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Né Salvini, né Lollobrigida: il popolo del Meeting abbraccia i moderati

Punto stampa di Matteo Salvini al Meeting 2024. Rimini, 21/08/2024. Foto ANSA/Dorin Mihai (ansa)

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L’applausometro di Cielle rifugge gli estremi e premia Tajani e Fedriga. Il governatore leghista difende l’Autonomia. Bonaccini: “Molti dubbi anche tra di voi”
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RIMINI — Il ministro Francesco Lollobrigida entra nella sala Conai e nessuno lo applaude. È qui per parlare della sostenibilità nell’agricoltura. La sala peraltro è mezza vuota, poi si riempirà. Ostenta una maschera rigida, zero sorrisi, è come scocciato. Magari è solo un’impressione, eh, anche un politico può avere dei pensieri. Ha attraversato l’intera Fiera e non uno che l’ha fermato per dirgli bravo. Si è fermato solo una volta per salutare ostentatamente tre militari della Guardia costiera. Una signora chiede al cronista: «Ma chi è?» Il ministro dell’Agricoltura. «Ah, il cognato», la fulminante sintesi della ciellina.

Poche ore dopo, al dibattito sul welfare, il governatore leghista del Friuli Massimiliano Fedriga conquista i cuori della platea con l’empatia del bravo ragazzo. Intanto è elegante. Giacca e cravatta. Le scarpe lucide. Queste cose gli italiani le notano. In confronto Bonaccini, seduto accanto a lui, senza le calze sembra un rocker del Midwest. Poi usa un eloquio ed…

RIMINI — Il ministro Francesco Lollobrigida entra nella sala Conai e nessuno lo applaude. È qui per parlare della sostenibilità nell’agricoltura. La sala peraltro è mezza vuota, poi si riempirà. Ostenta una maschera rigida, zero sorrisi, è come scocciato. Magari è solo un’impressione, eh, anche un politico può avere dei pensieri. Ha attraversato l’intera Fiera e non uno che l’ha fermato per dirgli bravo. Si è fermato solo una volta per salutare ostentatamente tre militari della Guardia costiera. Una signora chiede al cronista: «Ma chi è?» Il ministro dell’Agricoltura. «Ah, il cognato», la fulminante sintesi della ciellina.

Poche ore dopo, al dibattito sul welfare, il governatore leghista del Friuli Massimiliano Fedriga conquista i cuori della platea con l’empatia del bravo ragazzo. Intanto è elegante. Giacca e cravatta. Le scarpe lucide. Queste cose gli italiani le notano. In confronto Bonaccini, seduto accanto a lui, senza le calze sembra un rocker del Midwest. Poi usa un eloquio educato, alieno dagli slogan. Sono qualità che colpiscono i cattolici del Nord che riempiono il salone. È il classico buon partito gradito alle mamme. Quando finisce fanno la fila per salutarlo.

Nei giorni scorsi si erano registrate scene analoghe. Calore per Antonio Tajani, indifferenza per Matteo Salvini. I ciellini diffidano delle estreme. Sono i borghesi della maggioranza silenziosa. Poi, se serve, votano anche Meloni, sia chiaro. Nel dubbio stanno con chi è al potere. Si erano presi una cotta pure per i tecnici, Monti, Draghi.

Per il resto è un grande villaggio. Si cammina molto, in media 15 mila passi. Si fa la fila per le piadine, una costa nove euro. La scena più attesa è l’arrivo degli staff dei ministri. Uno stuolo di consiglieri, portavoce, grand commis, che circondano fieri la nota personalità. Quest’anno bisogna esserci per forza. Il Meeting è tornato centrale a dispetto del presunto calo di centralità di Comunione e Liberazione. A un certo punto si sparge la voce che sta per arrivare Giorgia Meloni. Panico. Non si sa se la suggestione è sorta dal sovraeccitamento collettivo.

Un altro che potrebbe risultare gradito al popolo di Cl è Giorgetti. Il ministro dell’Economia è un lombardo educato che va regolarmente a messa. Un ragazzo di paese che ha fatto strada e che quando torna a casa ama pescare in solitudine. Ma ha chiesto di entrare da un ingresso secondario. Non vuole telecamere. Non vuole domande. Forse perché non ha ancora risposte da dare sulla manovra. Nessuno insomma lo vede. Persino uno della sua segreteria chiede agli organizzatori: «Sapete da dove è entrato?» Quindi sale nell’auditorium da seimila posti da un passaggio segreto. In sala dirà che i progetti del Pnrr gli ricordano «i piani quinquennali la pianificazione sovietica» e che il «primo capitalista dell’impresa è l’imprenditore», ribaltando il titolo del panel: «Il primo capitale dell’impresa è la persona».

Il commissario Ue Paolo Gentiloni replicherà: «Giancarlo lo conosco, scherza. Il vero problema è non riuscire a spendere questi quattrini». Probabilmente Giorgetti non scherzava affatto, ad ogni modo poi è andato a visitare la bella mostra su Alcide De Gasperi. Un po’ di Dc non ha mai fatto male a nessuno.

Ma torniamo a Lollobrigida. Deve intuire che la sala è freddina, e quindi si profonde in un sacco di complimenti, ringrazia i volontari come se fosse lui il capo di Comunione e Liberazione. La mossa gli vale un applauso. Quindi lo portano in territorio amico. Lo stand Acea. Confagricoltura. La Regione Lazio. Una cosa che si capisce in fretta è che il vero incasso del Meeting sta nelle relazioni. È come un gigantesco circolo del tennis: ci si scambia i biglietti da visita.

Bonaccini e Fedriga duellano sull’autonomia differenziata. Bonaccini tira in ballo Giorgio Vittadini che su Repubblica ha espresso le sue perplessità. E puntualizza: «Molti dubbi anche nel centrodestra».

Ma la base acclama Fedriga che dice: «L’autonomia è responsabilità». Soprattutto Fedriga ha vinto il derby con Salvini, che ha speso mezzo milione di euro per arredare un padiglione con le insegne del suo ministero. Davanti al simulatore sul Ponte dello Stretto le signore si lamentano perché nessuno disinfetta le maschere: «Non c’è manco un dispenser col sapone!».

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