“Pochi soldi, diritti negati, Italia spaccata”: così le Regioni ricorrono sull’Autonomia. E Zaia annuncia un controricorso
di Antonio FraschillaPoteri troppo forti al governo nel firmare le intese con le Regioni scavalcando il Parlamento. Il rischio di spaccare il Paese legando i servizi ai cittadini alla capacità fiscale complessiva dei singoli territori. E, ancora, l’impossibilità per lo Stato di intervenire per redistribuire risorse e garantire diritti civili minimi nei vari territori: ledendo così la Costituzione. I ricorsi alla Consulta di Sardegna, Puglia e Toscana appena presentati, ai quali si aggiungerà lunedì quello della Campania, provano a smontare la legge Calderoli sull’Autonomia differenziata puntando tutti su alcuni punti chiave della norma che sarebbero a loro dire incostituzionali. Il governatore del Veneto Luca Zaia annuncia un controricorso: “Sardegna e altri che hanno impugnato la legge ledono i nostri diritti, e quelli di chi vuole l’autonomia. Presenteremo un contro appello alla Consulta”
Poteri troppo forti al governo nel firmare le intese con le Regioni scavalcando il Parlamento. Il rischio di spaccare il Paese legando i servizi ai cittadini alla capacità fiscale complessiva dei singoli territori. E, ancora, l’impossibilità per lo Stato di intervenire per redistribuire risorse e garantire diritti civili minimi nei vari territori: ledendo così la Costituzione. I ricorsi alla Consulta di Sardegna, Puglia e Toscana appena presentati, ai quali si aggiungerà lunedì quello della Campania, provano a smontare la legge Calderoli sull’Autonomia differenziata puntando tutti su alcuni punti chiave della norma che sarebbero a loro dire incostituzionali. Il governatore del Veneto Luca Zaia annuncia un controricorso: “Sardegna e altri che hanno impugnato la legge ledono i nostri diritti, e quelli di chi vuole l’autonomia. Presenteremo un contro appello alla Consulta”
Troppe materie da “cedere”
Un elemento, sottolineato sia nel ricorso della Sardegna sia in quello della Toscana e della Puglia, è che la Costituzione non consente la cessione di tutte le materie previste nella norma Calderoli: «Nel primo e terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione si usa l’espressione “forme e condizioni particolari di autonomia” che possono essere attribuite anche alle Regioni diverse dalle cinque ad Autonomia speciale — si legge nei ricorsi — invece nella norma impugnata si dà vita a uno Stato con poteri regionali paradossalmente anche più forti di quelle attualmente riconosciute come speciali». Per questo il ddl Calderoli «realizzerebbe semplicemente una forma di Stato nuova che lascerebbe al livello centrale meno di quanto generalmente gli è attribuito in ordinamenti federali senza, tuttavia, una serie di garanzie normalmente ivi previste la tutela dell’unità del Paese e del raccordo tra il livello centrale e periferici».
Potere del governo
Altro elemento comune è quello della discrezionalità data al governo nel definire le intese con le singole Regioni per la cessione delle materie previste nella legge Calderoli: «Sembra emergere un disegno di powers shopping — si legge nel ricorso della Toscana — in virtù del quale ciascuna Regione, a proprio gusto o comunque arbitrio, può decidere di chiedere alcune o tutte le materie possibili, ottenendo da parte del governo una maggiore o minore adesione, anche in questo caso in modo del tutto arbitrario, non essendovi parametri di riferimento: ciò finendo, quindi, probabilmente, per dipendere (anche o soprattutto) dalla maggiore o minore vicinanza politica». E le intese lasciano fuori la conferenza delle Regioni e lo stesso Parlamento: «Tutto avviene su iniziativa governativa — si legge nel ricorso della Sardegna — senza alcuna consultazione con le Regioni, neppure in sede di Conferenza». La legge impugnata relega in sintesi «il Parlamento ad un ruolo marginale a tutto vantaggio del governo».
I Lep e diritti civili
La norma Calderoli non consentirebbe poi allo Stato di redistribuire risorse per permettere alle Regioni di erogare i servizi minimi previsti dalla Costituzione. La definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni rischia di diventare un mero esercizio di stile al quale poi lo Stato non potrà dare seguito. «Il presente motivo di ricorso censura il trasferimento delle funzioni solo previa determinazione del Lep senza che questi siano però siano poi realmente garantiti — si legge nel ricorso toscano — manca qualunque riferimento a un esame dei dati reali relativi al godimento dei diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale come la Costituzione esige».
Spacca Italia
Infine tutti i ricorsi sottolineano il rischio di spaccare definitivamente il Paese, togliendo qualsiasi leva allo Stato per rimediare ai divari di cittadinanza. Perché con l’autonomia fiscale, sottesa alla cessione di materie e funzioni, di fatto toglie qualsiasi perequazione possibile tra i territori: «La scelta del legislatore di vincolare il reperimento delle risorse economico-finanziarie per l’esercizio delle funzioni trasferibili alla sola compartecipazione al gettito dei tributi erariali, senza la previsione di specifici correttivi, determina un’illegittima disparità di trattamento tra Regioni, in ragione della loro maggiore o minore capacità fiscale pro capite». La norma deve ritenersi incostituzionale «per violazione dei principi di solidarietà ed eguaglianza».
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