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Regionali, Vannacci e Autonomia: ora Salvini teme alleati e vescovi

(ansa)

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Il leader leghista atteso dal congresso interno. Il rischio di cedere a FdI Veneto o Lombardia
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In primavera annunciava: «Entro l’estate i lavori per il Ponte». Ora che l’estate sta per finire dice: «Entro fine anno l’avvio dei lavori per il Ponte». E intanto l’indagine aperta dalla Procura di Roma cammina. La Chiesa lo attacca su migranti e Autonomia. Vannacci gli strizza l’occhio ma poi briga per farsi un partito tutto suo. Perfino il fantasma di Berlusconi, che lui ogni tanto rievoca, lo mette in difficoltà quando tenta di spiegare il suo “no” allo Ius scholae. Matteo Salvini cammina mano nella mano con Francesca Verdini sulla spiaggia dell’hotel Excelsior al lido di Venezia, ma con la mente è ben lontano dal red carpet della Mostra del Cinema di Venezia. I fronti aperti, nel giorno del vertice di governo che segna la “ripresa” del lavoro, sono tanti e quelli che davvero lo preoccupano sono almeno tre: quello interno al partito, quello dei rapporti con gli azionisti della maggioranza di governo e quello che a tutti gli effetti si è aperto con la Chiesa.

In primavera annunciava: «Entro l’estate i lavori per il Ponte». Ora che l’estate sta per finire dice: «Entro fine anno l’avvio dei lavori per il Ponte». E intanto l’indagine aperta dalla Procura di Roma cammina. La Chiesa lo attacca su migranti e Autonomia. Vannacci gli strizza l’occhio ma poi briga per farsi un partito tutto suo. Perfino il fantasma di Berlusconi, che lui ogni tanto rievoca, lo mette in difficoltà quando tenta di spiegare il suo “no” allo Ius scholae. Matteo Salvini cammina mano nella mano con Francesca Verdini sulla spiaggia dell’hotel Excelsior al lido di Venezia, ma con la mente è ben lontano dal red carpet della Mostra del Cinema di Venezia. I fronti aperti, nel giorno del vertice di governo che segna la “ripresa” del lavoro, sono tanti e quelli che davvero lo preoccupano sono almeno tre: quello interno al partito, quello dei rapporti con gli azionisti della maggioranza di governo e quello che a tutti gli effetti si è aperto con la Chiesa.

In primavera aveva dichiarato che dopo le elezioni europee ci sarebbe stato il congresso e questo sarà uno snodo decisivo per il suo percorso politico. Dopo la bocciatura urbi et orbi del fondatore Umberto Bossi e dopo anni di critiche per il cambio di rotta, da sindacato del territorio a partito sovranista e populista, per la prima volta ci sarà modo di esprimere (e quantificare) il dissenso. E sarà un bagno di sangue, con i rivoltosi lombardi alleati allo zoccolo duro della Liga veneta. Da tempo si parla del dopo Salvini e i nomi che si fanno sono sempre gli stessi: Massimiliano Fedriga, Luca Zaia e Giancarlo Giorgetti. Dunque è da questi che il Capitano si guarda le spalle, per ancorare il suo futuro politico. Di certo non aiutano le batoste elettorali alle regionali in Sardegna e Abruzzo o alle Europee, dove la Lega è stata superata anche da Forza Italia.

Incombe poi il fenomeno Vannacci, che con le sue 500mila preferenze ha reso meno duro il tracollo ma che ora si sta espandendo senza controllo, addirittura con un suo partito. La presenza dell’ex generale della Folgore, indipendente e senza tessera, è maldigerita da buona parte dei leghisti.

Non vanno meglio i rapporti con i soci della maggioranza di governo, soprattutto con Forza Italia. La campagna a favore dello Ius scholae, osteggiata con nervosismo da Salvini, ne è un esempio. Ma anche il freno sul percorso della riforma dell’Autonomia differenziata non aiuta a fluidificare i rapporti con gli alleati. In più ora si pone il nodo delle prossime elezioni regionali in Veneto, regione che per la Lega ha un’importanza vitale. In un ipotetico scacchiere del Nord, con Friuli Venezia Giulia e Lombardia a guida leghista e Piemonte con Forza Italia al comando, Fratelli d’Italia non nasconde i propri appetiti per la regione dove Luca Zaia si avvia verso l’ultimo mandato. La strategia delle spartizione tra le forze di maggioranza innesca una dinamica micidiale per la Lega, che potrebbe trovarsi a dover rinunciare al Veneto o alla Lombardia, per far spazio al partito di Giorgia Meloni.

Altro fronte ad alto indice di preoccupazioni è quello aperto con la Chiesa. «Il Signore è con i nostri migranti, non con quelli che li respingono», ha detto Papa Francesco, lodando Ong e soccorritori. Ed è una bordata che fa il paio con la stroncatura che il vicepresidente della Cei Francesco Savino ha dato alla riforma dell’Autonomia differenziata, definita «un cavallo di Troia per dividere l’Italia in due». Insomma, non sarà l’estate del Papeete ma poco ci manca. A Matteo non resta che consolarsi con il possibile arrivo di Abraham al Milan.

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