«Se l’obiettivo è mandare a casa questa destra, allora bisogna guardare al futuro e non al passato». Maria Elena Boschi, ex ministro, deputata di Iv, vicepresidente della commissione di vigilanza Rai, è convinta invece che Giuseppe Conte sia ancora «fermo a qualche anno fa, a quando Matteo Renzi lo ha mandato a casa per favorire la nascita del governo Draghi».
Insomma, se il leader dei 5 Stelle mette un veto a Iv, se parla della “capacità demolitoria” di Renzi, lo fa perché porta rancore?
«Chissà, magari ce l’ha ancora con noi per non essere rimasto a palazzo Chigi. Ma se si fosse fidato dei nostri consigli, della nostra richiesta di cambiare marcia, magari sarebbe ancora lì. E comunque lui è quello dei decreti sicurezza con Salvini, noi quelli dell…
«Se l’obiettivo è mandare a casa questa destra, allora bisogna guardare al futuro e non al passato». Maria Elena Boschi, ex ministro, deputata di Iv, vicepresidente della commissione di vigilanza Rai, è convinta invece che Giuseppe Conte sia ancora «fermo a qualche anno fa, a quando Matteo Renzi lo ha mandato a casa per favorire la nascita del governo Draghi».
Insomma, se il leader dei 5 Stelle mette un veto a Iv, se parla della “capacità demolitoria” di Renzi, lo fa perché porta rancore?
«Chissà, magari ce l’ha ancora con noi per non essere rimasto a palazzo Chigi. Ma se si fosse fidato dei nostri consigli, della nostra richiesta di cambiare marcia, magari sarebbe ancora lì. E comunque lui è quello dei decreti sicurezza con Salvini, noi quelli delle unioni civili di Renzi. A proposito di “progressisti”».
Conte sostiene che “imbarcarvi” nella coalizione fa perdere voti.
«Non vorrei che Conte facesse gli stessi errori di valutazione di Enrico Letta, quando nell’estate del 2022 disse no a un accordo con Iv. Poi è finita che noi i nostri voti li abbiamo presi, Letta ha perso le elezioni e a Palazzo Chigi c’è Giorgia Meloni».
Ma vale ancora quel vecchio detto che i voti in politica si pesano e non si sommano?
«Basta guardare ai collegi uninominali che sono in bilico: lì un 2-3 per cento è determinante. Poi che sia Conte, che negli anni ha perso milioni di voti, a imputare a noi un futuro calo di consensi dei 5 stelle fa un po’ sorridere. Che possiamo essere determinanti, d’altronde, lo ha capito anche il centrodestra. Per questo Meloni ci attacca».
Conte, però, dice anche che in Parlamento votate con la destra. Il dialogo con la maggioranza, ad esempio sulla giustizia, andrà avanti?
«Noi siamo coerenti e se ci sono temi che condividiamo perché da sempre hanno fatto parte del nostro programma — e la giustizia è uno di questi — non è che cambiamo idea. Il discorso è un altro».
Quale?
«Temo che nel centrodestra ci sia più voglia di fare una campagna su chi ha più visibilità, specie tra FI e Lega. Ma poi alla fine, stringi stringi, non fanno nulla e gli italiani stanno peggio di due anni fa».
L’apertura del leader di FI, Antonio Tajani, sullo Ius scholae è concreta o è un mezzo bluff?
«È tutto un bluff».
Non vale la pena nemmeno tentare di andare a “vedere le carte” in Parlamento?
«Se c’è la possibilità di avere una legge migliore di quella attuale noi ci siamo. Ho depositato nuovamente una proposta di legge su Ius scholae e Ius culturae che votammo alla Camera e sulla quale c’era l’accordo anche coi moderati di Maurizio Lupi. Ripartiamo da lì: se c’è buona fede la proposta è sul campo».
E Tajani?
«Mi pare sia solo chiacchiere e distintivo: fa un’apertura che serve a parlare a un pezzo di elettorato, a prendere qualche voto in più, non a cambiare la vita di chi nasce in Italia da genitori stranieri. Figuriamoci se arriva a mettere in discussione governo e maggioranza».
Tornando al centrosinistra: se farete l’accordo in Liguria, uscirete dalla giunta genovese di centrodestra del sindaco Bucci?
«Noi abbiamo dato la disponibilità a sostenere Andrea Orlando come governatore, partendo da un programma condiviso: cominciamo a lavorare su quello. Se verrà posto il tema Bucci lo scopriremo quando ci siederemo al tavolo. Ricordo solo che Bucci è un amministratore stimato e che lo stesso Conte lo nominò commissario alla ricostruzione del ponte Morandi».
L’ha sorpresa la risposta di Conte che non sceglie tra Harris e Trump?
«Sorpresa no, non dimentichiamo che Conte è stato trumpiano. Ma fa pensare che ancora oggi per lui i due siano equivalenti e non sappia scegliere. Per fortuna è l’unico che la pensa così nel centrosinistra».
Ma non è un segnale di maturità e di real politik dire che chiunque vinca negli Usa l’Italia dovrà dialogare?
«È un’ovvietà: il punto è quale visione hai del mondo, quali sono i tuoi valori sulla politica estera o sui diritti civili. Quelli di Trump o quelli di Harris?».
Ha seguito la convention democratica?
«Certo: mi ha colpito che su quel palco ci fossero dai Clinton agli Obama, da Sanders al governatore miliardario dell’Illinois. Quell’evento ci dice che o tieni insieme tutti o vincere le elezioni è difficile. In questo senso bisogna seguire più Schlein che Conte».
Qual è il vostro giudizio della segretaria Pd?
«Lei ha detto che non bisogna porre veti. Ci fidiamo del suo lavoro».