L’esposto di Bonelli contro Sangiuliano e Boccia: “Ipotesi peculato, valuterà la procura. Meloni difende l’indifendibile”
di Liana MilellaÈ adesso l’esposto sul caso Sangiuliano-Boccia arriva sulla scrivania del procuratore di Roma Francesco Lo Voi. A mandarcelo è Angelo Bonelli, deputato del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra della Camera, lo stesso che aveva scatenato l’indagine sul sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro per via dei rapporti di Nic e Gom sul caso Cospito, e che ha dato origine al processo attualmente in corso. "La premier Giorgia Meloni ancora una volta difende l'indifendibile, per questo mi sono rivolto all'attività giudiziaria", spiega Bonelli.
Il deputato riassume, nei suoi vari passaggi, la querelle tra il ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano e la sua presunta consulente Maria Rosaria Boccia, a cui, come lui stesso ha confermato, è sentimentalmente legato. Bonelli, dopo aver elencato dettagliatamente “i fatti e i comportamenti”, invita la procura “a compiere tutte le legittime indagini e valutarne l’eventuale rilevanza penale, perseguendo i soggetti che dovessero risultare responsabili…
È adesso l’esposto sul caso Sangiuliano-Boccia arriva sulla scrivania del procuratore di Roma Francesco Lo Voi. A mandarcelo è Angelo Bonelli, deputato del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra della Camera, lo stesso che aveva scatenato l’indagine sul sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro per via dei rapporti di Nic e Gom sul caso Cospito, e che ha dato origine al processo attualmente in corso. "La premier Giorgia Meloni ancora una volta difende l'indifendibile, per questo mi sono rivolto all'attività giudiziaria", spiega Bonelli.
Il deputato riassume, nei suoi vari passaggi, la querelle tra il ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano e la sua presunta consulente Maria Rosaria Boccia, a cui, come lui stesso ha confermato, è sentimentalmente legato. Bonelli, dopo aver elencato dettagliatamente “i fatti e i comportamenti”, invita la procura “a compiere tutte le legittime indagini e valutarne l’eventuale rilevanza penale, perseguendo i soggetti che dovessero risultare responsabili per i delitti di peculato per distrazione e rivelazioni di segreto d’ufficio”.
Il primo reato, il peculato, è proprio quello inserito dal Guardasigilli Carlo Nordio nel decreto legge sulle carceri di agosto, su sollecitazione espressa del Quirinale, per compensare l’aver cancellato, con la legge entrata in vigore il 25 agosto, l’abuso d’ufficio. Sarebbe rientrata proprio in questo reato la tentata nomina a consulente di Boccia per via del suo rapporto stretto con il ministro. È il classico caso in cui un soggetto si procura un vantaggio in presenza di un conflitto d’interessi. Il secondo reato possibile - la rivelazione di segreto - riguarda gli ormai noti e numerosi riferimenti di Boccia alle notizie apprese e divulgate nella sua qualità di consulente, in realtà mai confermata.
La denuncia di Bonelli peraltro è in linea con quanto, proprio pochi giorni fa, il Greco, il Gruppo europeo di Stati contro la corruzione, ha raccomandato agli Stati membri, tra cui ovviamente anche l’Italia. E cioè la necessità di adottare “un codice di condotta per le persone con funzioni esecutive di alto livello, pubblicato e completato con norme chiare relative ai conflitti di interesse e ad altre questioni che riguardano l’integrità, come regali contatti con terzi, attività esterne, contratti con autorità statali, la gestione delle informazioni confidenziali e le restrizioni posti in carico, sanzione”. Parole che colpiscono proprio in relazione al caso Sangiuliano-Boccia.
Ma leggiamo cosa scrive Bonelli. Che invia in procura tutte le evidenze via via emerse in questi giorni. A partire dal 26 agosto quando “sul profilo social Instagram della signora Boccia viene pubblicato un post con il quale viene data notizia della sua nomina da parte di Sangiuliano a consigliere del ministero per i Grandi Eventi”. Bonelli ricorda la smentita giunta nei giorni successivi: “Quella nomina non esiste, la dottoressa Boccia cerca di accreditarsi senza averne motivo”. Nota a cui segue l’immediata replica di Boccia. Che il 4 settembre pubblica l’e-mail del 10 luglio inviata da lei stessa ad Alessandro Ferrari dell’ufficio di diretta collaborazione e per conoscenza al dirigente del ministero Antonio Mazza in cui si può leggere la conferma della nomina invece smentita.
La querelle ormai è di pubblico dominio e, come ricorda Bonelli, Boccia diffonde l’audio di una conversazione telefonica tra lei e Mazza in cui il dirigente conferma la firma del decreto di nomina. Quindi - chiosa Bonelli - “la mail e l’audio confermano che ci fosse la volontà del ministro di nominarla consigliera, e quindi Boccia era ben conosciuta all’interno del ministero della Cultura, al contrario di quanto sostenuto da Sangiuliano”. Bonelli cita di seguito i singoli casi di presenze pubbliche di Boccia che dimostrano come “la dottoressa fosse integrata nello staff, senza però avere un atto di nomina”.
Eccola, nell’elenco di Bonelli, durante i sopralluoghi per l’organizzazione del G7 sulla Cultura a Pompei. Dagospia pubblica il 2 settembre l’e-mail del 5 giugno del Soprintendente degli scavi Gabriel Zuchtrigel, inviata anche all’indirizzo di Boccia. E-mail rilevante quest’ultima perché, secondo Bonelli, “il Soprintendente conferma che Boccia aveva partecipato il 3 giugno al sopralluogo agli scavi per la preparazione del G7 e sempre in quell’e-mail allegava la pianta dei possibili percorsi dei ministri della Cultura del G7”. Secondo Bonelli dunque Boccia sarebbe “entrata in possesso di dati sensibili coperti dal segreto d’ufficio” come risulta da quanto ha scritto Repubblica tre giorni fa.
Bonelli enumera poi “una serie di fotografie che la ritraggono insieme a Sangiuliano, alla delegazione ministeriale e in alcune occasioni con la sua scorta, in numerose missioni istituzionali: il 3 giugno a Pompei, per un incontro preparatorio sul G7 della Cultura; il 19 giugno ad Ercolano per una visita al Parco Archeologico; il 20 giugno a Taormina per il TaoBuk; il 12 luglio a Riva Ligure per incontro su valorizzazione dell’Area Archeologica di Capo Don Costa Balenae; il 14 luglio a Poligano a mare per la manifestazione “Il Libro Possibile”; il 16 luglio a Sanremo per la rassegna culturale “I Martedì Letterari” e visita al Forte Santa Tecla; il 23 luglio a Pompei per la consegna al ministro delle chiavi della città; il 3 agosto a Milano per una visita alla Pinacoteca di Brera”.
Bonelli calcola che “complessivamente tra il mese di giugno e agosto sarebbero almeno 8 le trasferte del ministro della Cultura alle quali avrebbe preso parte la signora Boccia”. Che “si sarebbe spesso spostata con la scorta del ministro, scorta che improvvisamente nelle ultime settimane è stata cambiata, con due agenti spostati verso altre destinazioni”. Segue l’invio del 15 luglio da parte del capo segreteria di Sangiuliano a Boccia delle carte d’imbarco di un volo aereo con il ministro. Bonelli sottolinea come “la segreteria del ministro sia utilizzata per persone estranee alla struttura configurandone un uso improprio”.
Bonelli affronta poi il caso dell’’ospitalità concessa al ministro e a Boccia “da parte di amministrazioni locali e società organizzatrici di festival avvenuta in virtù del fatto che la Dottoressa sia stata presentata come membro dello staff del ministro e che questa ospitalità non avrebbe potuto essere concessa in qualità del “rapporto privato” tra i due perché ci troveremmo di fronte a una chiara forma di distrazione di fondi come previsto dal reato di peculato per distrazione”. È qui Bonelli cita ancora Boccia e i suoi post dove ribadisce di “non aver pagato mai nulla” in quanto le dicevano che “il ministero rimborsava le spese dei consiglieri, tant’è che i viaggi sono sempre stati organizzati dal capo della segreteria del ministro”. Nonché un altro messaggio allusivo, “davvero non abbiamo mai fatto riunioni operative? Non abbiamo mai fatto sopralluoghi? Non ci siamo mai scambiati informazioni?”.
Inevitabile la conclusione di Bonelli: “A quale titolo la dottoressa Boccia ha usufruito di servizi e mezzi dello Stato non avendo alcun ruolo negli organici dello Stato e tantomeno del ministero della Cultura? Chi si è reso responsabile del suo accreditamento presso uffici e articolazioni dello Stato e nell’organizzazione di eventi letterari finanziati con soldi pubblici? Come è stato possibile che Boccia sia venuta a conoscenza di informazioni e documenti riservati e comunque coperti dal segreto d’ufficio come le mappe per la visita dei ministri della Cultura del G7 a Pompei, ponendo un problema serio di sicurezza? Di quali altri documenti e informazioni dispone? Quali informazioni istituzionali il ministro Sangiuliano ha comunicato a Boccia in virtù del suo rapporto privato?”. La parola adesso è alla procura di Roma.