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Ricci: “Renzi non tornerà nel Pd, ma il campo largo ha bisogno del centro”

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Stasera a Pesaro il leader di Iv torna a una Festa dell’Unità dopo 5 anni
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ROMA - “Renzi non tornerà nel Pd, nessuno ne sta chiedendo il ritorno, ma ha l’intelligenza per costruire una forza politica di Centro che serve per costruire l’alternativa. Di questo abbiamo bisogno”. Matteo Ricci ha invitato il leader di Italia Viva alla Festa dell’Unità di Pesaro mercoledì sera. Molti mugugni. Ma l’ex sindaco, che ha le valige pronte per Strasburgo, è stato determinato.

Ricci, perché ha invitato Matteo Renzi, il segretario della scissione, alla Festa dell’Unità di Pesaro?

“Alla Festa di Pesaro da sempre si fanno confronti con esponenti di altri partiti anche di centro e di destra. E confrontarmi sull’alternativa con Renzi mi sembra interessante e utile. Si voterà nel 2027, ma dovremo essere pronti anche in caso di una accelerazione degli eventi politici. Nel prossimo autunno ci saranno molte turbolenze politiche per la maggioranza: una Legge di Bilancio senza deficit e difficilissima da comporre, le elezioni regionali che possono vederci vittoriosi, l’autogol dell’…

ROMA - “Renzi non tornerà nel Pd, nessuno ne sta chiedendo il ritorno, ma ha l’intelligenza per costruire una forza politica di Centro che serve per costruire l’alternativa. Di questo abbiamo bisogno”. Matteo Ricci ha invitato il leader di Italia Viva alla Festa dell’Unità di Pesaro mercoledì sera. Molti mugugni. Ma l’ex sindaco, che ha le valige pronte per Strasburgo, è stato determinato.

Ricci, perché ha invitato Matteo Renzi, il segretario della scissione, alla Festa dell’Unità di Pesaro?

“Alla Festa di Pesaro da sempre si fanno confronti con esponenti di altri partiti anche di centro e di destra. E confrontarmi sull’alternativa con Renzi mi sembra interessante e utile. Si voterà nel 2027, ma dovremo essere pronti anche in caso di una accelerazione degli eventi politici. Nel prossimo autunno ci saranno molte turbolenze politiche per la maggioranza: una Legge di Bilancio senza deficit e difficilissima da comporre, le elezioni regionali che possono vederci vittoriosi, l’autogol dell’autonomia differenziata, le elezioni statunitensi. Il quadro politico potrebbe cambiare rapidamente e noi dobbiamo essere pronti”.

C'è chi minaccia di lasciare il partito se c'è l'abbraccio renziano

“Renzi non tornerà nel Pd e nessuno ne sta chiedendo il ritorno. Renzi ha fatto tanti errori e ha tante contraddizioni, ma, se vuole, ha l’intelligenza politica per favorire la nascita di una forza politica di centro, nuova e costruita insieme a tanti altri. Di questo stiamo parlando, dell’alternativa cui lavorare, per vincere a partire dalle prossime elezioni regionali in Umbria, Emilia Romagna e Liguria.

La base dem mormora: Renzi ci farà perdere. Sicuri che allargare il campo anche a lui sia la strada giusta?

“Alle ultime politiche avevamo perso già prima delle elezioni. Il centrodestra era unito e noi divisi in tre parti, con 5 Stelle e Terzo Polo che correvano da soli. La prossima volta vogliamo vincere o vogliamo regalare la vittoria a Giorgia Meloni ancora una volta? Credo che, nel nuovo centrosinistra che dobbiamo costruire, serva anche una gamba moderata, di centro e liberale. Non basterà Italia Viva, ma serve una forza che aggreghi quel 7-8% che oggi è disgregato a causa dei personalismi. Non possiamo regalare il centro a Forza Italia”.

Cosa consiglia a Schlein?

“Di continuare testardamente sulla strada dell’unità, partendo dalle battaglie comuni sulla sanità pubblica, contro l’autonomia differenziata e sul salario minimo. Dobbiamo costruire un nuovo centrosinistra con un Pd ancora più forte come baricentro della coalizione. Dovremo lavorare molto sulla nostra cultura politica e sull’organizzazione per diventare il primo partito italiano. Ma, contemporaneamente, dovremo essere generosi e intelligenti nella costruzione dell’alternativa, con una coalizione che abbia i 5 Stelle di Giuseppe Conte, Sinistra e Verdi e, appunto, una forza di Centro.

I voti di Matteo Renzi sono appetibili meno di quelli di Giuseppe Conte in definitiva?

“Abbiamo detto tutti che la prossima volta si andrà al governo solo se avremo vinto le elezioni. Per vincere le elezioni bisogna prendere un voto in più di un centrodestra che storicamente in Italia sta intorno al 43/45%. E nei collegi maggioritari senza alleanza larga non tocchiamo palla. Dobbiamo mettere insieme i progressisti e i liberali per vincere”.

Lei ricorda l'Unione? Fu un incubo: così sostiene Walter Verini, suo compagno di partito.

Non dobbiamo fare l’Unione con una decina di partiti e partitini, né un fronte popolare contro. Dobbiamo fare un nuovo centrosinistra: il Pd come pilastro e tre gambe solide; quella movimentista, quella ambientalista e di sinistra e quella moderata. Non sarà semplice, ma è l’unica strada possibile per essere competitivi. Partiremo dai temi che ci uniscono come forze di opposizione e dai programmi per le prossime regionali. Dovremo proporre una nuova speranza per gli italiani intorno alla giustizia sociale e alla lotta alla crisi climatica e su un’idea di modernizzazione dell’economia e dello Stato Italiano in Europa.

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