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Habib: “Sangiuliano non ha capito il cinema. Giuli riveda i criteri per commissioni e aiuti”

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Intervista al presidente dell’Unione produttori di Anica: “Nanni Moretti ha ragione, tra l’empasse della riforma e il calo degli investimenti delle piattaforme in Italia”
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Benedetto Habib, presidente dell’Unione produttori di Anica, Nanni Moretti ha chiesto a tutti di essere più reattivi rispetto a una legge del cinema disastrosa. Cosa ha sbagliato Sangiuliano?

«È stato fastidioso che negli ultimi tempi in taluni casi il ministro abbia fatto fatica a comprendere il valore industriale che questo settore rappresenta, oltre a quella culturale. Noi non siamo una controparte, siamo l’industria di riferimento del ministero della Cultura. Che dà lavoro a 200 mila persone, che rappresenta un sistema di promozione internazionale enorme, che ha mutato negli ultimi quindici anni completamente la sua natura da struttura artigianale a industriale, anche con i grandi investimenti da parte delle piattaforme. Mi auguro che il nuovo ministro Giuli si prenda carico con orgoglio della nostra industria. Non abbiamo riferimenti ideologici che cambiano il contesto culturale del Paese. Bisogna tornare a collaborare, anche in relazione alla congiuntura».

Benedetto Habib, presidente dell’Unione produttori di Anica, Nanni Moretti ha chiesto a tutti di essere più reattivi rispetto a una legge del cinema disastrosa. Cosa ha sbagliato Sangiuliano?

«È stato fastidioso che negli ultimi tempi in taluni casi il ministro abbia fatto fatica a comprendere il valore industriale che questo settore rappresenta, oltre a quella culturale. Noi non siamo una controparte, siamo l’industria di riferimento del ministero della Cultura. Che dà lavoro a 200 mila persone, che rappresenta un sistema di promozione internazionale enorme, che ha mutato negli ultimi quindici anni completamente la sua natura da struttura artigianale a industriale, anche con i grandi investimenti da parte delle piattaforme. Mi auguro che il nuovo ministro Giuli si prenda carico con orgoglio della nostra industria. Non abbiamo riferimenti ideologici che cambiano il contesto culturale del Paese. Bisogna tornare a collaborare, anche in relazione alla congiuntura».

La crisi del mercato, dopo il buon andamento degli anni scorsi.

«Sì, in questo senso l’urlo di dolore di Nanni Moretti è corretto: abbiamo avuto una doppia empasse, quello della riforma con tutte le incertezze che ne sono derivate. E una congiuntura che ha frenato: alcune piattaforme hanno ridotto gli investimenti, Paramount li ha azzerati. Questo continuerà. E nel momento in cui il settore privato scende, le preoccupazioni rispetto al sostegno pubblico hanno amplificato il senso di rischio».

Quali le cose a cui Giuli deve rimettere mano con urgenza?

«Le commissioni per i contributi selettivi: ora, oltre ai contributi sono loro a permettere al film una maggiore facilità di accesso al tax credit, quindi diventano ancora più importanti. A maggior ragione il criterio con cui è scelto chi ne fa parte deve essere quello della competenza. Bisogna guardare alla composizione delle commissioni che l’ex ministro Sangiuliano si è affrettato a firmare, in modo anche un po’ scomposto rispetto all’educazione istituzionale».

Per il tax credit serve un contratto con una delle venti società di distribuzione indicate.

«Bisogna allargare ad un numero maggiore di società, con criteri meno rigidi e più flessibili, anche in relazione a quel che succede sul mercato. Per non rischiare poi di avere problemi con l’antitrust. Credo sia sia importante alleggerire i criteri relativi alla copertura finanziaria per l’accesso al tax credit, perché il quaranta per cento di risorse private oggi richiesto è difficile da ottenere, per chi è all’opera prima o seconda, per i giovane autori. Questi tre aspetti che riguardano principalmente la novità di questa norma, cioè i nuovi criteri e prerequisiti di ammissibilità, devono essere chiariti. A opere come Vermiglio di Maura Delpero, vincitore del Leone d’argento, devono avere assicurati percorsi facilitati, perché questo tipo di film deve avere la garanzia di essere prodotto, partecipare ai festival e vincere i premi che merita. E questo succede solo se la qualità è decisa da persone competenti».

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