Ius scholae, Polverini: “Spero che Meloni apra a nuovi diritti. Sui temi sociali il Msi era più avanti di FdI”
di Stefano BaldoliniRenata Polverini, in questi giorni ha sentito il suo segretario Antonio Tajani sullo Ius scholae?
“Ci siamo confrontati prima delle ferie e sono molto contenta di quello che è accaduto dopo”.
Crede dunque alla sua battaglia per la cittadinanza?
“Sì, assolutamente. Non penso sia una boutade estiva. Vedo una forte convinzione di Tajani che non si stanca di parlare del tema quasi tutti i giorni. Quello che indica, rispecchia la mia proposta e soprattutto quella di Silvio Berlusconi”.
Berlusconi voleva lo Ius scholae?
“Berlusconi era il primo a essere d’accordo sul fatto che stiamo parlando di bambini che vivono qui, che vanno a scuola qui, parlano l’italiano e magari anche i dialetti”.Convinzione raccolta dai figli. “L’intervista di Marina prima e il posizionamento di Piersilvio poi, hanno aiutato Tajani ad assumere una posizione in cui lui stesso, come ripete, ha sempre creduto. Gli hanno dato forza. I figli di Berlusconi hanno dato una grande spinta per recuperare le origini liberali d…
Renata Polverini, in questi giorni ha sentito il suo segretario Antonio Tajani sullo Ius scholae?
“Ci siamo confrontati prima delle ferie e sono molto contenta di quello che è accaduto dopo”.
Crede dunque alla sua battaglia per la cittadinanza?
“Sì, assolutamente. Non penso sia una boutade estiva. Vedo una forte convinzione di Tajani che non si stanca di parlare del tema quasi tutti i giorni. Quello che indica, rispecchia la mia proposta e soprattutto quella di Silvio Berlusconi”.
Berlusconi voleva lo Ius scholae?
“Berlusconi era il primo a essere d’accordo sul fatto che stiamo parlando di bambini che vivono qui, che vanno a scuola qui, parlano l’italiano e magari anche i dialetti”.Convinzione raccolta dai figli. “L’intervista di Marina prima e il posizionamento di Piersilvio poi, hanno aiutato Tajani ad assumere una posizione in cui lui stesso, come ripete, ha sempre creduto. Gli hanno dato forza. I figli di Berlusconi hanno dato una grande spinta per recuperare le origini liberali del partito”.
Lei consiglia a FI di ripartire dalla sua proposta. Cosa prevede?
“Il raggiungimento della cittadinanza al compimento di un ciclo scolastico. Ci fu un dibattito su cosa questo significasse, convenimmo che doveva essere di 8 anni. Nel 2015 il testo arrivò al Senato, la scorsa legislatura non arrivò nemmeno alla Camera. Mi dispiace dirlo, con il no dell’opposizione di centrodestra e anche del mio gruppo”.
In cosa differisce dalla proposta “Made in Italy” depositata dal dem Paolo Ciani?
“Sono molto simili, anche nella mia è prevista la cittadinanza a chi nasce qui o a chi arriva in Italia entro i 12 anni, e completa un ciclo di studi. Con l’estensione ai percorsi anche professionali e non solo di scuola dell’obbligo per allargare il numero dei bambini interessati”.
Crede a un accordo FI-opposizione su questo testo?
“Si potrebbe arrivare molto velocemente a un’intesa”.
Si parla di un lodo Ciani-Polverini.
“Magari (ride, ndr)”.
L’apertura di Tajani ai nuovi italiani serve anche per smarcarsi tatticamente nella maggioranza.
“Non c’è nulla di male. Posizionarsi è un valore, è necessario. Serve dal punto di vista politico per recuperare un mondo che FI è sembrato aver abbandonato negli ultimi anni. Se si sventola la bandiera della libertà, deve esserci libertà sui diritti. Tanti sono gli elettori che hanno guardato con attenzione a FI come perno liberale della coalizione”.
Nella coalizione di governo prevale una chiusura netta.
“Lo so e mi addolora. Dovrebbe essere una battaglia di civiltà. La politica dovrebbe normare le mutazioni non restare ancorata a posizioni antistoriche. Ho l’impressione che ci sia anche una componente fortemente ideologica, che sostiene come i nuovi italiani siano tutti elettori di centrosinistra. Racconto non surrogato dai fatti e che anche la mia esperienza politica può confermare”.
FdI e Lega dicono che la questione non è nel programma.
“Un conto è un programma comune, un altro è la questione dei diritti. In Forza Italia su questi temi c’è sempre stata libertà di coscienza e ricordo che alcuni di noi votarono a favore delle unioni civili, anche contro la maggior parte del gruppo”.
Sostengono che sarebbe un assist alla sinistra.
“Mi dispiace non tanto per le posizioni della Lega, che a parte Luca Zaia, ha sempre mostrato totale chiusura. Ma FdI dovrebbe avere un grado di apertura verso nuovi italiani, perché viene da origini diverse”.
In che senso?
“FdI viene dal Msi che aveva una forte componente sociale e su certe posizioni all’epoca era all’avanguardia”.
Il vicepresidente della Camera, e storico esponente FdI Fabio Rampelli parla di “possibili piccoli aggiustamenti alla legge sulla cittadinanza”. La considera un’apertura di una breccia in FdI?
“Questo rispecchia esattamente quando detto, cioè che per coerenza con la storia e il dna della destra sociale, nel partito di Meloni ci deve per forza essere una posizione diversa da quella vista negli ultimi anni. Rampelli con questa piccola battuta segnala che FdI era molto più aperta di quello che emerge oggi”.
Lancia un appello alla premier?
“Spero che Giorgia Meloni, - di cui conosco bene la sensibilità non solo politica, ma anche di donna e di mamma - quando va a prendere sua figlia alla scuola pubblica, si accorga che per i bambini non c’è alcuna differenza, di pelle, di etnia, di lingua. Che si considerano tutti italiani. Spero che questo possa farla riflettere e che possa aprire a nuovi diritti”.