ROMA — Toni Ricciardi, vicepresidente dei deputati del Pd, c’è un complotto politico-giudiziario contro la sorella della premier?
«Quel che sta avvenendo è fastidioso e pericoloso, perché è in corso una delegittimazione degli altri poteri dello Stato da parte del partito della premier».
La magistratura?
«Sì, accusata di una macchinazione inesistente insieme ai partiti d’opposizione e alla stampa. Quale sia il fatto non è chiaro, ma intanto si mettono le mani avanti, ipotizzando presunte inchieste giudiziarie a carico della famiglia Meloni».
Che idea si è fatto?
«È palese che sia in corso uno scontro nella maggioranza. Forza Italia fa pressioni su ius scholae e Autonomia differenziata. La Lega in Europa, smarcandosi da Forza Italia con Vox e Orban, ha oggettivamente indebolito Meloni».
I meloniani sono nervosi?
«È evidente. Ma un premier deve governare. Non può mettersi contro i poteri dello Stato, rincorrendo retroscena inesistenti».
ROMA — Toni Ricciardi, vicepresidente dei deputati del Pd, c’è un complotto politico-giudiziario contro la sorella della premier?
«Quel che sta avvenendo è fastidioso e pericoloso, perché è in corso una delegittimazione degli altri poteri dello Stato da parte del partito della premier».
La magistratura?
«Sì, accusata di una macchinazione inesistente insieme ai partiti d’opposizione e alla stampa. Quale sia il fatto non è chiaro, ma intanto si mettono le mani avanti, ipotizzando presunte inchieste giudiziarie a carico della famiglia Meloni».
Che idea si è fatto?
«È palese che sia in corso uno scontro nella maggioranza. Forza Italia fa pressioni su ius scholae e Autonomia differenziata. La Lega in Europa, smarcandosi da Forza Italia con Vox e Orban, ha oggettivamente indebolito Meloni».
I meloniani sono nervosi?
«È evidente. Ma un premier deve governare. Non può mettersi contro i poteri dello Stato, rincorrendo retroscena inesistenti».
È un modo per sviare l’attenzione sulla difficoltà a governare?
«Sarà una Finanziaria difficile, col 60-70 per cento delle risorse che se ne andrà per sostenere le misure adottate l’anno precedente. Non si potrà mettere mano alle pensioni, considerato quel che Giorgetti ha definito l’inverno demografico».
E quindi se la prendono coi poteri forti che non li fanno governare?
«È il populismo che viene raggiunto dalla realtà. E quindi restano due armi: sviare l’attenzione e fare leva su un costante vittimismo. Unito all’uso pubblico della storia. Cambiare il passato per delegittimare il presente».
Arianna Meloni ha partecipato ai vertici sulle nomine?
«Questo non lo so e dovrebbero venire in Parlamento a chiarirlo. Quel che so è che vogliono piegare le istituzioni ai loro scopi perché convinti che governeranno in eterno. Pensano di stare a palazzo Chigi a vita».
L’Autonomia differenziata può essere la pietra d’inciampo per il governo?
«Alle Europee il Pd non a caso è stato il primo partito. Segno di un malessere forte. Se Fratelli d’Italia alla fine non ha superato il 30 per cento questo lo si deve alla disaffezione del Meridione. Ma resterei cauto, perché la battaglia è difficile».
I riformisti del suo partito, come Enrico Morando, la ritengono una battaglia sbagliata.
«Infatti temo l’insorgere del partito trasversale del Nord, che si coagulerà per difendere una pessima riforma».
Temono il ritorno al centralismo.
«Qui non si tratta di tornare al centralismo ma di impedire che attui una legge che distruggerà la coesione nazionale».