votare per un candidato di Forza Italia, ora potrebbe quindi toccare a Gancia.
Salvini le contesta due interviste non concordate e dal contenuto sgradito. La prima alla Stampa lo scorso 25 maggio: “Nella Lega decide tutto Salvini, non si discute neppure di alleanze”, era il titolo del colloquio. Gancia contestava il collocamento europeo della Lega, confinata ai margini della politica europea per via dell’alleanza con gli estremisti dell’Afd, ma soprattutto il fatto che ogni scelta venisse presa in solitaria dal segretario. Compresa la candidatura di Vannacci, invisa a mezzo gruppo “dirigente” della Lega: «Un’altra scelta non condivisa, voluta da Salvini per prendere voti. Vannacci resta un volto triste della nostra società, che non propone nulla. Non si capisce perché una persona di questo tipo debba rappresentare la Lega in tutte le circoscrizioni», disse lei, una delle poche a metterci la faccia. Altra intervista nel mirino, 9 luglio, al giornale online Lo Spiffero. Lì Gancia criticava la creazione del gruppo dei Patrioti: «Io sono liberale, antifascista, federalista, e autonomista convinta. Lì c’è Orbán, c’è Vox che è il partito contro l’autonomia per antonomasia. Una contraddizione palese rispetto agli ideali e ai temi fondativi della Lega». E poi: «Sono troppe le persone che mettono la testa nella sabbia. Sicuramente si dovrà arrivare a un chiarimento. Qualche cosa prima o poi dovrà succedere». Insomma, l’espressione in chiaro di un disagio che in realtà dentro il partito è più diffuso di quel che possa apparire all’esterno.
La comunicazione della Lega in questo senso è militarizzata (tranne che per Vannacci, come si sta vedendo nelle ultime settimane). Ogni richiesta di intervista su temi nazionali e di linea politica, comprese quelle dei presidenti di Regione, deve essere concordata con il vertice. Non solo Gancia è “colpevole” di aver fatto di testa sua, ma anche di aver attaccato frontalmente la guida di Salvini. A marzo il vicepremier chiese e ottenne la cacciata di un altro volto storico leghista, il veneto Toni Da Re, allora europarlamentare pure lui. Definì “cretino” il segretario parlando con Repubblica. Poi come detto è toccato a Grimoldi, animatore della minoranza federalista del Comitato nord. Fu però graziato Bossi, che è pur sempre il creatore di tutta la baracca. L’epurazione comunque sta toccando tutti coloro che a vario titolo disconoscono la svolta nazionalista e di destra radicale della “Lega per Salvini premier”. A domanda sul provvedimento richiesto e sulle proprie intenzioni sul da farsi, Gancia non ha voluto proferire parola.
Di sicuro un fatto del genere è potenzialmente un terremoto politico nella Lega, dove forse in autunno dovrebbero celebrarsi i congressi della Lombardia (il più importante a livello locale) e poi quello nazionale.