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Campo largo, ancora battaglia al centro. Calenda apre ma resta il nodo Liguria

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Il ruolo di tessitrice della segretaria dem Schlein: “Niente piedi in due staffe”. E Renzi: “Se la linea la indica lei bene, se la danno altri non ci sta bene”
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«Non si può stare con i piedi in due scarpe». E non se ne parli più. Elly Schlein non ha voglia di restare impantanata nelle polemiche sull’ampiezza del campo progressista, né partecipare alla rissa infinita fra Italia viva e il M5S che, insieme ad Avs, intende tenere fuori Matteo Renzi dalla coalizione in Liguria. In attesa che martedì a Roma venga presentato L’imprevista — sorta di autobiografia in cui la segretaria del Pd racconta la sua storia umana e politica — quel che aveva da dire sulla faccenda l’ha già fatto capire con chiarezza: l’ex rottamatore deve uscire dalla giunta di centrodestra che amministra il capoluogo se vuol correre con il centrosinistra per guidare la Regione. E la risposta, che doveva chiudere la questione, è arrivata subito: «Si può fare».

«Non si può stare con i piedi in due scarpe». E non se ne parli più. Elly Schlein non ha voglia di restare impantanata nelle polemiche sull’ampiezza del campo progressista, né partecipare alla rissa infinita fra Italia viva e il M5S che, insieme ad Avs, intende tenere fuori Matteo Renzi dalla coalizione in Liguria. In attesa che martedì a Roma venga presentato L’imprevista — sorta di autobiografia in cui la segretaria del Pd racconta la sua storia umana e politica — quel che aveva da dire sulla faccenda l’ha già fatto capire con chiarezza: l’ex rottamatore deve uscire dalla giunta di centrodestra che amministra il capoluogo se vuol correre con il centrosinistra per guidare la Regione. E la risposta, che doveva chiudere la questione, è arrivata subito: «Si può fare».

E allora perché insistere? Tanto più che, fanno notare al Nazareno, quanto sta accadendo a Genova e dintorni non riguarda le altre due Regioni chiamate al voto d’autunno. In Umbria e in Emilia Romagna, infatti, i candidati e il perimetro — larghissimo — sono stati decisi e condivisi da tutti. Compresi Renzi e Calenda. La linea «testardamente unitaria» sta pagando, il ragionamento, e presto risolverà anche l’ultima partita rimasta in sospeso, aprendo così la strada a un triplete in grado di mettere in difficoltà il governo Meloni. Il leader d’Azione, pur ribadendo il suo «no alle ammucchiate» in chiave nazionale, ieri lo ha dichiarato in tv: «Non ho pregiudizi su Andrea Orlando (l’ex ministro dem candidato presidente in pectore, ndr) ma prima viene il programma e poi i nomi». A riprova di quanto il percorso per costruire l’alternativa sia lungo e accidentato: tutt’altro che scontato.

Il problema, tuttavia, non è lui. Bensì l’altro ex terzopolista folgorato sulla via del campo largo. Sul quale resta il niet di cinquestelle e rossoverdi. «Di Renzi si può fare a meno, pur non rinnegando le istanze moderate e liberali che pure ci possono essere all’interno di una coalizione variegata», fa mettere a verbale l’europarlamentare grillino Pasquale Tridico. «Se vogliamo battere questa destra occorre innanzitutto restituire una speranza», l’attacco di Fratoianni: «E per restituire un speranza occorre costruire una proposta che abbia una credibilità, perché la nostra gente non ha smesso di votare a caso. Lo ha fatto quando, a un certo punto, quelli per cui avevano sempre votato, che li avevano sempre rappresentati, quelli da cui si sentivano difesi, quando governavano hanno fatto cose che non solo non li difendevano più ma li danneggiavano». Non sono veti, precisa Fratoianni, ma «idee, proposte per costruire l’alternativa». Che spingono però Renzi ad alzare la tensione. «In queste settimane abbiamo tolto tutti gli alibi dal campo e fatto un lavoro faticoso ma certosino per impostare il futuro», ha scritto il capo di Iv nella sua e-news. Per cui «adesso la partita è semplice. Se la linea nel centrosinistra la dà il Pd con Elly Schlein (nessuno metta veti, si costruisca un’alternativa al governo Meloni/Salvini) noi ci stiamo e siamo decisivi. Se la linea nel centrosinistra la dà il Fatto Quotidiano con Marco Travaglio (veto contro il centro, si riavvicinino i grillini alla destra) noi non ci stiamo». Poche righe che vogliono lusingare Schlein, riconoscendola quale federatrice del centrosinistra, ma anche sfidarla: vediamo se impone la sua linea o se cede alle richieste di chi, come Conte e Fratoianni, non vogliono l’alleanza con i centristi.

Ma nel Pd non c’è spazio per il pessimismo. Convinti che sarà la discussione sul programma a creare le convergenze per siglare un patto il più ampio possibile. Anche in Liguria, come già è accaduto in Umbria, in Emilia Romagna e, prima, in moltissime città.

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