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Regionali, sale la tensione nel centrodestra. FdI agli alleati: “Il pallottoliere non vi conviene”

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Il dossier dei nomi per Veneto, Liguria e Campania potrebbe entrare nel vertice di maggioranza di domani
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La partita delle regionali entra con decisione nel vertice di maggioranza. Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani si vedranno domani per discutere di autonomia, Rai e Ius scholae, certo. Ma il dossier delle candidature scotta. Niente pallottoliere, giurano da Fratelli d’Italia, che avverte “Il bilancino non vi conviene”, ed è un fatto che i meloniani guidino molte meno regioni degli alleati. Dalla Liguria alle elezioni del 2025, la caccia al frontman giusto passa da qua.

Neanche a dirlo, bisogna correre. Soprattutto nella regione travolta dall’inchiesta Toti. L’ex governatore, accusato di corruzione e finanziamento illecito, conta ancora in regione, ma da Roma non vogliono diktat. Mentre il campo largo è alle prese con le bizze tra Matteo Renzi e Giusepp…

La partita delle regionali entra con decisione nel vertice di maggioranza. Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani si vedranno domani per discutere di autonomia, Rai e Ius scholae, certo. Ma il dossier delle candidature scotta. Niente pallottoliere, giurano da Fratelli d’Italia, che avverte “Il bilancino non vi conviene”, ed è un fatto che i meloniani guidino molte meno regioni degli alleati. Dalla Liguria alle elezioni del 2025, la caccia al frontman giusto passa da qua.

Neanche a dirlo, bisogna correre. Soprattutto nella regione travolta dall’inchiesta Toti. L’ex governatore, accusato di corruzione e finanziamento illecito, conta ancora in regione, ma da Roma non vogliono diktat. Mentre il campo largo è alle prese con le bizze tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte e la candidatura dell’ex ministro Orlando resta congelata, anche a destra hanno i loro grattacapo. In stand by la ricerca di un civico, il nome più papabile sembra quello della totiana Ilaria Cavo.

Una chiamata urgente, soprattutto considerando che la prefettura ligure ha confermato l’apertura delle urne per il 27 e 28 ottobre. Una sfida ravvicinata ormai, ben più complessa di Emilia Romagna e Umbria, elezioni più lontane e con candidati certi da entrambi i lati.

Per trovare i dolori del centrodestra bisogna quindi guardare più in là. Respinto l’assalto leghista sul terzo mandato per i governatori, Luca Zaia non sarà più candidabile in Veneto (per lui si pensa a un incarico istituzionali, anche se alcuni retroscena parlano di un futuro da sindaco di Venezia per il Doge). Nella regione del Nord-Est, al voto l’anno prossimo, tutti i partiti di centrodestra hanno un loro cavallo: in Forza Italia è forte il nome di Flavio Tosi, ex primo cittadino di Verona ora europarlamentare; i meloniani fanno sapere che lì “la presidenza spetta a noi” e puntano su un senatore tra Luca De Carlo e Raffaele Speranzon; il Carroccio ha molti nomi dal territorio (il sindaco di Treviso Mario Conte, l’ex ministra Erika Stefani, l’assessore zaiano Roberto Marcato) e non vuole mollare la regione leghista per eccellenza.

Sotto il Vesuvio è in corso invece un braccio di ferro tra Forza Italia e FdI: il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli si è detto pronto a correre per la Campania. Uno scatto in avanti, quello del deputato di FdI, che risponde duramente agli entusiasmi dell’altro candidato in campo: l’azzurro Fulvio Martusciello. L'europarlamentare berlusconiano, forte di 100 mila conquistate alle Europee, ha messo sul tavolo la propria disponibilità: si candidi chi “sa di poter vincere”, ha detto chiedendo a FdI “di evitare tatticismi”.

La febbre del centrodestra sale. Preoccupano di meno per ora le altre partite dell’anno venturo: nel 2025 vanno al voto anche Marche, Puglia e Valle d'Aosta. Sfide ancora fredde, troppo lontane per turbare gli umori della maggioranza per ora.

Il punto però è ancora una volta la matematica. Il centrodestra guida 14 regioni, ma il partito di Giorgia Meloni solo tre. Va molto meglio a Forza Italia (Sicilia, Calabria, Molise, Basilicata, Piemonte) e alla Lega (Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Provincia autonoma di Trento e Umbria). FdI giura di non volersi sedere con “il pallottoliere in mano”. I numeri però riflettono una sproporzione: forti di quasi venti punti percentuali in più degli alleati, i meloniani vorranno imporsi. La caccia è aperta.

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