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Marattin lascia Italia viva: “Contrario al campo largo, presto un nuovo progetto liberale, centrista”

(ansa)

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Il deputato, che passerà al gruppo misto alla Camera, non ha condiviso la decisione di Renzi “presa senza un congresso”. Con lui se ne vanno altri dirigenti locali. E lancia l’associazione Orizzonti Liberali
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“Oggi diciamo addio alla comunità di Italia Viva”. Non c’è pace tra i centristi, dopo la rottura del Terzo Polo, la sconfitta alle europee, Matteo Renzi ha deciso di virare la linea del suo partito verso il campo largo a trazione Pd. Una decisione “presa senza un congresso”, motivo che ha spinto Luigi Marattin, renziano della prima ora, a rompere: “Fondiamo Orizzonti Liberali, associazione con l’ambizione di diventare un partito liberale e riformatore entro i prossimi tre anni”.

“A Matteo dico grazie”. Marattin, ex consigliere economico ai tempi del governo Renzi, non sarà più un deputato di Iv. Passerà al gruppo misto alla Camera, nella nuova avventura fuori dal Parlamento ha raccolto l’adesione di “un centinaio di dirigenti territoriali, che oggi lasciano il partito mentre tanti altri si aggiungeranno”. Se ci saranno altri addii anche dal gruppo parlamentare, è presto per dirlo. Ma le acque si agitano e tra i renziani è una corsa a sminuire l’impatto della fuoriuscita: “Parliamo di …

“Oggi diciamo addio alla comunità di Italia Viva”. Non c’è pace tra i centristi, dopo la rottura del Terzo Polo, la sconfitta alle europee, Matteo Renzi ha deciso di virare la linea del suo partito verso il campo largo a trazione Pd. Una decisione “presa senza un congresso”, motivo che ha spinto Luigi Marattin, renziano della prima ora, a rompere: “Fondiamo Orizzonti Liberali, associazione con l’ambizione di diventare un partito liberale e riformatore entro i prossimi tre anni”.

“A Matteo dico grazie”. Marattin, ex consigliere economico ai tempi del governo Renzi, non sarà più un deputato di Iv. Passerà al gruppo misto alla Camera, nella nuova avventura fuori dal Parlamento ha raccolto l’adesione di “un centinaio di dirigenti territoriali, che oggi lasciano il partito mentre tanti altri si aggiungeranno”. Se ci saranno altri addii anche dal gruppo parlamentare, è presto per dirlo. Ma le acque si agitano e tra i renziani è una corsa a sminuire l’impatto della fuoriuscita: “Parliamo di un deputato su 16, zero consiglieri regionali e 100 iscritti su 24 mila”. Veleni che si ritrovano anche nella nota di Raffaella Paita, coordinatrice di Iv: “Hanno preferito evitare la democrazia interna, non è la prima volta che alcuni amici rinunciano a contarsi con i voti”.

Per Marattin è una questione di “metodo e merito”. Il primo errore è quello di non avere ancora convocato un congresso, momento necessario secondo l’ex renziano per ridefinire la linea politica: “Non basta aprire al congresso a parole, c’è uno Statuto e l’unico modo per farlo era che Matteo si dimettesse per poi eventualmente ricandidarsi”. Un processo non iniziato, tanto che “formalmente non hanno convocato nemmeno l’Assemblea nazionale”. Qui le posizioni sono discordanti, perché dentro Italia Viva è certa la chiamata per il 28 settembre: “La faremo, probabilmente a Roma, e da lì verrà data indicazione sul Congresso, come detto da Renzi già tempo fa”.

Oltre agli screzi interni, conta il nodo politico: “Dal fisco agli esteri, nel campo largo ci sono posizioni politiche antitetiche al renzismo”, ripete Marattin. Di più: “Non ci meritiamo di chiedere per favore a Fratoianni o a Conte di entrare nel campo largo per poi farsi dire di no, ma in ogni caso sono discorsi che non mi riguardano più”. Per questo il deputato prepara il terreno per un nuovo progetto liberale, centrista: “Nel panorama politico italiano tutti i partiti hanno abbandonato l’agenda Draghi, questo campo sì che è sguarnito”. L’associazione, che avrà come compagni di viaggio NOS dell’imprenditore Alessandro Tommasi, candidato non eletto con Azione alle europee, e i LibDem dell’ex Pd Andrea Marcucci, guarda alle politiche del 2027.

“Prima del leader ragioniamo sui contenuti”, è il mantra di Marattin, che non chiude il dialogo con Azione (“Non aderisco al loro partito ma li inviterò al nostro cantiere”) e nemmeno a Forza Italia (“Se abbandoneranno il sovranismo e il populismo di Meloni e Salvini, vedremo”). Lo sforzo è quello di “non accettare l'ineluttabilità del bipolarismo d’Italia”, il sogno è quello di arrivare ai numeri dei LibDem britannici, che “nella patria del bipolarismo hanno preso il 12%”.

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