BERLINO - L’ultima volta che Schengen era entrata in crisi, l’emergenza riguardava tutti. Nove anni fa, milioni di profughi in fuga dal Medio Oriente attanagliato da conflitti e guerre civili si erano incamminati sulla rotta balcanica verso il Nordeuropa e avevano indotto molti Paesi a reintrodurre i controlli alle frontiere. Una china pericolosa, che aveva messo in discussione un caposaldo dell’integrazione europea come la libera circolazione delle persone garantita da Schengen. Stavolta la Germania ha agito da sola, senza particolari emergenze e per pure ragioni elettorali. Tanto che la stretta ai confini annunciata nei giorni scorsi e che dovrebbe scattare da lunedì, ha scatenato già reazioni rabbiose in alcuni partner europei e un imbarazzo palpabile a Bruxelles. Ma anche in casa, Olaf Scholz ha dovuto fare i conti ieri con lo schiaffo della Cdu, che aveva acconsentito sulle prime a un dialogo con il governo per affrontare il nodo dei limiti agli arrivi. Invece il leader dei conse…
BERLINO - L’ultima volta che Schengen era entrata in crisi, l’emergenza riguardava tutti. Nove anni fa, milioni di profughi in fuga dal Medio Oriente attanagliato da conflitti e guerre civili si erano incamminati sulla rotta balcanica verso il Nordeuropa e avevano indotto molti Paesi a reintrodurre i controlli alle frontiere. Una china pericolosa, che aveva messo in discussione un caposaldo dell’integrazione europea come la libera circolazione delle persone garantita da Schengen. Stavolta la Germania ha agito da sola, senza particolari emergenze e per pure ragioni elettorali. Tanto che la stretta ai confini annunciata nei giorni scorsi e che dovrebbe scattare da lunedì, ha scatenato già reazioni rabbiose in alcuni partner europei e un imbarazzo palpabile a Bruxelles. Ma anche in casa, Olaf Scholz ha dovuto fare i conti ieri con lo schiaffo della Cdu, che aveva acconsentito sulle prime a un dialogo con il governo per affrontare il nodo dei limiti agli arrivi. Invece il leader dei conservatori Friedrich Merz ha abbandonato il tavolo, ritenendo le misure troppo timide. Il governo Scholz «è incapace di agire e privo di guida», ha aggiunto.
Sul piano europeo, l’intenzione dei tedeschi di intensificare le verifiche ai confini per respingere i migranti irregolari ha sollevato un coro di no. I primi sono stati gli austriaci, che attraverso il ministro dell’Interno Gerhard Karner hanno fatto sapere che «l’Austria non accoglierà persone respinte dalla Germania». Ma ieri anche il premier polacco Donald Tusk ha tuonato contro una decisione tedesca definita «inaccettabile» e ha annunciato «consultazioni» con altri partner europei sul caso tedesco. Non sono necessari controlli tra Germania e Polonia, ha puntualizzato il leader Pis, bensì «ai confini esterni della Ue». Gli ha fatto eco il Lussemburgo, che ha espresso preoccupazione per la decisione di Berlino e ha chiesto al governo tedesco di «evitare strette ingiustificate» ai confini.
L’unica voce stonata è stata quella del leader dell’ultradestra olandese Geert Wilders, che spinge per fare lo stesso alla frontiera dei Paesi Bassi. «Se la Germania può farlo, perché noi non dovremmo? Per quanto mi riguarda, prima è, meglio è», ha dichiarato.
La Commissione europea, per ora, si è limitata a ricordare che i controlli devono restare un’eccezione assoluta ed essere «necessari» e «proporzionati», insomma legati a una minaccia effettiva. Al momento non si registrano picchi di ingressi da nessuna parte, alle frontiere tedesche. Ma l’attentato islamista di Solingen, che ha fatto venir fuori un imbarazzante fallimento delle autorità, che in due anni non erano riusciti a respingere il terrorista in Bulgaria, suo primo Paese d’approdo in Europa e dove avrebbe dovuto essere espulso in base al Regolamento di Dublino, ha precipitato il governo nel panico.
A ciò si sono aggiunti i risultati devastanti delle elezioni in Turingia e in Sassonia del primo settembre, che hanno registrato un picco storico dell’estrema destra Afd. Dunque Scholz ha cercato di correre ai ripari decidendo insieme alla sua ministra socialdemocratica dell’Interno, Nancy Faeser, di blindare i confini. Una mossa che arriva, non a caso, a una settimana dalle elezioni in Brandeburgo, dove la Spd potrebbe perdere un importante feudo che detiene da 30 anni. E a favore dell’Afd, che è prima in tutti i sondaggi.
Finora il ministero dell’Interno tedesco ha respinto già 35mila migranti nel 2023 (il 29% del totale) e nei primi mesi del 2024 altri 21mila (il 51%). Ma ha potuto farlo solo perché i migranti non hanno fatto espressamente richiesta di asilo. Il piano del governo, d’ora in poi, è di respingere anche i cosiddetti “dublinanti”, ossia coloro che sono arrivati attraverso un altro Paese e che avrebbero dovuto chiedere asilo lì, secondo le regole europee. Il piano della ministra Faeser, secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, prevede che la polizia esamini direttamente al confine se esista già una richiesta d’asilo presentata in un altro Paese – caso piuttosto frequente, nel caso della Germania, visto che è circondata solo da Paesi Ue. E che Berlino tratti poi con i Paesi di primo approdo perché si riprendano quei richiedenti asilo. E anche qui è prevedibile una levata di scudi. Anzitutto dall’Italia.