Dubbi nel centrodestra sul bonus famiglie: “Mancano le coperture”
di Giuseppe ColomboROMA — Al tavolo di Palazzo Chigi imbandito per la manovra è Giancarlo Giorgetti a servire ai commensali il piatto indigesto. A Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, i tre leader della maggioranza che per un’ora e mezza si ritrovano ad ascoltare il ritornello del «questo non si può fare». Intervallato da un’altra traccia ricorrente: «Dobbiamo fare le riforme che ci chiede l’Europa», scandisce il ministro dell’Economia quando illustra il Piano strutturale di bilancio, il documento che disegna gli impegni a medio termine sui conti. Giorgia Meloni, silente, annuisce.
La clausola per ottenere una correzione spalmata su sette anni invece che su quattro è nota: riforme e investimenti per rispondere alle raccomandazioni dell’Unione euro…
ROMA — Al tavolo di Palazzo Chigi imbandito per la manovra è Giancarlo Giorgetti a servire ai commensali il piatto indigesto. A Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, i tre leader della maggioranza che per un’ora e mezza si ritrovano ad ascoltare il ritornello del «questo non si può fare». Intervallato da un’altra traccia ricorrente: «Dobbiamo fare le riforme che ci chiede l’Europa», scandisce il ministro dell’Economia quando illustra il Piano strutturale di bilancio, il documento che disegna gli impegni a medio termine sui conti. Giorgia Meloni, silente, annuisce.
La clausola per ottenere una correzione spalmata su sette anni invece che su quattro è nota: riforme e investimenti per rispondere alle raccomandazioni dell’Unione europea. Ma ora i contenuti presentano il conto. «La riforma del catasto non ci sarà», assicura Giorgetti, anche se nell’ultimo pacchetto del semestre europeo all’Italia è stato chiesto di «aggiornare i valori catastali». Una piccola consolazione per gli alleati. Il resto dell’elenco è denso e ostile alla destra allergica al mercato libero. Bisognerà mettere mano alla Pubblica amministrazione e alla giustizia civile, ma soprattutto alla concorrenza. E quindi ambulanti, ferrovie e libere professioni. Pezzi di consenso politico che dovranno sottostare alle ragioni del Piano che il 17 settembre finirà sul tavolo del Consiglio dei ministri. Poi tocca ai soldi. La correzione del deficit strutturale dello 0,5% richiede 11 miliardi all’anno che, annota il titolare del Tesoro, «stiamo cercando di recuperare senza alzare le tasse». Altri soldi, circa 10 miliardi, servono per tirare su la manovra da 23-24. La via è stretta: «Deficit non ne possiamo fare, scordiamocelo», avverte Giorgetti. La caccia alle risorse resta un’incognita. In ambienti di governo rispunta l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti delle grandi imprese, a partire da quelle energetiche, ma il tema è troppo delicato per essere affrontato al vertice di Palazzo Chigi dato che il Documento programmatico di bilancio, lo scheletro della manovra, sarà pronto solo tra un mese.
Il cantiere delle misure, al contrario, è in fermento. Meloni spinge il titolo “meno tasse per chi fa figli”, anticipato 36 ore prima dal titolare del Tesoro. L’obiettivo è far muovere il quoziente familiare introducendo un tetto alle detrazioni parametrato sul reddito e il numero dei figli a carico. La premier e il ministro dell’Economia vogliono farla diventare la misura bandiera della manovra. Che convince i vescovi: «Incoraggia a non aver paura di avere a casa tanti figli, se c’è un’attenzione al riguardo questa va nella direzione che auspichiamo», dice il presidente della Cei, Marco Zuppi. Nel pacchetto famiglia anche i bonus per i fragili e la decontribuzione per le lavoratrici madri da estendere alle autonome.
Ma l’operazione famiglia non entusiasma la maggioranza. Spiazzata. «È una nostra battaglia, ma prima bisogna capire se ci sono le coperture», ragionano fonti di Fratelli d’Italia, il partito della premier. La parola d’ordine è cautela. Mista ad attendismo. Come quello della Lega. La proposta arriva da un collega di partito, Giorgetti appunto (da ieri non più vicepresidente), ma i parlamentari del Carroccio vogliono evitare di perdere per strada l’estensione della flat tax. Il timore è che tutte le risorse che si riusciranno a recuperare saranno concentrate sulla misura bandiera a discapito della tassa piatta. Anche Forza Italia annusa il rischio di dover rinunciare all’aumento delle pensioni minime. «Il taglio dei tassi della Bce apre spiragli, lavoriamo per trovare tutti gli spazi necessari», incalza il responsabile Dipartimenti Alessandro Cattaneo. Sul tavolo della legge di bilancio, gli alleati rischiano di trovare un altro piatto indigesto.