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Caso Natoli, la consigliera indagata torna al Csm e rischia la sospensione, ma chiede di annullare la nomina del procuratore di Catania

(ansa)

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Oggi il Comitato di presidenza affronterà la sua vicenda su input della presidente della Cassazione Cassano per aprire la procedura della sospensione. Zaccaro di Area: “Ha svilito il suo ruolo, non è una vittima”
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Oplà. Sorpresa al Csm. Ieri di buon mattino - erano le 9 - ecco entrare al Csm la consigliera Rosanna Natoli che conferma così la sua intenzione di sfidare Mattarella e restare al suo posto. Ormai nota alle cronache giudiziarie per aver discusso per due ore in quel di Paternò, lei nella veste di giudice disciplinare, con una magistrata, al secolo Maria Fascetto Sivillo, a sua volta proprio sotto inchiesta disciplinare. Della serie, la giudice incontra colei che deve giudicare. Il caso che ne è seguito è noto. Il caso che ne è seguito è noto. Ma non basta, perché Natoli, con un’istanza al vertice del Csm, contrattacca. Sostiene di non aver violato alcun segreto, accusa i colleghi di essere stata costretta con violenza a non votare il 17 luglio sulla nomina del procuratore di Catania - è stato eletto Francesco Curcio - per cui chiede l’auto annullamento della nomina da parte dello stesso plenum.

Natoli aveva messo piede al Csm per l’ultima volta il 15 luglio giusto quando l’avvocato Car…

Oplà. Sorpresa al Csm. Ieri di buon mattino - erano le 9 - ecco entrare al Csm la consigliera Rosanna Natoli che conferma così la sua intenzione di sfidare Mattarella e restare al suo posto. Ormai nota alle cronache giudiziarie per aver discusso per due ore in quel di Paternò, lei nella veste di giudice disciplinare, con una magistrata, al secolo Maria Fascetto Sivillo, a sua volta proprio sotto inchiesta disciplinare. Della serie, la giudice incontra colei che deve giudicare. Il caso che ne è seguito è noto. Il caso che ne è seguito è noto. Ma non basta, perché Natoli, con un’istanza al vertice del Csm, contrattacca. Sostiene di non aver violato alcun segreto, accusa i colleghi di essere stata costretta con violenza a non votare il 17 luglio sulla nomina del procuratore di Catania - è stato eletto Francesco Curcio - per cui chiede l’auto annullamento della nomina da parte dello stesso plenum.

Natoli aveva messo piede al Csm per l’ultima volta il 15 luglio giusto quando l’avvocato Carlo Taormina, legale della Fascetto, ha depositato il nastro con la trascrizione del colloquio. Poi un mese di assenza. Nel frattempo la procura di Roma l’ha indagata per abuso d’ufficio e rivelazioni di atti di ufficio. Il Csm deve decidere il suo destino. Ma lei è ben intenzionata a rimanere al suo posto.

E lo dimostra la sfida della sua presenza al Consiglio, nella settima commissione, di cui proprio lei è anche vicepresidente. È la commissione che si occupa dell’organizzazione degli uffici giudiziari. Al vertice una magistrata calabrese di Magistratura indipendente, Maria Vittoria Marchianò. Ne fanno parte altri quattro colleghi, Genantonio Chiarelli di Area, Maria Luisa Mazzola anche lei di Mi, il pm catanese Marco Bisogni di Unicost, il laico di Italia viva Ernesto Carbone. È la commissione che spazia dai problemi dell’informatizzazione, alle tabelle degli uffici giudiziari, alle supplenze, alla verifica della durata dei processi. Ben di peso dunque.

È evidente, come dimostra la sua presenza a palazzo Bachelet, che Rosanna Natoli è intenzionata a continuare la sua vita da consigliera del Csm. Nonostante il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, già il 23 luglio, avesse già convocato il comitato di presidenza, composto dal vicepresidente Fabio Pinelli, dalla prima presidente della Cassazione Margherita Cassano, e dal procuratore generale della Suprema corte Luigi Salvato, per mostrare la sua sorpresa per il comportamento di Natoli e suggerire una sua futura assenza dal consiglio.

Ma non è accaduto assolutamente nulla. Anzi il Csm è tranquillamente andato in ferie. Adesso però il Consiglio già questa settimana ha ripreso i lavori con le riunioni di alcune commissioni, mentre per la prossima è previsto un plenum. Proprio quello nel quale potrebbe essere affrontata la questione della sospensione di Natoli, che viene considerata, dopo il suggerimento di Mattarella, ma per il caso in sé, da risolvere con la sospensione della consigliera laica del Csm.

Natoli ha presentato un’istanza al comitato di presidenza il 17 luglio. Il testo non è noto, ma ha “dormito“ per oltre 40 giorni. Ora è arrivato il momento di affrontare la questione. Stando ai numeri, servono i due terzi dei consiglieri, destinato a chiudersi con un voto in plenum e la sospensione di Natoli per via dei suoi comportamenti. La sua presenza oggi a palazzo Bachelet dimostra però che il progetto è esattamente l’opposto. Con il pieno appoggio dei suoi sei colleghi laici di centrodestra, nonché con il suo principale sponsor, il presidente del Senato Ignazio La Russa, nonché con lo stesso schieramento di centrodestra che in alcun modo ha preso le distanze dal suo comportamento. Quello stesso centrodestra ha presentato la legge costituzionale sulla separazione delle carriere, in cui è prevista anche l’Alta corte per i giudizi disciplinari, che non sarebbero sufficientemente severi nell’attuale Csm. Un centrodestra che si appresta ad approvare il prima possibile alla Camera in commissione Affari costituzionali e poi in aula la legge, ma ritiene normale il comportamento della consigliera Natoli. Che infatti si presenta al Csm senza nessun problema. Sicura di sé e delle protezioni di cui gode.

Un atteggiamento che fa infuriare il segretario di Area Giovanni “Ciccio” Zaccaro che, dopo aver letto la sua richiesta di annullare la nomina del procuratore di Catania, si arrabbia: “Rispetto la persona umana, soprattutto quando sbaglia, e cerco di comprenderne le debolezze. Ma tutto ha un limite. La consigliera Natoli, che ha svilito il suo ruolo costituzionale, ora dice di essere stata sopraffatta dalla minaccia e dalla violenza, come se fosse una delle povere vittime di estorsione che ogni giorno vediamo nei palazzi di giustizia. In tanti speravano facesse un passo indietro per il bene delle istituzioni repubblicane. Ora non possiamo che affidarci alle ragioni del diritto e alle norme che regolano la permanenza nelle funzioni dei consiglieri superiori che violano i precetti di disciplina e onore connessi al loro ruolo”.

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