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Svuota carceri, la via stretta di Nordio tra partiti divisi e i Garanti per l’indulto

(ansa)

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Lega e FdI non vogliono liberare gli 8mila detenuti con meno di un anno da scontare. Ma anche Forza Italia chiede misure veloci
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ROMA - Sul tavolo di Nordio brucia sempre più il dossier carceri. E i numeri non tornano. Perché l’emergenza, un mix tra suicidi e rivolte, richiede risposte immediate. Forza Italia le pretende. Meloniani e salviniani si oppongono. Al Guardasigilli restano poco meno di due settimane. Poi, al primo consiglio dei ministri, dovrà mettere le carte sul tavolo. Domiciliari per chi deve scontare un anno di pena? FdI e Lega dicono di no, non reggono l’impatto di 8mila carcerati in uscita. Perché questo hanno chiesto i Garanti dei detenuti andando ben oltre la legge del 2010 approvata dal governo Berlusconi dove Meloni era ministro. Fu battezzata “svuotacarceri”, ma in 14 anni ha messo ai domiciliari 1.772 detenuti all’anno. Ora per i Garanti serve molto di più.

Lo dice Francesco Maisto, ex presidente del tribunale di sorveglianza dell’Emilia Romagna e Garante dei detenuti di Milano: «Abbiamo chiesto una misura deflattiva di rapida applicazione, sul tavolo due soluzioni per far uscire cir…

ROMA - Sul tavolo di Nordio brucia sempre più il dossier carceri. E i numeri non tornano. Perché l’emergenza, un mix tra suicidi e rivolte, richiede risposte immediate. Forza Italia le pretende. Meloniani e salviniani si oppongono. Al Guardasigilli restano poco meno di due settimane. Poi, al primo consiglio dei ministri, dovrà mettere le carte sul tavolo. Domiciliari per chi deve scontare un anno di pena? FdI e Lega dicono di no, non reggono l’impatto di 8mila carcerati in uscita. Perché questo hanno chiesto i Garanti dei detenuti andando ben oltre la legge del 2010 approvata dal governo Berlusconi dove Meloni era ministro. Fu battezzata “svuotacarceri”, ma in 14 anni ha messo ai domiciliari 1.772 detenuti all’anno. Ora per i Garanti serve molto di più.

Lo dice Francesco Maisto, ex presidente del tribunale di sorveglianza dell’Emilia Romagna e Garante dei detenuti di Milano: «Abbiamo chiesto una misura deflattiva di rapida applicazione, sul tavolo due soluzioni per far uscire circa 10mila persone, per cui i detenuti scenderebbero dagli attuali 61mila a 51mila avvicinandosi alla capienza dei 47mila. Serve subito un indulto per le pene fino a un anno o la liberazione anticipata speciale. Non vedo assolutamente altre strade possibili. C’è bisogno di una misura deflattiva, ma dev’essere d’immediata applicazione». Questo c’è sulla scrivania di Nordio. Una misura che andrebbe incontro alle richieste del presidente dell’Unione delle camere penali Francesco Petrelli che boccia l’ipotesi della detenzione domiciliare per chi deve scontare un anno. «Un vaglio giurisdizionale complesso e il superamento di ostacoli oggettivi» la rendono impraticabile. Anche perché «il governo sarebbe in grado di mettere a disposizione solo 200 domicili». Un numero che Petrelli considera «irrisorio rispetto alla necessità urgente di misure deflattive».

L’accusa al decreto Nordio è di guardare solo al futuro, ma non tirare fuori ora dalle celle un solo detenuto. Per giunta coinvolgendo i privati. Gennarino De Fazio, il segretario generale del sindacato Uilpa che documenta ogni minuto suicidi e rivolte, dice di «essere in allarme per l’ipotesi che dietro le ultime proposte del governo si possa celare una tendenza a privatizzare l’esecuzione penale come quella di sistemare i detenuti in domicili finanziati dallo Stato, ma gestiti da privati». Senza risolvere né l’emergenza suicidi, né sovraffollamento e potenziali rivolte.

Inutile illudersi sulla sola detenzione domiciliare. Troppi ostacoli che arrivano dai reati esclusi, come rivelano i 14 anni della “svuotacarceri”. Tant’è che il presidente del Tribunale di sorveglianza di Firenze Marcello Bortolato è scettico: «La detenzione domiciliare per gli ultimi 18 mesi c’è dal 2010. Poi c’è quella della Gozzini per gli ultimi due anni, ma esclude i reati dell’articolo 4bis, rapine aggravate, spaccio per ingente quantità, omicidio, violenza sessuale, pedopornografia». L’affidamento in prova per gli ultimi quattro anni. «Ma non lo hanno già - dice Bortolato - perché non hanno un lavoro, la loro pericolosità è ancora rilevante. Sono senza domicilio». I reati considerati gravi bloccano l’uscita.

La strada di Nordio è stretta. L’urgenza indica la via chiesta dai Garanti, fuori dal carcere chi deve scontare un anno. L’ex Garante dei detenuti Mauro Palma batte il tasto: «Oggi il carcere sta in tre parole, sovraffollamento, chiusura, tensione. Non c’era nessuna proposta nel decreto Nordio per affrontarle e continuo a non vederle. Bisogna saper distinguere tra provvedimenti immediati e quelli di medio periodo, senza confondere i piani. Alcune cose che vanno bene nel medio periodo è inutile presentarle come risolutive per l’oggi. Perché oggi c’è un’emergenza immediata che va risolta con provvedimenti tampone». L’indulto di un anno è tra questi.

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