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Il piano di Forza Italia in due mosse per bloccare le intese tra governo e Regioni. La “corte” ai cattolici

(ansa)

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Contrastare la riforma leghista avvicina gli azzurri alla Cei. Il rinnovato dialogo di Tajani con la Cisl irrita Salvini e preoccupa anche Meloni
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Colpire la Lega dove fa più male. C’è un terreno su cui Antonio Tajani è pronto a rendere infuocato l’autunno: l’Autonomia. «Non nego che siamo preoccupati per l’effetto che potrebbero avere alcuni accordi sulle regioni del Sud — confidava poche ore fa il vicepremier — Abbiamo forti perplessità, diciamo». Lo fa per convinzione, lo fa per almeno tre ragioni politiche concrete. Frenare la riforma leghista gli permette innanzitutto di compattare i gruppi parlamentari, dove l’ala meridionale considera questa legge una sciagura. Interpretare — assieme alla sfida sui diritti — la richiesta dei fratelli Berlusconi di portare avanti una linea autonoma dagli alleati. Il terzo motivo, però, è quello decisivo: contrastare l’autonomia è il sigillo ideale per blindare il patto con un mondo cattolico sempre più insofferente verso un esecutivo a trazione salviniana. Un patto che Tajani si è posto come obiettivo prioritario. Ecco perché gli azzurri preparano due mosse utili a stoppare, se necessario,…

Colpire la Lega dove fa più male. C’è un terreno su cui Antonio Tajani è pronto a rendere infuocato l’autunno: l’Autonomia. «Non nego che siamo preoccupati per l’effetto che potrebbero avere alcuni accordi sulle regioni del Sud — confidava poche ore fa il vicepremier — Abbiamo forti perplessità, diciamo». Lo fa per convinzione, lo fa per almeno tre ragioni politiche concrete. Frenare la riforma leghista gli permette innanzitutto di compattare i gruppi parlamentari, dove l’ala meridionale considera questa legge una sciagura. Interpretare — assieme alla sfida sui diritti — la richiesta dei fratelli Berlusconi di portare avanti una linea autonoma dagli alleati. Il terzo motivo, però, è quello decisivo: contrastare l’autonomia è il sigillo ideale per blindare il patto con un mondo cattolico sempre più insofferente verso un esecutivo a trazione salviniana. Un patto che Tajani si è posto come obiettivo prioritario. Ecco perché gli azzurri preparano due mosse utili a stoppare, se necessario, i primi accordi tra regioni e Stato centrale.

Concentriamoci prima sulla strategia del leader di FI, su questa offensiva d’agosto che nessuno aveva previsto. Oggi l’azzurro sarà a Fondi, per presentare il libro del fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi. Ieri è volato a Verona, al raduno delle route nazionale dell’Agesci (in gioventù Tajani ha vissuto un’esperienza nello scoutismo). È una galassia tradizionalmente vicina al centrosinistra, ma dalla chiara impronta cattolica. E fa parte del target indicato dal vicepremier in un’intervista a Repubblica, «puntiamo allo spazio al centro, tra Meloni e Schlein». A chiudere l’evento dell’Agesci celebrando messa c’era anche il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale, che molto si è esposta contro l’autonomia, fino al punto da entrare in conflitto con Palazzo Chigi, e tifa per una riforma della cittadinanza. Sui diritti, poi, Tajani dialoga anche con la Cisl di Luigi Sbarra, che ieri ha parlato di una riforma della cittadinanza come di un «dovere morale». Sono movimenti che iniziano ad emergere. Che attirano l’attenzione di Meloni e irritano Salvini. E che spingeranno Forza Italia ad avventurarsi su terreni inesplorati con un’intensità crescente.

Gli azzurri, va ricordato, hanno contribuito ad approvare l’Autonomia senza troppo lottare contro il progetto leghista. Adesso, però, il clima sembra cambiato. I gruppi parlamentari sono sul piede di guerra. E i segnali inequivocabili lanciati dal governatore calabrese Roberto Occhiuto, che da vicepresidente vicario di FI ha chiesto per primo di “congelare” ogni patto in attesa dei Lep, fanno il resto. Proprio per questo, è allo studio un’offensiva che sarà chiara nelle prossime settimane.

Il varco lo offre l’iter laborioso previsto dalla riforma per la sigla di accordi tra regioni e governo. Per procedere, infatti, il presidente del Consiglio deve innanzitutto consultare i ministri competenti: tra questi c’è Tajani, che ha competenza sul commercio estero, un terreno su cui i leghisti iniziano a proporre intese. Il titolare della Farnesina ha già avvertito del rischio che «venti politiche commerciali regionali» possano innescare una concorrenza nefasta tra le aziende del Paese. E lo stesso potrebbe valere su altri dossier — ambiente ed energia, ad esempio — affidati a ministeri in carico a FI. Tutto questo senza sottovalutare un altro dicastero chiave, quello del Sud del meloniano siciliano Nello Musumeci. Che ha, tra l’altro, competenza sulla Protezione civile.

Ma non basta. Lo schema di un eventuale accordo andrà trasmesso alle Camere, chiamate ad esprimersi con un parere non vincolante — ma politicamente decisivo — entro tre mesi. Ed è qui che Forza Italia potrebbe decidere di schierare i gruppi contro un testo sgradito, votando con le opposizioni. Toccherebbe poi a Meloni decidere se adeguarsi al parere o ignorarlo. Ecco perché la premier vederci chiaro. Pesare a settembre rischi e benefici di questa partita. Non è da escludere che possa tornarle utile l’attivismo azzurro, visto il malumore crescente in FdI verso l’Autonomia. Lo spettro, però, è che a farne le spese sia l’unità del governo.

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