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M5s, lo spettro della scissione e tra gli iscritti parte la conta

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Verso l’assemblea del 19 ottobre: pioggia di proposte per la riforma. E su nome e simbolo si rischiano le carte bollate: “Sono in dote al fondatore”
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Fuori si predica calma, sotto ribolle la rabbia. Nuova alba o redde rationem, i prossimi giorni sveleranno i piani del Movimento Cinque Stelle. Rigettato il diktat di Beppe Grillo, Giuseppe Conte insiste e parla di “futuro”, ma il passato continua a mettergli i bastoni tra le ruote: una scissione, anche per motivi legali, non è esclusa.

Rifondare, ridiscutere, ripartire. Questi i verbi più citati nella galassia 5s. L’Assemblea si terrà il 19 e 20 ottobre, lo stesso Conte ha lanciato la nuova fase, incurante degli attacchi del fondatore. Anzi, chi è ascoltato dall’ex premier benedice l’uscita di Grillo: più il fondatore impone la sua visione padronale più emerge la voglia di democrazia di Conte. Tutti compatti quindi. Almen…

Fuori si predica calma, sotto ribolle la rabbia. Nuova alba o redde rationem, i prossimi giorni sveleranno i piani del Movimento Cinque Stelle. Rigettato il diktat di Beppe Grillo, Giuseppe Conte insiste e parla di “futuro”, ma il passato continua a mettergli i bastoni tra le ruote: una scissione, anche per motivi legali, non è esclusa.

Rifondare, ridiscutere, ripartire. Questi i verbi più citati nella galassia 5s. L’Assemblea si terrà il 19 e 20 ottobre, lo stesso Conte ha lanciato la nuova fase, incurante degli attacchi del fondatore. Anzi, chi è ascoltato dall’ex premier benedice l’uscita di Grillo: più il fondatore impone la sua visione padronale più emerge la voglia di democrazia di Conte. Tutti compatti quindi. Almeno dentro il Parlamento, dove l’appoggio al presidente è diffuso. “Alcuni di noi poi Grillo non l’hanno mai conosciuto”, malignano dei deputati in privato. In pubblico sono tutti concentrati sulla Costituente. “I cambiamenti possono riguardare tutto, dalla base all'apice”, dice la 5s Alessandra Maiorino. Dello stesso avviso il vicepresidente grillino Riccardo Ricciardi: “Proporremo una ricetta per l’Italia, il Movimento appartiene agli iscritti, questo è il messaggio di Gianroberto Casaleggio”. “Mi ritrovo nell’ambizione contiana”, ammette il capogruppo Francesco Silvestri. L’ordine di Conte ai suoi è quello di investire tutte le risorse sul “futuro, senza indugiare in un passato che non ritorna”.

In meno di 24 ore dall’apertura della fase uno, nella casella mail del Movimento sono piovute più di mille proposte. Sotto anonimato iscritti e simpatizzanti chiedono di votare l’alleanza col Pd, escludono Matteo Renzi; abbondano progetti per il reddito. Anche i tre pilastri tanto cari a Grillo vengono discussi, tra chi chiede il nome di Conte nel simbolo e chi non vuole ritocchi. Centinaia gli interventi sul tetto dei due mandati. Il tema è spinoso: tra gli attivisti c’è chi lo introdurrebbe solo se “gratuito”, mentre alcuni parlamentari, come Vittoria Baldino, mostrano gratitudine a Grillo ma sostengono che “il limite porta più danni che benefici”.

Gli uomini e le donne del presidente ci sono, nella base e nei palazzi. Per cercare i supporter dell’Elevato bisogna tornare indietro nel tempo, almeno a una legislatura fa. Il più esplicito è Danilo Toninelli: per l’ex ministro, ancora nel collegio dei probiviri, Grillo ha “un istinto detonante” mentre Conte “non conosce davvero il Movimento”. In silenzio l’ex sindaca Virginia Raggi, Alessandro Di Battista dice aver di meglio da fare. Si confida Alessio Villarosa, ex sottosegretario grillino firmatario della lettera contro Conte: “La rottura è definitiva e insanabile, vedrò Beppe presto. Qualcosa accadrà”.

La parola scissione non è più proibita. L’affondo di Grillo, che in un post sul suo blog ha intimato di non toccare “simbolo, nome e limite dei due mandati”, non arriva a sorpresa. Anche chi è ben informato dentro il Movimento parla di “scontro”, nel senso che all’assemblea di ottobre “chi perde va fuori”.Se non si risolverà nell’agone politico, si passerà alle carte bollate. L’avvertimento arriva da Enrico Nadasi, commercialista genovese di Grillo: “Il contrassegno è di Beppe, i pilastri sono invalicabili”, commenta all’AdnKronos. Concorda Lorenzo Borrè, avvocato dei grillini di vecchia data: “Una sentenza della corte d’Appello di Genova del 2021 attribuisce il logo e il nome a Beppe Grillo - dice a Repubblica - e cambiandoli il fondatore non avrebbe più poteri”. Se verranno modificati dalla Costituente, ragiona ancora Borrè, il fondatore però può giocarsi la carta coperta: “Potrebbe impugnare le modifiche statutarie del 2021, quelle che hanno portato all’elezione di Conte, prima sospese e poi rivotate”. Una mossa così ardita porterebbe dritto alla scissione finale: “Così Grillo romperebbe il giocattolo, costringendo l’ex premier a costituire una nuova associazione”. Certo, perderebbe il contratto da 300 mila euro con il Movimento. L’asso potrebbe restare nella manica.

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