RIMINI — «Tenga qui». Gli consegnano i biglietti da visita. Lo vellicano nell’orgoglio corregionale: «Guardi che sono pugliese anch’io».
Tra pochi giorni Raffaele Fitto sarà il nuovo commissario europeo. «Ma io sono concentrato sul presente», minimizza, mentre dà conto al popolo ciellino. Da commissario in pectore ha parlato ieri pomeriggio al Meeting. Se, venerdì, il ministro dell’Economia Giorgetti aveva fatto il leghista — definendo la burocrazia del Pnrr una roba da piani quinquennali sovietici — Fitto ha fatto l’europeista, e il suo ragionamento si può riassumere così: il Piano c’impone di fare anche le riforme, ma se le facciamo bene, saremo credibili per meritarci quel che ci spetta.
«Una contro narrazione rispetto a Giorgetti», commentano in sala. È così ministro Fitto? «Quando mai faccio polemica io…». Tuttavia il tono è sardonico, da vecchia volpe democristiana.
RIMINI — «Tenga qui». Gli consegnano i biglietti da visita. Lo vellicano nell’orgoglio corregionale: «Guardi che sono pugliese anch’io».
Tra pochi giorni Raffaele Fitto sarà il nuovo commissario europeo. «Ma io sono concentrato sul presente», minimizza, mentre dà conto al popolo ciellino. Da commissario in pectore ha parlato ieri pomeriggio al Meeting. Se, venerdì, il ministro dell’Economia Giorgetti aveva fatto il leghista — definendo la burocrazia del Pnrr una roba da piani quinquennali sovietici — Fitto ha fatto l’europeista, e il suo ragionamento si può riassumere così: il Piano c’impone di fare anche le riforme, ma se le facciamo bene, saremo credibili per meritarci quel che ci spetta.
«Una contro narrazione rispetto a Giorgetti», commentano in sala. È così ministro Fitto? «Quando mai faccio polemica io…». Tuttavia il tono è sardonico, da vecchia volpe democristiana.
È in sala con l’ex premier Enrico Letta, un cliente storico della kermesse, e Piero Cipollone della Bce. Dice Fitto: «Si parla solo dei soldi del Pnrr, che sono una tantum, e vanno spesi bene ma inseriti in un piano di riforme». Applaude von der Leyen per avere posto il problema della sburocratizzazione e semplificazione nel suo discorso d’insediamento. Naturalmente fa i complimenti a Giorgia Meloni, che per prima ne aveva parlato. (I ministri ogni volta che parlano s’impongono un elogio a Meloni). «Non si può avere un tempo lungo per reagire a quello che accade nel mondo perché i nostri competitor a livello internazionale hanno una rapidità d’azione che non ci consente di poter stare al passo con quei tempi».
Si capisce che si ritiene già fuori dal governo. Affronta il tema dell’autonomia strategica, l’allargamento agli altri Paesi, la necessità di reperire le risorse per sostenere gli investimenti della transizione ecologica, la necessità di un coordinamento strategico delle risorse. Cipollone ricorda che servono 5400 miliardi per le transizioni green, digitale e difesa.
E Fitto con la testa è già a Bruxelles. «C’è bisogno di una spesa pubblica buona, e una riduzione di quella improduttiva, che ci consenta di rientrare dal debito», L’Italia ha il più grande piano d’Europa, «ma la qualità della spesa è fondamentale». Ai Comuni — vedi Repubblica di ieri — che si lamentano dei mancati anticipi del trenta per cento dei cantieri, risponde indirettamente ricordando «i troppi interventi improduttivi». Ma anche qui: senza esagerare. Mentre guadagna l’uscita ci tiene a dire che non vuole fare polemica. Fitto è rotondo. Parla la lingua del palazzo. «Lavoro benissimo con i Comuni, tutti i decreti di riforma sono stati approvata dalla conferenza unificata…». È l’ultima recita del Meeting. Il popolo ciellino svuota la Fiera. Ieri erano in dodici mila ad ascoltare la messa del vescovo di Rimini. Pane, politica e preghiere.