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Migranti, spread e poteri forti: tutte le volte che Meloni e gli alleati hanno evocato complotti

La premier Giorgia Meloni

 

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Ieri la premier, sull’ipotesi di un’indagine sulla sorella Arianna lanciata dal Giornale, ha parlato di “schema visto e rivisto contro Silvio Berlusconi”
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“C’è qualcuno che vuole buttare giù il governo”. La notizia di una presunta inchiesta su sua sorella Arianna, prossima “vittima” di “giornali ostili, sinistre e magistrati”, è solo l’ultimo complotto rilanciato da Giorgia Meloni e soci, in un disegno che ricorda il trentennale scambio di accuse tra Silvio Berlusconi e il potere giudiziario.

Per la premier è “verosimile quanto scritto” da Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, che ha avvertito di una possibile indagine contro Arianna Meloni per traffico di influenze, secondo il cosiddetto “metodo Palamara”. I meloniani hanno difeso a spada tratta la loro leader e la sua famiglia, ma di un’indagine aperta a oggi non c’è traccia.

Non è la prima volta che dentro Fratelli…

“C’è qualcuno che vuole buttare giù il governo”. La notizia di una presunta inchiesta su sua sorella Arianna, prossima “vittima” di “giornali ostili, sinistre e magistrati”, è solo l’ultimo complotto rilanciato da Giorgia Meloni e soci, in un disegno che ricorda il trentennale scambio di accuse tra Silvio Berlusconi e il potere giudiziario.

Per la premier è “verosimile quanto scritto” da Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, che ha avvertito di una possibile indagine contro Arianna Meloni per traffico di influenze, secondo il cosiddetto “metodo Palamara”. I meloniani hanno difeso a spada tratta la loro leader e la sua famiglia, ma di un’indagine aperta a oggi non c’è traccia.

Non è la prima volta che dentro Fratelli d’Italia si agitano complotti orditi dai pm. È capitato anche ad altri membri di governo come il ministro della Difesa Guido Crosetto, che aveva parlato di una “opposizione giudiziaria” intesa come “un rischio per l’esecutivo”. Stessi slanci accusatori erano partiti a protezione di Andrea Delmastro: fonti di governo avevano difeso il sottosegretario sotto inchiesta per rivelazione di segreto d’ufficio nel caso Cospito e visto in una “fascia della magistratura un ruolo attivo di opposizione”.

Dalla Rai ai conti pubblici, fino all’Ue e ai migranti, la stessa Giorgia Meloni ha risposto a muso duro contro i suoi “nemici”, veri o presunti. Il più recente attacco è di fine luglio: sul tavolo di Palazzo Chigi arriva il report della Commissione Ue sullo stato di diritto e l’Italia, dalle riforme alla libertà di stampa, registra una bocciatura. Ecco che Meloni spedisce una lettera a Ursula von der Leyen, parla di “uso distorto” del report e denuncia “professionisti della disinformazione e mistificazione” che diffondono “fake news contro il governo”. Di più: la premier definisce Repubblica uno “stakeholder”.

Schema simile per i migranti. Qui la faccenda è più contorta, tanti i fronti aperti, dai centri in Albania alle Ong che secondo Matteo Salvini sono “finanziate dalla Germania per portare clandestini”. L’anno scorso i giudici di Catania non avevano convalidato il trattenimento di tre migranti, come previsto da un nuovo decreto, perché incompatibile con le norme dell’Ue. Anche in questo caso la magistratura aveva preso una decisione “politica e ideologica”, secondo FdI. Mentre la premier stava cercando una quadra sui flussi con l’Europa, a destra aveva messo la freccia il leader leghista, parlando di sbarchi come “atti di guerra”. Esponenti della maggioranza come Riccardo Molinari avevano rilanciato l’idea della stessa Meloni su un “complotto” ordito dai socialisti europei.

Sempre aria di sabotaggio si respirava alla conferenza stampa di fine anno: “In questa nazione qualcuno pensa di poter dare le carte, ma io non sono una che si spaventa facilmente”, aveva detto la premier senza specificare a chi si riferisse. Ed è lo stesso meccanismo che ritroviamo in un passaggio consegnato da Meloni a Bruno Vespa, autore del libro “La grande tempesta”: “Ho dei nemici disposti a fare qualunque cosa per buttarmi giù”. Anche qui nessun nome.

Più lontano oggi il fantasma dello spread, ma a settembre 2023, giorni della prima vera manovra di governo, il differenziale con il Bund tedesco si aggirava tra i 200 e i 250 punti base. Il problema però non era il deficit eccessivo, semplicemente secondo la premier c’era qualcuno che voleva “logorare l’esecutivo”: “Io non cadrò mai per un complotto”, aveva detto Meloni mentre era in missione a Malta.

I macchinatori potrebbero aver agito anche contro Andrea Giambruno: il suo ex compagno, che sta riposando in Puglia dopo essersi ricongiunto per qualche giorno di ferie in famiglia, era finito nel ciclone mediatico-politico per alcuni fuori-onda sessisti, tanto da ricevere una sospensione da Mediaset, azienda per cui lavora ancora. Ma chi aveva fatto uscire quelle frasi che hanno messo in imbarazzo la premier? I sospetti arrivarono in casa Forza Italia, ma Antonio Tajani negò ogni coinvolgimento. Il colpevole sarebbe stato Antonio Ricci, padre di Striscia la Notizia: “Meloni è furiosa con lui”, aveva detto in quei giorni il capogruppo di FdI alla Camera Tommaso Foti, riesumando addirittura il caso Fini-Tulliani come precedente capace di spaccare il centrodestra.

È lunga la storia dei complotti, dei nemici usati come alibi dalla premier. In autunno arriva la manovra e i soldi scarseggiano. Tra le stanze di Palazzo Chigi la sindrome dell’accerchiamento tornerà ancora.

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