✕

Unito su autonomia e diritti, diviso su nomi e alleanze. Le spine del campo largo

Dal Pd al M5S sintonia sul referendum contro la riforma Calderoli e la cittadinanza dei migranti. Ma aumentano le frizioni in vista delle Regionali. E ora si apre il caso del dopo Toti in Liguria
2 minuti di lettura

Come sta il campo largo? E fa bene a fidarsi delle sirene di Tajani sullo Ius scholae? Forse a sinistra farebbero bene a non fare troppo affidamento all’evenienza che Forza Italia si sganci dalla maggioranza per votare con le opposizioni sullo Ius scholae. La fregatura potrebbe essere dietro l’angolo. Sono in tanti a pensarla così, pronti a convergere sul referendum abrogativo che Riccardo Magi di +Europa, di concerto con alcune realtà del terzo settore, presenterà in settimana in Cassazione per abrogare parte della legge sulla cittadinanza, la 91 del 1992. L’iniziativa mira a rendere meno restrittivi i criteri per diventare italiani. Non è in conflitto con lo Ius scholae, che presuppone il completamento di un ciclo di studi. Ed è un’altra sfida dove cementare le ragioni del campo largo.

Come sta il campo largo? E fa bene a fidarsi delle sirene di Tajani sullo Ius scholae? Forse a sinistra farebbero bene a non fare troppo affidamento all’evenienza che Forza Italia si sganci dalla maggioranza per votare con le opposizioni sullo Ius scholae. La fregatura potrebbe essere dietro l’angolo. Sono in tanti a pensarla così, pronti a convergere sul referendum abrogativo che Riccardo Magi di +Europa, di concerto con alcune realtà del terzo settore, presenterà in settimana in Cassazione per abrogare parte della legge sulla cittadinanza, la 91 del 1992. L’iniziativa mira a rendere meno restrittivi i criteri per diventare italiani. Non è in conflitto con lo Ius scholae, che presuppone il completamento di un ciclo di studi. Ed è un’altra sfida dove cementare le ragioni del campo largo.

Perché incunearsi nelle divisioni della maggioranza, sognando il gol di rapina, va bene, ma alla lunga il centrosinistra farebbe meglio a rendere più forte la sua identità in Parlamento e nella società, come sta avvenendo con la raccolta firme per il referendum contro l’Autonomia differenziata. Ora è vero che questa estate qualcosa è cambiato a destra. Si sono consumati dei divorzi. Si sono viste pasticcerie complottarde. Generali che minacciano di fare un loro partito. Insomma, non è stata granché per Giorgia Meloni. Troppe cose sono andate storte dopo le Europee. A destra si lasciano, a sinistra provano a rimettersi insieme? Ma mettersi come, visto che su Repubblica Giuseppe Conte dice «mai con Renzi?». Eppure le Europee e le amministrative hanno dimostrato che è nell’unità l’unica forza per battere prima o poi la destra. Romano Prodi si sgola da mesi in questo senso.

Perché se si va sul concreto la costruzione del campo largo resta tutta da fare. A Bari, dopo la trionfale affermazione, il sindaco Leccese si è visto costretto a revocare il secondo assessore in sei giorni in seguito alla spaccatura interna al M5S, dopo che i due consiglieri eletti cinquestelle hanno contestato la nomina di Raffaele Diomede, un esterno indicato dallo stesso Movimento. In Liguria, dove si vota dopo lo scandalo Toti, l’ex ministro Andrea Orlando minaccia di sfilarsi da candidato governatore se i Cinquestelle non ritirano il loro di candidato, il senatore Luca Pirondini. La crisi del Movimento, con il braccio di ferro Grillo-Conte, e il possibile divorzio e la nascita di una cosa nuova, guidata da Alessandro Di Battista, rende gli ex grillini non particolarmente affidabili in questa fase. Conte non si è ancora ripreso dal pessimo risultato di giugno.

Matteo Renzi è il convitato di pietra. Ha pochi consensi ormai. Tempo fa diceva lui stesso a un amico: «Il mio rapporto selfie-voti è a 15 a 1». Ha fama di intrigante. È un ex con cui non ci si è lasciati in buoni rapporti. Anche a sinistra, vedi l’intervista di Roberto Speranza a Repubblica dell’altro giorno, ne diffidano. Carlo Calenda, a sua volta, vuole garanzie sulla politica estera e l’economia, che nessuno è in grado di dargli.

Nel frattempo la dirigenza pd ha deciso di presenziare alle feste dell’Unità dei piccoli paesi, conscia che la sua debolezza è nelle aree interne: l’Italia profonda che non si sente riconosciuta da una politica culturalmente metropolitana. E ha accentuato la sua battaglia su sanità e lavoro, la prossima è sul congedo parentale: l’obiettivo è il congedo paritario pagato al cento per cento per entrambi i genitori per cinque mesi. Basterà, se poi Conte s’impunta? Quanti problemi!

Insomma, la destra si agita e anche a sinistra non si sentono tanto bene.

Leggi i commenti