Primo addio di un ministro al governo: Sangiuliano si dimette dopo il caso Boccia, alla Cultura va Giuli
dal nostro inviato Lorenzo De CiccoCERNOBBIO — Finisce come non poteva che finire: con le dimissioni di Gennaro Sangiuliano da ministro della Cultura. Ma finisce dopo otto giorni di bugie, smentite, un groviglio di veleni e velati ricatti con l’amante-consulente Maria Rosaria Boccia e perfino l’imbarazzante performance dell’ormai ex ministro della Cultura in prima serata al Tg1, coi lucciconi, un vistoso sbrego in fronte e le scuse gementi alla moglie tradita. Tutto per salvare la poltrona. Ma niente: Sangiuliano si dimette alle 17.13 di un venerdì di fine estate. Ed è il primo ministro del governo Meloni a farlo, la notizia rimbalza sui media internazionali. «Un uomo onesto, prendo atto», cinguetta Meloni, che aveva già tutto pronto. Alle 19 giura nelle mani del presidente Sergio Mattarella il nuovo ministro, Alessandro Giuli, cerchio magico di via della Scrofa e in panchina da tempo coi galloni di presidente del Maxxi. «Proseguirà - proclama la premier - il rilancio della cultura nazionale, nella discontinuità col pa…
CERNOBBIO — Finisce come non poteva che finire: con le dimissioni di Gennaro Sangiuliano da ministro della Cultura. Ma finisce dopo otto giorni di bugie, smentite, un groviglio di veleni e velati ricatti con l’amante-consulente Maria Rosaria Boccia e perfino l’imbarazzante performance dell’ormai ex ministro della Cultura in prima serata al Tg1, coi lucciconi, un vistoso sbrego in fronte e le scuse gementi alla moglie tradita. Tutto per salvare la poltrona. Ma niente: Sangiuliano si dimette alle 17.13 di un venerdì di fine estate. Ed è il primo ministro del governo Meloni a farlo, la notizia rimbalza sui media internazionali. «Un uomo onesto, prendo atto», cinguetta Meloni, che aveva già tutto pronto. Alle 19 giura nelle mani del presidente Sergio Mattarella il nuovo ministro, Alessandro Giuli, cerchio magico di via della Scrofa e in panchina da tempo coi galloni di presidente del Maxxi. «Proseguirà - proclama la premier - il rilancio della cultura nazionale, nella discontinuità col passato».
È praticamente dall’alba che a Palazzo Chigi si contorcono sulla mossa: sui tempi in realtà, perché il destino di Sangiuliano da giovedì pareva segnato. Meloni fa saltare la sua partecipazione al G7 dei Parlamenti a Verona, dove l’aspettavano Lorenzo Fontana e Roberta Metsola. Compare solo rapidamente in video. Sangiuliano per tutta la mattina, tramite il suo avvocato, prova a difendersi. Tenta un disperato contropiede, annunciando che presenterà un esposto contro Boccia per tentata estorsione. Ma intanto Repubblica rivela che la Corte dei Conti, con la procura del Lazio, sta valutando di aprire un’istruttoria sulle sue spese, ipotesi di danno erariale. L’illusione di restare in charge evapora nel volgere di poche ore. Anche perché Boccia continua a parlare: ieri sulla Stampa, poi in serata a In Onda su La7. Lo stesso legale di Sangiuliano, nel primo pomeriggio, ammette che con le dimissioni il suo assistito «potrebbe recuperare libertà d’azione». È fatta. Meloni lo convoca a Palazzo Chigi e da lì si capisce che il film è arrivato ai titoli di coda. Poco prima delle 18 Sangiuliano rende pubblica la lettera di dimissioni, che comincia così: «Caro presidente, cara Giorgia». Maschile e femminile, ma sono la stessa persona: Meloni. Sangiuliano scrive che le dimissioni stavolta sono «irrevocabili», dopo avere raccontato che giorni fa la premier le avrebbe respinte. Si dipinge come vittima «dell’odio di un certo sistema politico mediatico», insomma come un personaggio scomodo perché da ministro ha «organizzato grandi mostre su personaggi che la sinistra ignorava per ragioni ideologiche» e sostiene di essersi «attirato molte inimicizie avendo scelto di rivedere il sistema dei contributi al cinema». Dopo avere provato a resistere per oltre una settimana, scrive che si dimette perché «questo lavoro non può essere fermato da questioni di gossip». Racconta di avere «bisogno di tranquillità personale», con un’aggiunta sentimentale: adesso vuole stare «accanto a mia moglie che amo». Cambia un po’ versione sui fondi pubblici per i viaggi con l’ex amante Boccia: non dice più che non è stato speso «un euro dello Stato», ma scrive «un euro del Ministero». Minaccia querele, anche contro chi ha scritto «fake news». E allude a un complotto: «Andrò fino in fondo per verificare se alla vicenda abbiano concorso interessi diversi». Poco dopo, parlando con Repubblica, la ministra del Turismo, Daniela Santanché è ancora più esplicita: «Non mi stupirei se dietro Boccia ci fosse una regia occulta. Non ho prove, non ne sono a conoscenza, ma se qualcuno lo raccontasse non mi meraviglierei». Anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, esprimendo «solidarietà totale» all’ex ministro, accredita la teoria dell’«accanimento» per il suo lavoro al Mic. «Le dimissioni non erano dovute, gli fanno onore», sostiene la seconda carica dello Stato. Tanti ministri esprimono vicinanza. Lui si congeda dalla chat di gruppo scrivendo: «In lacrime vi abbraccio tutti». Ora tornerà in Rai.
L’opposizione naturalmente brinda (quasi tutta). E continua ad attaccare la gestione del caso da parte della premier. Per la leader del Pd, Elly Schlein, «le dimissioni sono tardive, l’atto più opportuno di Sangiuliano ministro. Ha fatto disastri, la classe dirigente di Meloni è inadeguata». Anche per Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs il passo indietro «arriva con incredibile ritardo». Il gesto «più ovvio e giusto», secondo Matteo Renzi di Iv. Si distingue Giuseppe Conte. Il capo dei 5S dice di avere provato «un moto istintivo di solidarietà umana, personale, non politica». Dunque ha telefonato a Sangiuliano. Conte si dice «sconcertato», perché «un ministro avverte l’esigenza di dimettersi quando una premier gli dice di restare. Di fronte ai casi Delmastro, Santanchè, Lollobrigida, invece, tutti inamovibili». Nel frattempo su Roma è calata la sera. Sangiuliano esce dal portone del Collegio Romano. Non dice una parola. Scuro in volto, tante buste e una pila di scatoloni nell’auto.