Paolo Tosato, senatore della Lega, qual è la sua posizione sullo Ius scholae e alle aperture che Forza Italia sta facendo in questo senso?
«Noi non siamo d’accordo. Una legge che tutela la possibilità di presentare la domanda di cittadinanza al compimento dei 18 anni c’è. E per noi la legge vigente è adeguata. Qualsiasi forma di riconoscimento di cittadinanza deve partire da una richiesta del diretto interessato e non attraverso automatismi come quelli proposti da Forza Italia o dal Pd. Questa è la nostra opinione».
Qual è il senso di una simile impostazione?
«La volontà di diventare cittadino italiano deve essere dimostrata con una richiesta fatta agli organi competenti: una sorta di impegno preso, un’istanza consapevole per ragazzi e ragazze che vogliono entrare a far parte di una società con delle regole».
Paolo Tosato, senatore della Lega, qual è la sua posizione sullo Ius scholae e alle aperture che Forza Italia sta facendo in questo senso?
«Noi non siamo d’accordo. Una legge che tutela la possibilità di presentare la domanda di cittadinanza al compimento dei 18 anni c’è. E per noi la legge vigente è adeguata. Qualsiasi forma di riconoscimento di cittadinanza deve partire da una richiesta del diretto interessato e non attraverso automatismi come quelli proposti da Forza Italia o dal Pd. Questa è la nostra opinione».
Qual è il senso di una simile impostazione?
«La volontà di diventare cittadino italiano deve essere dimostrata con una richiesta fatta agli organi competenti: una sorta di impegno preso, un’istanza consapevole per ragazzi e ragazze che vogliono entrare a far parte di una società con delle regole».
Ma sono ragazzi e ragazze che crescono con i nostri figli.
«Certo, la stragrande maggioranza di loro è inserita nella nostra società e cresce imparando la lingua italiana, convivendo con i nostri figli ma non può passare l’idea che diventare cittadino italiano sia qualcosa che accade automaticamente».
Cosa pensa di queste aperture di Forza Italia?
«Non le condivido e soprattutto nel programma di governo non era stato inserito nulla di tutto ciò, tantomeno questa condivisione di valori con il Pd. Noi ci atteniamo al programma che abbiamo sottoscritto con gli alleati e con gli elettori».
Pensa possa essere un modo per acquisire quote elettorali in un centro alla ricerca di riferimenti?
«Non mi permetto di dare interpretazioni sulle strategie e le scelte degli altri partiti. Se per loro è di vitale importanza ripresentino la proposta alla prossima tornata elettorale, ne riparleremo in quell’occasione».
Lei vive a Verona, una città rappresentativa della società e delle sue dinamiche attuali, quanto a seconde generazioni. Davvero crede che chiudere in questo modo sia la scelta giusta per un partito moderno?
«Ci sono dei ragazzi che non si integrano ma non è la regola. La maggior parte entra già a far parte della nostra società e non c’è alcun pregiudizio e alcuna contrarietà al fatto che diventino cittadini italiani. Però lo devono diventare con consapevolezza».
Perché non è stato approvato lo Ius Scholae: la legge che darebbe la cittadinanza italiana a 280mila minori
Secondo lei nel suo partito ci sono posizioni diverse su questo argomento o siete tutti allineati?
«Siamo allineati, e ritengo non sia una posizione estrema la nostra. Noi non siamo per il “no” alla cittadinanza agli stranieri. Siamo per il “sì”, nel momento in cui è regolamentata. E il principio è lo stesso per tutto il tema dell’immigrazione».
Ma l’integrazione completa non passa proprio attraverso meccanismi che lei definisce “automatici”?
«Per chi si comporta correttamente e per i giovani le probabilità di integrarsi sono nettamente maggiori rispetto a chi arriva da altri Paesi, a volte con l’intenzione di costruirsi una vita, altre con la volontà di delinquere. Noi siamo un partito che vuole regole, e che pretende siano rispettate».