MILANO – «L’Europa, a partire dalla Germania, deve assolutamente ritrovare la competitività perduta, e per farlo la ricetta migliore sono 10 anni di investimenti smart, capaci di rilanciarla ripristinando una crescita di almeno il 3-3,5% annuo del Pil. Meno soldi nel welfare, che la gente spende in trattoria, e più scuole, strade, porti, treni. Ha ragione Mario Draghi, nel suo rapporto: solo tornando a pensare alla crescita risolveremo i problemi strutturali». L’economista tedesco Markus Kerber è consigliere strategico della Cdu, partito oggi all’opposizione a Berlino ma che a Bruxelles esprime la presidente Ursula von der Leyen. Era ospite al forum Ambrosetti, per il panel “Competitività dell’industria europea”.
MILANO – «L’Europa, a partire dalla Germania, deve assolutamente ritrovare la competitività perduta, e per farlo la ricetta migliore sono 10 anni di investimenti smart, capaci di rilanciarla ripristinando una crescita di almeno il 3-3,5% annuo del Pil. Meno soldi nel welfare, che la gente spende in trattoria, e più scuole, strade, porti, treni. Ha ragione Mario Draghi, nel suo rapporto: solo tornando a pensare alla crescita risolveremo i problemi strutturali». L’economista tedesco Markus Kerber è consigliere strategico della Cdu, partito oggi all’opposizione a Berlino ma che a Bruxelles esprime la presidente Ursula von der Leyen. Era ospite al forum Ambrosetti, per il panel “Competitività dell’industria europea”.
Perché questo titolo ormai sembra un ossimoro?
«Purtroppo la Germania, ma il discorso vale per le maggiori manifatture europee, è entrata in una fase transitoria in cui deve correggere alcune traiettorie del passato. Ma deve farlo con l’Europa, risanando l’equilibrio nel commercio globale, riducendo i prezzi dell’energia e con un focus sugli investimenti ‘buoni’».
I problemi tedeschi frenano l’Europa o abbiamo guai comuni?
«I due problemi della Germania sono gli stessi di gran parte dell’Europa: l’eurozona è di gran lunga il mercato più aperto e integrato al mondo, sia tra Paesi membri che all’esterno. Ma siamo invasi dalla sovrapproduzione cinese, che arriva in Europa perché è più facile, mentre negli Usa ci sono alte tariffe, come quelle che Biden ha messo sull’auto elettrica cinese. I Paesi produttori di auto, Germania ma anche Italia e Francia, soffrono. Va ribilanciato il commercio globale, e vale anche per le esportazioni europee, che trovano dazi e ostacoli in Usa e Asia. Secondo: i prezzi di gas ed energia sono troppo alti, malgrado la discesa non siamo ancora ai livelli precedenti la guerra 2022. Il 22% del Pil tedesco è manifatturiero (contro il 15% medio europeo e il 10% degli Usa), quindi ha bisogno di molta energia: se parti con costi elevati ogni tuo prodotto è penalizzato».
Come si esce da questa palude? Cosa ha consigliato alla Cdu?
«La Germania dovrebbe anzitutto investire in un massiccio piano decennale di infrastrutture, per migliorare l’economia. Investimenti smart, senza vincolo sui conti pubblici, come per i miliardi spesi per aiutare l’Ucraina. Questo è il tipo di discussione di cui la Germania e l’Europa hanno bisogno. E’ anche un fatto politico: se l’economia va bene la gente è contenta, sennò si arrabbia. Solo ripristinando una narrazione di solida crescita e prosperità in Europa la democrazia sarà al sicuro».
Sembra di leggere il rapporto che Mario Draghi ha presentato ieri alla Commissione di Bruxelles.
«Draghi è un ottimo economista, e ha ragione. L’Europa non attrae abbastanza investimenti, ne servono molti di più, in infrastrutture ma anche in innovazione e ricerca, per aumentare produttività e crescita. Sono convinto che con un piano di investimenti ‘buoni’ sia del tutto fattibile tornare un Pil annuo del 3-3,5%. Draghi fa anche bene a dire che il problema numero uno è l’innovazione tecnologica: il continente è troppo frammentato da tante lingue e regolamenti, e la non realizzata Unione del mercato dei capitali minimizza anche la raccolta dei fondi privati. Se una società di venture capital europea si trasferisce negli Usa, raccoglie fondi per cinque volte tanto».