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L’ombra dei ricatti. Assedio a Sangiuliano. Pronta a cacciarlo, poi Meloni frena

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Ansia per gli audio sul governo. Il ministro non vuole mollare e annuncia un esposto in procura. La premier prende tempo ma teme il boomerang
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La poltrona di Gennaro Sangiuliano barcolla come mai. Per tutta la giornata di ieri il ministro della Cultura è stato a un millimetro dall’essere dimissionato. Solo a sera, dopo una girandola di incontri a Palazzo Chigi e a via della Scrofa dov’è rimasta per ore la sorella Arianna, Giorgia Meloni decide di «tenere botta», riferiscono i suoi. Forse anche perché il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è rientrato dal G7 dei Parlamenti di Verona solo di notte. Ma per il siluramento dell’ex direttore del Tg2, stavolta, potrebbe essere questione di ore. Anche perché le anticipazioni dell’intervista di Maria Rosaria Boccia alla Stampa, che sarà pubblicata integralmente oggi, tormentano la premier. Soprattutto perché l’ex consulente ombra (e amante) del ministro avrebbe confermato di avere ascoltato - e forse registrato? - le conversazioni di Sangiuliano con diversi colleghi di Cdm e persino con la leader di FdI. Il cerchio magico di Meloni è in fibrillazione. Questo sarebbe lo sc…

La poltrona di Gennaro Sangiuliano barcolla come mai. Per tutta la giornata di ieri il ministro della Cultura è stato a un millimetro dall’essere dimissionato. Solo a sera, dopo una girandola di incontri a Palazzo Chigi e a via della Scrofa dov’è rimasta per ore la sorella Arianna, Giorgia Meloni decide di «tenere botta», riferiscono i suoi. Forse anche perché il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è rientrato dal G7 dei Parlamenti di Verona solo di notte. Ma per il siluramento dell’ex direttore del Tg2, stavolta, potrebbe essere questione di ore. Anche perché le anticipazioni dell’intervista di Maria Rosaria Boccia alla Stampa, che sarà pubblicata integralmente oggi, tormentano la premier. Soprattutto perché l’ex consulente ombra (e amante) del ministro avrebbe confermato di avere ascoltato - e forse registrato? - le conversazioni di Sangiuliano con diversi colleghi di Cdm e persino con la leader di FdI. Il cerchio magico di Meloni è in fibrillazione. Questo sarebbe lo scenario peggiore. E Sangiuliano aveva garantito alla presidente del Consiglio: Boccia non può avere ascoltato nulla di rilevante. Dentro FdI quasi nessuno si fida più di lui.

Sangiuliano fino a sera fischietta, annuncia di avere firmato un decreto per riorganizzare il dicastero, vede il sottosegretario leghista all’Economia, Federico Freni, per discutere di manovra. «Resto, ho tanto lavoro da fare», confida agli interlocutori di queste ore tribolate. Quasi a dire: non mi faccio da parte. Di notte, quando le dichiarazioni di Boccia impazzano da un sito all’altro, annuncia che vedrà gli avvocati per un esposto: c’è chi dice che la mossa arrivi dopo un contatto con Meloni. Sperava di avere chiuso il caso con l’intervista al Tg1, Sangiuliano. Invece pure tra i banchi di FdI le lacrime catodiche hanno suscitato irritazione: «Doveva solo chiarire la storia dei rimborsi. Ha esagerato. È diventata una storia ridicola», si sfoga un colonnello della fiamma. Nel partito tutti si attengono alla linea della leader, ma il grosso di FdI non si straccerebbe le vesti se il ministro facesse un passo indietro. La linea prevalente è quella di Giovanbattista Fazzolari: Sangiuliano va difeso, fino a prova contraria. Se escono altre notizie imbarazzanti, politiche, sul governo, è game over. Pochissimi, come il viceministro Edmondo Cirielli, difendono ancora il ministro a spada tratta. La stessa Arianna Meloni, racconta chi l’ha sentita, avrebbe ammesso in privato che sì, «non ha fatto nulla di penalmente rilevante», ma «leggerezze sì». Neanche per lei, però, ancora sufficienti per licenziarlo. Tra i Fratelli, c’è chi sviluppa il ragionamento così: «Ha ragione Vittorio Feltri, quando dice che talamo e ufficio vanno separati». Le contorsioni della destra affiorano sui giornali d’area. Libero e La Verità non difendono, anzi, Sangiuliano. Il Giornale l’ha fatto fino a ieri, poi Alessandro Sallusti in serata ha consigliato all’ex collega le dimissioni.

Per Meloni sono ore di consultazioni convulse coi fedelissimi, tanto che è in forse la trasferta di oggi a Verona. In serata vede il vicepremier forzista Antonio Tajani, a Palazzo Chigi per un incontro che non era in agenda. Teme nuovi audio sciorinati da Boccia, in questa partita a scacchi in cui si capisce, ora, dove può cadere il ricatto. Si cruccia per il rischio boomerang sull’elettorato femminile. E infatti FdI da 48 ore scandaglia i social, per tastare l’umore della base, anche se per ora sono esclusi sondaggi diretti tra gli iscritti (anche perché l’ultimo, su Ursula von der Leyen, era trapelato). FI resta in silenzio, tranne Licia Ronzulli, che in tv parla di «tanti uomini rovinati dal fattore F». Pure la Lega tace, anche se molti salviniani in privato sono gelidi col titolare della Cultura. L’epilogo della vicenda pompeiana, comunque, pare vicino. L’opposizione invoca un chiarimento in Parlamento e le dimissioni: «Questa vicenda ha imbarazzato già abbastanza il Paese», dice Elly Schlein. E ai piani alti di FdI circola già una possibile narrazione, per accompagnare il ministro alla porta: «Non ha fatto nulla di male sul piano penale ma se con questa pressione, visto il caso mediatico, non si sentisse più in grado di lavorare serenamente...».

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