Meloni bacchetta Sangiuliano: “Stiamo facendo la storia, non sono consentiti errori”
di Lorenzo De CiccoIl discorso di Giorgia Meloni all’esecutivo di FdI, infarcito di enfasi (“stiamo facendo la storia”) e vittimismi assortiti, è anche, forse soprattutto, una tirata d’orecchie ai fedelissimi inciampati in scandali e gaffe in questi due anni scarsi sull'ottovolante del potere. Il messaggio in bottiglia pare rivolto soprattutto a un membro dell’esecutivo: Gennaro Sangiuliano. Poco prima di mezzogiorno, la premier arriva alla sala Tatarella della Camera, entra da un’entrata secondaria come la sorella Arianna, gran dribbling a cameraman e cronisti appostati fuori e dentro il Palazzo. Poi, davanti ai vertici della fiamma, dal ministro quasi ex cognato Francesco Lollobrigida a Luca Ciriani e Raffaele Fitto, i governatori Marsilio e Acquaroli, il vicepresidente di Montecitorio Fabio Rampelli e pochi altri fedelissimi, la leader recapita un messaggio soprattutto per chi sta fuori. Non vuole dare l’idea di difendere l’indifendibile. Quindi la mette così: “Noi stiamo facendo la storia, e dobbiam…
Il discorso di Giorgia Meloni all’esecutivo di FdI, infarcito di enfasi (“stiamo facendo la storia”) e vittimismi assortiti, è anche, forse soprattutto, una tirata d’orecchie ai fedelissimi inciampati in scandali e gaffe in questi due anni scarsi sull'ottovolante del potere. Il messaggio in bottiglia pare rivolto soprattutto a un membro dell’esecutivo: Gennaro Sangiuliano. Poco prima di mezzogiorno, la premier arriva alla sala Tatarella della Camera, entra da un’entrata secondaria come la sorella Arianna, gran dribbling a cameraman e cronisti appostati fuori e dentro il Palazzo. Poi, davanti ai vertici della fiamma, dal ministro quasi ex cognato Francesco Lollobrigida a Luca Ciriani e Raffaele Fitto, i governatori Marsilio e Acquaroli, il vicepresidente di Montecitorio Fabio Rampelli e pochi altri fedelissimi, la leader recapita un messaggio soprattutto per chi sta fuori. Non vuole dare l’idea di difendere l’indifendibile. Quindi la mette così: “Noi stiamo facendo la storia, e dobbiamo esserne tutti consapevoli. E questo non prevede né pause né soste, ma tanto meno può consentire errori e passi falsi. Tutti noi abbiamo un compito molto più grande delle nostre aspettative e dei nostri desideri, e dobbiamo essere capaci di tenerlo ben presente ogni giorno. Soprattutto quando possono presentarsi delle difficoltà”.
Meloni, nel discorso prima del pranzo via catering, rilancia anche l’idea di attacchi orchestrati e complotti contro il governo. “Dobbiamo essere consapevoli che non ci viene perdonato nulla e che nulla ci verrà perdonato. Quando i nostri avversari non hanno trovato nulla per attaccare, hanno dovuto inventarsi di sana piana notizie false per farlo. E quando qualcuno ha compiuto un passo falso, hanno utilizzato ogni strumento a disposizione per colpirci”. Dunque ora basta “sbavature”, parola d'ordine: "non prestare il fianco". Meloni chiede al partito di “comunicare meglio”. Annuncia i congressi comunali, dopo quelli provinciali, per evitare “dirigenti inamovibili e rendite personali”. Ammette le difficoltà per le Regionali, perché per il centrodestra si preannuncia un autunno di tornate locali in salita. In Liguria, dove ancora non c’è un candidato governatore per il dopo-Toti: “La situazione è complessa”, ma “individueremo un candidato capace”. Ma anche in Umbria, dove “puntiamo a riconfermare Donatella Tesei, ma dobbiamo tenere conto dei risultati di Perugia e Terni”, due scoppole per la maggioranza.
Meloni tenta un rilancio sui programmi, guardando a destra. Sui migranti, annunciando “tra qualche settimana il protocollo con l’Albania”. E sulla sicurezza: “Serve un segnale in più”. Anche per non lasciare campo libero a Salvini. C’è una punzecchiata a Elly Schlein: “Lanciava l’estate militante, ma noi l’abbiamo già fatta, veramente”. Il resto dell’intervento della premier sono una batteria di rivendicazioni. Sul no a Ursula von der Leyen, per restare “coerenti”, sull’ipotesi sempre più concreta di una vicepresidenza in Ue per Fitto, “non siamo isolati”. Sui risultati delle Europee, dove FdI è cresciuta “non a scapito degli alleati”. Tutto assecondando una narrazione, che non sposano i più a Bruxelles, secondo cui i Conservatori si sono rafforzati col voto, usciti dal “triste cordone sanitario” comunitario. Iniezioni di ottimismo, per motivare la squadra in vista di un autunno caldo. Che rischia di cominciare sull’onda del Pompei-gate.