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Meloni, rissa con Boccia: “Non è un modello”. La replica: “Sferra colpi al vento”

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Nervi tesi per la premier a Cernobbio: “Sangiuliano fatto privato, non ci indebolisce. Se il governo arriva a Natale sesto per durata”. Poi attacca l’imprenditrice, che la sfida: “Non intacca la verità”
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CERNOBBIO — Avrebbe voluto discettare di economia, di guerre, d’intelligenza artificiale. Le tocca replicare a Maria Rosaria Boccia da Pompei. Non era il ritorno a Cernobbio che sperava Giorgia Meloni: il clou avrebbe dovuto essere il bilaterale con Volodymyr Zelensky, che incontra subito, all’arrivo. Tra i gessati manageriali e i tailleur color pastello del Forum Ambrosetti - gente che conta, che bada agli affari, che muove miliardi - Meloni c’era stata l’ultima volta due anni fa, giusto tre settimane prima delle Politiche che l’hanno catapultata a Palazzo Chigi. Ma ora va così. La premier da qualche giorno l’aveva messo in conto. Anche per questo, dopo essere atterrata al “Silvio Berlusconi Airport” di Malpensa, si presenta tra gli stucchi di Villa d’Este con lo scalpo del dimissionato Gennaro Sangiuliano, un nuovo ministro della Cultura nominato la sera prima, Alessandro Giuli, e con un messaggio che il grosso delle imprese che l’ascolta (e in più occasioni l’applaude) si attendeva…

CERNOBBIO — Avrebbe voluto discettare di economia, di guerre, d’intelligenza artificiale. Le tocca replicare a Maria Rosaria Boccia da Pompei. Non era il ritorno a Cernobbio che sperava Giorgia Meloni: il clou avrebbe dovuto essere il bilaterale con Volodymyr Zelensky, che incontra subito, all’arrivo. Tra i gessati manageriali e i tailleur color pastello del Forum Ambrosetti - gente che conta, che bada agli affari, che muove miliardi - Meloni c’era stata l’ultima volta due anni fa, giusto tre settimane prima delle Politiche che l’hanno catapultata a Palazzo Chigi. Ma ora va così. La premier da qualche giorno l’aveva messo in conto. Anche per questo, dopo essere atterrata al “Silvio Berlusconi Airport” di Malpensa, si presenta tra gli stucchi di Villa d’Este con lo scalpo del dimissionato Gennaro Sangiuliano, un nuovo ministro della Cultura nominato la sera prima, Alessandro Giuli, e con un messaggio che il grosso delle imprese che l’ascolta (e in più occasioni l’applaude) si attendeva: stabilità.

Appena si accende la spia rossa del microfono, con la faccia seria, la premier esordisce così: «Se qualcuno pensa che situazioni come quella di Sangiuliano possano indebolire il governo si sbaglia. Sangiuliano si è dimesso, ma morto il re, vive il re. Dimesso un ministro, buon lavoro al nuovo». E dunque «intendo fare il mio lavoro, farlo bene e fino alla fine della legislatura». Poi però le scappa una frase rivelatrice del momento, degli spettri che turbinano intorno a Chigi: «Se arrivo a Natale, il mio sarà il sesto governo più longevo d’Italia». In quel se c’è tutta l’inquietudine per quello che il passo indietro di Sangiuliano – il primo per un ministro di Meloni – rappresenta e dimostra: il governo prende colpi. E può perdere pezzi. Altra frase rivelatrice, quando risponde all’intervistatore, il direttore del Corriere Luciano Fontana: «Se arrivo fino a Pasqua a che punto della classifica sono? Non lo dico, sono scaramantica». Meloni, che ha provato a salvare Sangiuliano fino all’ultimo, sostiene che «è un precedente a cui non intendo prestarmi». Pure lei, come le ministre Daniela Santanchè ed Eugenia Roccella, evoca quasi una trama, dietro alle mosse dell’amante-consulente dell’ex ministro: «Sangiuliano si è dimesso, ma non ci sono illeciti. C’è stata una forte attenzione mediatica che ha trasformato una vicenda privata in una cosa pubblica». Prova a spostare l’attenzione da uno scandalo che ha impazzato sui giornali di mezzo mondo, tornando sull’inchiesta «della Procura di Perugia, che racconta di funzionari dello Stato che per anni hanno fatto centinaia di migliaia di accessi illegali alle banche dati, ragionevolmente per ricattare la gente». Colpa dei giornali: «Gli italiani capiscono un certo “doppiopesismo”, che si dà più importanza a cose che sarebbero meno rilevanti e meno importanza a cose che sarebbero più rilevanti».

La platea degli imprenditori non pare avere troppa voglia di dilungarsi sull’ex ministro e sull’amante che ha tentato di far ingaggiare dal Mic. Alla seconda domanda sui pasticci di Sangiuliano, specifica su Boccia, qualcuno dalle poltrone strilla «Basta!». Meloni però risponde, senza mai nominare la donna che l’ha tenuta in scacco. Proprio come aveva fatto su Rete4 cinque giorni fa, ancora convinta che l’ex direttore del Tg2 potesse scamparla. Per la premier, Maria Rosaria Boccia è sempre e solo «questa persona». E allora, dice Meloni, «non credo di dovermi mettere a battibeccare con questa persona. Ma la mia idea su come una donna deve guadagnarsi uno spazio nella società è diametralmente opposta da quella di questa persona». Boccia naturalmente replica, a modo suo, cioè a colpi di Instagram. Prima punzecchia, pubblicando una sua foto con la scritta: «“Questa persona” è una dilettante!», geolocalizzandosi a Cernobbio (ma giusto per creare scompiglio, non era qui). Poi graffiando, con un post corredato dal video di Meloni che si gratta il naso: «Vedo una donna pronta allo scontro, che affronta la situazione con la forza di un pugile, che soffia il naso dopo il jab, ma non vede di aver sferrato un colpo al vento, senza intaccare la verità. Metta da parte i guantoni: sono gentilezza e carezze ciò di cui c’è bisogno».

Nei corridoi di Villa d’Este, a incontro finito, il mood prevalente tra gli imprenditori è questo: «Sangiuliano era indifendibile, non si poteva inchiodare un Paese su questo per giorni». Ecco Emma Marcegaglia: «Con Meloni, Cernobbio voleva parlare di economia». Lontano dal lago di Como, mentre il legale di Sangiuliano annuncia per inizio settimana la denuncia contro Boccia per tentata estorsione, la politica si accapiglia ancora sul caso Boccia. Angelo Bonelli dei Verdi polemizza: «Meloni non stigmatizza il comportamento del suo ministro, ma se la prende con una donna». FdI prova a chiudere il caso: «C’è un nuovo ministro, andiamo avanti». Ma da FI c’è chi maramaldeggia un po’, come Alessandro Cattaneo, che guida i dipartimenti azzurri: «Berlusconi è stato il più grande comunicatore della storia - dice - Se non sei in grado di comunicare vieni travolto dagli eventi. Ce lo dimostra anche la vicenda Sangiuliano».

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