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A Rimini torna il Meeting e le diverse anime di Cl si dividono sull’Autonomia

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La kermesse apre oggi. Sul palco attesa per il dibattito sulla riforma targata Lega
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ROMA – Ministri e cardinali, tremila volontari, i giovani che servono ai tavoli, relatori della cultura, la mostra su De Gasperi, spiritualità autentica e senso mercantile, l’applauso obbligato al potere di turno, meglio se di centrodestra: torna da oggi, come ogni estate, il meeting di Rimini, la grande kermesse di Comunione e Liberazione. Edizione numero 45. La prima fu nel 1980. Forse nessun movimento, in Italia, può vantare ormai una simile tradizione.

E al Meeting bisogna esserci, se si conta qualcosa nell’ordine delle cose italiane. L’anno scorso la star fu Sergio Mattarella. Quest’anno gli organizzatori sperano nell’arrivo in extremis di Giorgia Meloni. Ci sarà mezzo governo, dieci ministri, tra cui Tajani, Giorgetti, Lollobrigida, Salvini, Piantedosi, Sangiuliano. Dell’opposizione né Schlein, né Conte, né Renzi sono stati invitati. Presenti l’istituzionale Paolo Gentiloni ed Enrico Letta, ormai fuori dai giochi. Tra i pezzi forti di un’agenda enorme fatta di 450 relatori, 14 …

ROMA – Ministri e cardinali, tremila volontari, i giovani che servono ai tavoli, relatori della cultura, la mostra su De Gasperi, spiritualità autentica e senso mercantile, l’applauso obbligato al potere di turno, meglio se di centrodestra: torna da oggi, come ogni estate, il meeting di Rimini, la grande kermesse di Comunione e Liberazione. Edizione numero 45. La prima fu nel 1980. Forse nessun movimento, in Italia, può vantare ormai una simile tradizione.

E al Meeting bisogna esserci, se si conta qualcosa nell’ordine delle cose italiane. L’anno scorso la star fu Sergio Mattarella. Quest’anno gli organizzatori sperano nell’arrivo in extremis di Giorgia Meloni. Ci sarà mezzo governo, dieci ministri, tra cui Tajani, Giorgetti, Lollobrigida, Salvini, Piantedosi, Sangiuliano. Dell’opposizione né Schlein, né Conte, né Renzi sono stati invitati. Presenti l’istituzionale Paolo Gentiloni ed Enrico Letta, ormai fuori dai giochi. Tra i pezzi forti di un’agenda enorme fatta di 450 relatori, 14 mostre, 17 spettacoli, venerdì il confronto sull’Autonomia tra Stefano Bonaccini, Massimiliano Fedriga e Michele Emiliano. Ieri su Repubblica, Giorgio Vittadini, il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, ha sottolineato i rischi che il Mezzogiorno corre con la riforma.

Il che conferma la complessità di Cl, composta da molte anime, di provenienze diverse, con un amore sincero per la parola, che fece dire a Pierluigi Bersani «se vuole rifondarsi la sinistra deve partire dal retroterra di Comune di Liberazione». E del resto il Meeting si tiene non a caso a Rimini, nel cuore del riformismo romagnolo, i cattolici riflettono sui destini del mondo (ci sarà anche il presidente della Cei Zuppi) attorniati dal divertimentificio più grande d’Europa. Ma non è una contraddizione, è l’Italia. Il che spiega gli applausi anche a Draghi da premier.

Dopodiché non sono più i tempi di Andreotti, quando Cl era una potenza politica. Aveva un settimanale Il sabato che cannoneggiava contro De Mita e il laicismo. Poi ci fu l’innamoramento per i socialisti. Quindi arrivò Berlusconi e la cotta cambiò volto, con Roberto Formigoni, il Celeste, a fungere da cinghia di trasmissione. Poi Formigoni è finito nella polvere degli scandali, Papa Bergoglio ha imposto una dieta al collateralismo con la politica. Entrambi i fatti hanno lasciato il segno. Oggi la gran parte del suo popolo guarda forse più a Forza Italia che alla destra di Fratelli d’Italia e Lega: fa premio il cattolicesimo lombardo moderato, anche se — riecco la contraddizione — qui due anni fa Meloni venne sommersa da un’ovazione proprio alla vigilia del suo trionfo elettorale.

Tuttavia l’impressione che il popolo ciellino sia — come tutti — un po’ spaesato resta. In cerca d’autore. Con la nostalgia che lasciano i grandi amori svaniti. Presenti il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, il direttore delle Agenzie delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, il presidente dell’Inps Gabriele Fava. Il presidente della Consulta, Augusto Barbera, parlerà di Costituzione. La Terra Santa sarà il tema dello spettacolo inaugurale, ispirato alle opere dello scrittore francese Eric-Emmanuel Schmitt. La crepa apertasi nel centrodestra troverà i suoi riverberi tra i 120 mila metri quadri di stand? Lo si vedrà. Certo è che, morti i partiti di massa, il Meeting resta l’ultima grande arena politica. Lo slogan di quest’anno è «alla ricerca dell’essenziale», il che stride col gigantismo dell’evento. Anche questa è una contraddizione, a ben vedere.

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