Un pranzo per farli conoscere. Mario Draghi e Marina Berlusconi si sono attovagliati a Milano. Due ore a conversare nella residenza di lei, in corso Venezia. Gran cerimoniere, Gianni Letta, che ha organizzato il rendez-vous. Si è saputo solo ieri — la notizia l’ha data l’Ansa — ma il faccia a faccia risale a mercoledì, cioè alle ore calde dell’affare Boccia, con Giorgia Meloni inviperita col Biscione per la partecipazione, poi saltata, dell’ex consulente di Gennaro Sangiuliano su Rete4, da Bianca Berlinguer. E 24 ore dopo l’invito della premier all’ex capo della Bce, che dovrebbe essere ricevuto a Palazzo Chigi la prossima settimana per discutere del suo rapporto sul futuro della competitività europea.
Di questo si sarebbe discusso, nell’incontro tra la primogenita di Berlusconi e l’ex premier che anche FI contribuì a silurare, nella pazza estate del 2022. Di economia, debito comune, delle ricette per salvare l’Unione. Proposte a cui Marina si era detta interessata da tempo, che in bu…
Un pranzo per farli conoscere. Mario Draghi e Marina Berlusconi si sono attovagliati a Milano. Due ore a conversare nella residenza di lei, in corso Venezia. Gran cerimoniere, Gianni Letta, che ha organizzato il rendez-vous. Si è saputo solo ieri — la notizia l’ha data l’Ansa — ma il faccia a faccia risale a mercoledì, cioè alle ore calde dell’affare Boccia, con Giorgia Meloni inviperita col Biscione per la partecipazione, poi saltata, dell’ex consulente di Gennaro Sangiuliano su Rete4, da Bianca Berlinguer. E 24 ore dopo l’invito della premier all’ex capo della Bce, che dovrebbe essere ricevuto a Palazzo Chigi la prossima settimana per discutere del suo rapporto sul futuro della competitività europea.
Di questo si sarebbe discusso, nell’incontro tra la primogenita di Berlusconi e l’ex premier che anche FI contribuì a silurare, nella pazza estate del 2022. Di economia, debito comune, delle ricette per salvare l’Unione. Proposte a cui Marina si era detta interessata da tempo, che in buona parte condivide e di cui intendeva discutere a quattr’occhi. Anche perché Cologno da anni punta forte sugli investimenti nel continente e Pier Silvio Berlusconi, non è un mistero, ha in mente di creare il secondo polo europeo delle tv.
Si tratterebbe dunque di un «incontro di cortesia pianificato da tempo, che rientra nella prassi di incontri che la presidente Berlusconi svolge in qualità di imprenditore», così lo ha definito un portavoce della manager al timone del gruppo Fininvest. Nonostante la precisazione, tra Palazzo Chigi e via della Scrofa è scattato l’allarme. Perché la notizia del faccia a faccia è trapelata due giorni dopo, come se qualcuno avesse voluto veicolarla con un timing preciso. E perché l’incontro con Draghi arriva dopo un filotto di uscite che nell’inner circle di Meloni non hanno preso sempre con benevolenza (eufemismo), dalla «sintonia con la sinistra» sui diritti professata da Marina, al no della primogenita del Cavaliere alla tassa sugli extraprofitti bancari. Tema di cui si è tornati a discutere proprio ieri, alla riunione dell’Eurogruppo a Budapest, col ministro Giancarlo Giorgetti che, secondo fonti del Mef, si sarebbe detto «favorevole ad aprire le discussioni». Una sortita, si arrovellano dentro FdI, che potrebbe avere «innervosito Fininvest».
A insospettire FdI, la presenza di Letta, storico ambasciatore del fondatore di FI nei palazzi romani. Letta, l’indomani, ha visto a Roma Fedele Confalonieri e Antonio Tajani, nei suoi uffici al Nazareno. Si sarebbe parlato anche di Rai, dove la destra agonizza da mesi per trovare la quadra sul nuovo Cda. Balla soprattutto la presidenza per l’azzurra Simona Agnes, appoggiata principalmente da Letta, che ha bisogno di 3 voti dell’opposizione in Vigilanza. Dentro FdI, tanti ormai ipotizzano, con rassegnazione, che sia necessario cambiare cavallo, pescare dal mazzo un nome indipendente, gradito almeno a una fetta delle minoranze. Tajani per ora tiene la posizione: ha anche visto Agnes, in queste ore. Si proverà per l’ultima volta a convincere qualche parlamentare extra-maggioranza, ma se la manovra non riuscisse, FI stavolta dovrebbe essere costretta a rinunciare, a malincuore. Un’altra grana per Meloni.