Il professor Gazzoni ancora contro le magistrate “fonti di possibile equilibrio instabile”. La rivolta delle toghe
di Liana MilellaVenti giorni di silenzio. Lui irraggiungibile. E adesso spunta e si difende il professore della Sapienza ormai in pensione Francesco Gazzoni, autore del “Manuale di diritto privato” giunto alla ventitreesima edizione, che ha suscitato scandalo per le considerazioni sessiste ai danni delle magistrate, nonché per la sua convinzione che tutte le toghe dovrebbero sostenere i test psicoattitudinali come già chiedeva l’ex presidente Francesco Cossiga. Inevitabile la protesta delle toghe, con un appello che conta già 252 firme, che chiedono ai professori universitari di non adottare il testo Gazzoni nei loro corsi.
"Una sequela di Crucifige”
Per “fatto personale” Gazzoni esce dalla tana e si produce in un lungo articolo sul sito “personaedanno.it” in cui non fa affatto marcia indietro sulle critiche alla magistratura. Basta leggere l’incipit per capire il tono: “In pieno agosto mi sono ritrovato al centro di una bagarre giornalistica e politica, come spesso accade basata su mezze-verità, cio…
Venti giorni di silenzio. Lui irraggiungibile. E adesso spunta e si difende il professore della Sapienza ormai in pensione Francesco Gazzoni, autore del “Manuale di diritto privato” giunto alla ventitreesima edizione, che ha suscitato scandalo per le considerazioni sessiste ai danni delle magistrate, nonché per la sua convinzione che tutte le toghe dovrebbero sostenere i test psicoattitudinali come già chiedeva l’ex presidente Francesco Cossiga. Inevitabile la protesta delle toghe, con un appello che conta già 252 firme, che chiedono ai professori universitari di non adottare il testo Gazzoni nei loro corsi.
"Una sequela di Crucifige”
Per “fatto personale” Gazzoni esce dalla tana e si produce in un lungo articolo sul sito “personaedanno.it” in cui non fa affatto marcia indietro sulle critiche alla magistratura. Basta leggere l’incipit per capire il tono: “In pieno agosto mi sono ritrovato al centro di una bagarre giornalistica e politica, come spesso accade basata su mezze-verità, cioè mezze-menzogne, per aver esposto nel mio Manuale i pericoli che derivano da taluni aspetti critici della magistratura, ricevendo a più livelli una sequela di Crucifige”. E prosegue: “Padre Dante aveva una opinione a tal punto negativa degli ignavi, da non degnarli nemmeno di un commento…”. Lui si è attenuto al principio e non ha replicato agli “ignavi” fino a oggi, ma poi ha ceduto.
La fissazione sulle magistrate
Ce l’ha sempre con le giudici donna. Anche se dice che le stima, a patto che non si occupino dei temi della famiglia. Con tanto di specchietto per dimostrare che “occupano” proprio le sezioni famiglia dei tribunali nonché i tribunali per i minori. Quasi fosse una colpa. Tant’è che snocciola i suoi numeri, 9 donne su 10 posti a Milano pure con la presidenza al femminile. E una magistrata al vertice anche a Roma, con ben 12 colleghe su 13. A Torino e a Napoli il presidente è un giudice, ma le colleghe sono 9 su 9 nel primo caso e 9 su 10 nel secondo. Numeri che di per sé, evidentemente per lui, sono già una colpa.
“Un quadro oggettivo”
Gazzoni la vede così e certo non si ravvede. Si autocita: “Il mio quadro critico della magistratura era del resto, in un certo ambiente (avvocati, oltre che magistrati), un fatto notorio”. Il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia aveva contestato duramente le sue espressioni “misogine e di stupido dileggio dell’ordine giudiziario” per giunta contenute in un manuale per i giovani giuristi. Era stato durissimo parlando di frasi che “al contempo avviliscono e indignano, mortificando chi le ha pensate, chi le ha scritte e chi ha ritenuto di pubblicarle”. Ma Gazzoni non ci pensa proprio a fare marcia indietro. Tutt’altro. Attacca chi lo ha criticato perché riportando il suo pensiero non avrebbe citato anche le fonti da lui citate. Scrive proprio così: “Pertanto si è sostenuto che io avrei affermato sic et simpliciter, senza residui, né distinguo, che i giudici sono affetti da hybris e psicolabili, mentre le giudici donne sono instabili, senza però riferire le fonti da me citate, che offrivano un quadro oggettivo, onde la mia non era un'opinione personale immotivata”. Una conferma la sua, e non certo una smentita. La tesi è che basta citare le “fonti” per criticare le toghe.
Professione di vittimismo
Poi eccolo far professione di vittimismo. “Non credo che troverei un giudice disposto oggigiorno a darmi ragione in una causa qualsivoglia, anche la più insignificante”. Cita Georg von Frundsberg quando dice "molti nemici molto onore", e chiosa: “Ma costui era il comandante dei Lanzichenecchi, mentre io non mi sento in guerra con nessuno, nemmeno con chi invece si sente in guerra con me”. Scontato anche l’attacco al Pd per via della sua responsabile Giustizia Debora Serracchiani che interroga la ministra dell’Università Anna Maria Bernini per chiederle se intende bloccare il volume di Gazzoni. E Gazzoni replica: “È evidente il non detto del desiderio di bruciare il vituperato, odioso testo, usando magari il lanciafiamme come per i libri in Fahrenheit 451 oppure, quanto meno, ad imitazione della Chiesa cattolica di un tempo, l'inserimento nell'Index librorum prohibitorum”.
Contro Margherita Cassano
Ma nella lista dei “nemici” non poteva mancare Margherita Cassano, la prima presidente della Cassazione che, con Repubblica, aveva preso nettamente e duramente le distanze da quel manuale: “Mi amareggia pensare che studenti universitari possano formarsi in maniera emotiva e non razionale”. Lui non la cita neppure per nome, e lo si dovrebbe fare per evidente cortesia con la magistrata più alta in grado in Italia. Per lui è solo “Prima Presidente di Cassazione”. E le sue parole sono “infedeli e peggiorative del mio testo”. E per difendersi autocita l’edizione del 2003 dello suo stesso Manuale “là dove scrivevo: gli studenti sono, in confronto alle studentesse, babbei infantili, destinati a soccombere nei concorsi e, tra breve, anche nella vita". Essendo più preparate e vincendo quindi in maggioranza il concorso in magistratura, ora la percentuale femminile è del 56%”. E Gazzoni si autodifende così: “È forse questo il giudizio di un misogino?”. Salvo, poche righe dopo, insistere sulla stessa tesi delegittimante: “La riserva che ho espresso ha riguardato le sole controversie di merito in materia di famiglia e figli, là dove l'equilibrio è molto instabile”.
Donne e “equilibrio instabile”
Niente da fare dunque, il prof non ce la fa a trattenersi e insiste, quando le giudici donna, che come abbiamo visto sono l’assoluta maggioranza, giudicano su famiglia e figli sono “instabili”. Il danno l’aveva fatto e adesso invece di smentirlo lo conferma. Nascondendosi dietro un’edizione che “ricalca quelle precedenti”. Non un solo danno, ma 23 volte danno. Tant’è che Gazzoni chiude con una frase che merita una citazione integrale: “Mi chiedo se sia normale che, oltre agli asili nido e a quelli infantili, le donne abbiano il monopolio di fatto anche della giustizia in materia di famiglia e figli, per quanto riguarda le sezioni specializzate dei tribunali ordinari e per i tribunali per i minorenni”. E ancora: “C'è o non c'è il rischio di un coinvolgimento di genere, fonte di possibile equilibrio instabile, oppure i giudici donna sono macchine asettiche e impermeabili? Rischio ipotetico, di certo, e di tendenza, ma chi è in grado di leggere e comprendere le sentenze dei tribunali di famiglia e dei minori potrebbe anche scoprire che l'ipotesi non è poi, al di là di ogni ragionevole dubbio, di quelle del terzo tipo”.
Il “cattivo maestro”
Questo è il professor Gazzoni. Che ragiona e motiva così: “Per intendersi, Celine è stato, a mio avviso, insieme a Proust, il letterato più geniale del '900, ma un genio anche malefico, che può aver spinto (almeno all'epoca) verso l'antisemitismo i lettori di Bagatelle per un massacro. Ma dire che io sia un "cattivo maestro", autore di un testo sovversivo, in quanto contrario alla Costituzione, capace di corrompere i giovani, inesperti lettori, mi sembra francamente ridicolo”. E poi si meraviglia pure di essere oggetto di dure critiche.
Le toghe: via quel testo dalle università
Ma ecco una lettera appello, firmata già da 252 toghe, che dopo aver letto il Manuale “avvertono l’esigenza di non restare in silenzio” partendo da una frase di Sergio Mattarella: “Soltanto l’affermazione e il rispetto della dignità delle donne rendono possibile una società democratica”. E sollecitano gli stessi colleghi di Gazzoni a valutare l’opportunità che un simile Manuale venga utilizzato nei corsi “consapevoli che gli atenei italiani continueranno nella missione, cruciale per lo sviluppo democratico del nostro Paese, di educazione alla cultura dell’eguaglianza e di rifiuto di ogni forma di linguaggio gratuitamente offensivo e discriminatorio”. Mentre il testo di Gazzoni contiene parole “evidentemente alimentate da ottusi stereotipi e in grado, a loro volta, di generare e perpetuare altrettanti inaccettabili pregiudizi”. Parole che “costituiscano un’intollerabile forma di tradimento di quella promessa di eguaglianza, sancita dalla Costituzione, su cui si fonda l’idea stessa di comunità democratica”. “Un esempio di diseducazione civica e di profonda umiliazione della dignità di tutte le donne, che intendiamo contrastare con forza e determinazione”. Parole “in grado di minare e incrinare già oggi, agli occhi dei giuristi di domani, la fiducia in quell’istituzione cui la collettività deve rivolgere le sue istanze di giustizia”. A firmare l’appello magistrati e magistrate note come Paola Di Nicola Travaglini, Stefano Musolino, Francesco Menditto, Simone Spina, Olindo Canali, Silvia Albano, Maria Rosaria Guglielmi, Ida Teresi, Fabrizio Vanorio, Franca Mangano, Giorgio Fidelbo, Milena Balsamo, Gaetano Paci, Giovanni Maria Pavarin, Antonio Patrono, Maurizio Romanelli, Luca Ramacci, Rosa Volpe, Ercole Aprile.