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M5S, ora il fronte dei ribelli punta sul ritorno di Di Battista

Beppe Grillo e Alessandro Di Battista (ansa)

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L’intervento dell’ex parlamentare può spostare gli equilibri dello scontro tra Conte e Grillo. Lui dice: “Sono fuori da tre anni”. Il leader lo teme, ma dopo la Costituente potrebbe intervenire
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Il primo attacco di Beppe Grillo è respinto, ma la risacca è all’orizzonte. Giuseppe Conte non teme i pochi agitatori esterni, troppo disorganizzati e senza un condottiero. L’unico con la stamina giusta sembra essere lui: Alessandro Di Battista.

Non solo fuori, anche nella pattuglia parlamentare 5S apprezzano ancora “Alessandro”, come lo chiamano tutti. Impegnato con la sua “Schierarsi” (associazione da 10 mila iscritti “senza ricaduta elettorale”, giura chi ci lavora), in giro per reportage o a presentare il suo libro (ieri era a Riva Ligure, a 150 km dalla sua villa di Grillo), Di Battista non si esprime e non conferma un incontro con il fondatore. C’è voglia di un suo ritorno, invocato anche tra le 2.500 idee inviate per la Costituente. “Sono fuori dal Movimento d…

Il primo attacco di Beppe Grillo è respinto, ma la risacca è all’orizzonte. Giuseppe Conte non teme i pochi agitatori esterni, troppo disorganizzati e senza un condottiero. L’unico con la stamina giusta sembra essere lui: Alessandro Di Battista.

Non solo fuori, anche nella pattuglia parlamentare 5S apprezzano ancora “Alessandro”, come lo chiamano tutti. Impegnato con la sua “Schierarsi” (associazione da 10 mila iscritti “senza ricaduta elettorale”, giura chi ci lavora), in giro per reportage o a presentare il suo libro (ieri era a Riva Ligure, a 150 km dalla sua villa di Grillo), Di Battista non si esprime e non conferma un incontro con il fondatore. C’è voglia di un suo ritorno, invocato anche tra le 2.500 idee inviate per la Costituente. “Sono fuori dal Movimento da oltre tre anni”, è il messaggio che recapita a chi chiama.

“Se Beppe convince Alessandro scattano tutti”, confida chi conosce quel mondo. “Sta aspettando il momento giusto, Conte lo teme in tandem con Virginia Raggi”. Per muoversi serve prudenza, il giusto movente. Eccone due: il M5S deve schiacciarsi sul Pd, perciò aiuta che il capogruppo 5s Francesco Silvestri dica di “andare avanti con il campo progressista”; deve sparire il limite del secondo mandato. Solo così Di Battista, fuoriuscito dopo un’unica esperienza parlamentare, avrebbe la scusa per riportare il Movimento alle origini. Magari anche con l’aiuto di Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto.

Mentre si dibatte sulla proprietà del simbolo, è il terzo mandato il nervo scoperto della nuova fase lanciata da Conte. “Il limite di due sia obbligatorio”, scrive Danilo Toninelli. “Se rimuoverlo lo decideranno gli iscritti”, ribattono dai piani alti 5s. Parliamo infatti di prospettive lontane. Alcuni ex preparano un vertice con il fondatore: “A settembre, più in là”, ripetono. “Sempre dalla parte di Beppe”, scrive Elio Lannutti; “Il Movimento è stato spolpato”, è la tesi di Michele Sodano; “Conte continua la sua svolta della Bolognina”, accusa Vito Petrocelli.

Quasi tutti espulsi, pochi sono ancora in contatto con Grillo. Lo è Nicola Morra, cacciato per il no al governo Draghi: “Bene se si ricompatta il fronte, magari Beppe vuole seguirci in Liguria (è candidato alla Regione con la lista ‘Uniti per la Costituzione’ ndr)”. Velleità, oggi. A fine ottobre, alla Costituente 5S, quando vincerà solo una mozione, la carta “Dibba” potrà esser calata.

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