Da Italia Viva confermano l’approccio: importanti dirigenti di FdI «ci hanno chiamato per tutto agosto, volevano un incontro per parlare di Rai». Ma i renziani, tornati dopo le Europee all’alveare del campo largo, avrebbero risposto picche: le truppe dell’ex premier ed ex segretario del Pd non giocheranno di sponda con la destra sui vertici della tv di Stato. Per Giorgia Meloni è diventato uno dei principali grattacapi post-villeggiatura brindisina. Perché tra dieci giorni esatti, il 12 settembre, Camera e Senato sono stati convocati per votare nel pallottoliere dell’Aula i nuovi membri del Cda di viale Mazzini, che è scaduto a maggio. La settimana successiva dovrebbe riunirsi la commissione di Vigilanza per confermare la presidente, che i meloniani hanno accordato a Forza Italia, nella figura di Simona Agnes, pupilla di Gianni Letta. Ma per portare a dama la ratifica, i numeri della maggioranza non bastano: da regolamenti parlamentari mancano 4 voti. Uno, FdI è convinta di averlo già…
Da Italia Viva confermano l’approccio: importanti dirigenti di FdI «ci hanno chiamato per tutto agosto, volevano un incontro per parlare di Rai». Ma i renziani, tornati dopo le Europee all’alveare del campo largo, avrebbero risposto picche: le truppe dell’ex premier ed ex segretario del Pd non giocheranno di sponda con la destra sui vertici della tv di Stato. Per Giorgia Meloni è diventato uno dei principali grattacapi post-villeggiatura brindisina. Perché tra dieci giorni esatti, il 12 settembre, Camera e Senato sono stati convocati per votare nel pallottoliere dell’Aula i nuovi membri del Cda di viale Mazzini, che è scaduto a maggio. La settimana successiva dovrebbe riunirsi la commissione di Vigilanza per confermare la presidente, che i meloniani hanno accordato a Forza Italia, nella figura di Simona Agnes, pupilla di Gianni Letta. Ma per portare a dama la ratifica, i numeri della maggioranza non bastano: da regolamenti parlamentari mancano 4 voti. Uno, FdI è convinta di averlo già strappato: è l’esponente della Svp. Ma mancano ancora 3 tessere, per chiudere il puzzle. E la mossa del Pd, che ha chiesto alle opposizioni di disertare la seduta, per evitare scherzi nel segreto dell’urna, chiude la porta anche ad accordi sottobanco. Ne servirebbe uno alla luce del sole. Ma con chi?
“Richieste fin troppo esplicite”
A Palazzo Chigi si erano convinti che Matteo Renzi avrebbe dato una mano, con le sue due parlamentari in Vigilanza, cioè l’ex ministra Maria Elena Boschi e Dafne Musolino, ex deluchiana, nel senso di Cateno De Luca. Ma l’ex Rottamatore, che dopo il 9 giugno ha rotto col centrismo e lavora per tornare nel centrosinistra, ha fatto capire che non se ne parla. Ai meloniani non ha concesso nemmeno un vertice per discuterne, «nonostante richieste fin troppo esplicite», raccontano a Repubblica fonti di Iv a diretta conoscenza delle interlocuzioni.
L’incognita Gelmini
A Chigi sfogliano allora la margherita, ma i petali che restano in mano ai fedelissimi della premier sono pochini. C’è chi confida in Mariastella Gelmini, l’ex berlusconiana traslocata in Azione. Da mesi si rincorrono le voci sul suo possibile ritorno in Forza Italia, che però il giro del segretario Antonio Tajani non vede di buon occhio, soprattutto in Lombardia dove Gelmini ha ancora consenso. Ma se l’ex ministra volesse davvero tornare a Canossa, votare sì a una nomina di FI sarebbe un segnale apprezzato. «E il rapporto di Mariastella con Gianni Letta non si è mai interrotto», ragiona un big azzurro. Da Azione naturalmente continuano a parlare di «illazioni», convinti che la titolare dell’Autonomia ai temi del governo Draghi non pensi allo strappo. Ma chissà.
La ritrosia dei cinque stelle
Gelmini da sola, comunque, non basta a Meloni. Ecco perché dentro FdI sperano di riuscire a riallacciare il dialogo coi 5S, che però tutto vogliono tranne che passare per poltronari. Dunque la trattativa è in salita. E a via della Scrofa non escludono che Agnes possa essere cassata in Vigilanza, senza dunque poter accedere alle deleghe, che rimarrebbero tutte nel forziere dell’ad in pectore, Giampaolo Rossi, il gran visir del melonismo catodico.
Le spine della Lega
L’altra spina per la premier è al solito la Lega, che ancora preme per uno dei “top jobs” della Rai. Gli uomini di Matteo Salvini continuano a chiedere il posto di direttore generale, che però FdI non ha alcuna intenzione di concedere, «perché la Lega ha già avuto parecchio nelle altre partecipate». Pure le altre richieste dei lumbard sembrano destinate a sfumare: dal Tgr, che lascerà Alessandro Casarin per traslocare probabilmente nel Cda in quota Carroccio, a Rai Sport dove andrà in pensione Iacopo Volpi, apprezzato da FI, agli Approfondimenti nelle mani del Fratello Paolo Corsini, che pare inamovibile. Per la premier, i groppi da scogliere sono tanti. Ma vanno sciolti in fretta. In maggioranza, ieri c’era chi ipotizzava un’accelerazione sulla Rai, con le nomine di Rossi e Agnes già nel Cdm di domani, ma da FdI più d’uno frena. «Ma sul voto in Parlamento del 12 settembre non ci saranno rinvii».