Ora che anche Carlo Calenda ha detto sì, resta un solo nodo da sciogliere: il veto posto dal M5S su Italia viva. Pronto tuttavia a cadere grazie a un escamotage sul quale il candidato governatore del centrosinistra, Andrea Orlando, sta lavorando giorno e notte. L’ultimo scoglio che separa la coalizione progressista da quell’alleanza extra-large in grado di strappare la Liguria al centrodestra. Nonostante la discesa in campo di Marco Bucci, senz’altro l’avversario più temibile fra i nomi fin qui presi in considerazione dalla maggioranza di governo.
L’ipotesi che sta prendendo quota in queste ore, avallata da Matteo Renzi che ha già dato il suo assenso, è che le forze moderate rinuncino ciascuna ai propri simboli di partito per ritrovarsi in un’unica lista riformista formata da personalità espresse da Iv, +Europa, socialisti e civici. Un rassemblement d’area centrista – ma senza Azione, decisa a correre con la propria insegna - che andrebbe ad affiancarsi alla lista del presidente e a q…
Ora che anche Carlo Calenda ha detto sì, resta un solo nodo da sciogliere: il veto posto dal M5S su Italia viva. Pronto tuttavia a cadere grazie a un escamotage sul quale il candidato governatore del centrosinistra, Andrea Orlando, sta lavorando giorno e notte. L’ultimo scoglio che separa la coalizione progressista da quell’alleanza extra-large in grado di strappare la Liguria al centrodestra. Nonostante la discesa in campo di Marco Bucci, senz’altro l’avversario più temibile fra i nomi fin qui presi in considerazione dalla maggioranza di governo.
L’ipotesi che sta prendendo quota in queste ore, avallata da Matteo Renzi che ha già dato il suo assenso, è che le forze moderate rinuncino ciascuna ai propri simboli di partito per ritrovarsi in un’unica lista riformista formata da personalità espresse da Iv, +Europa, socialisti e civici. Un rassemblement d’area centrista – ma senza Azione, decisa a correre con la propria insegna - che andrebbe ad affiancarsi alla lista del presidente e a quella composta da sindaci e amministratori a cui Orlando tiene particolarmente, da inserire sotto l’ombrello progressista accanto a Pd, M5S e Avs (in tandem con la lista Sansa).
Eccolo il modo per provare a ricomporre, attorno a un programma concreto per la regione piegata dagli scandali, il famoso campo largo. Progetto sul quale Renzi — che ha già annunciato il sostegno a Orlando, anche a costo di perdere una parte dei “suoi” tuttora ingaggiati nella giunta genovese di Bucci — non intende arretrare. Accettando, in virtù del patto siglato con la “testardamente unitaria” Elly Schlein, di sacrificare il simbolo di Italia viva pur di ottenere il via libera di Giuseppe Conte. Sebbene non proprio di buon grado: «Vedremo cosa accadrà il Liguria, sul territorio ci stanno lavorando», spiega l’ex premier ed ex segretario del Pd, «ma certo mi colpisce che mentre io faccio un’opposizione durissima alle sorelle Meloni e a questo governo di incapaci, la sinistra radicale fa opposizione a me».
Come andrà a finire, a dispetto della scadenza ormai ravvicinatissima per la presentazione delle liste, è presto per dirlo. Ma le chance di successo, le stesse che si stanno costruendo pure in Emilia Romagna e in Umbria dove si voterà tra novembre e dicembre, ci sono tutte. Un format che, se funziona, potrà essere replicato anche in futuro. Di sicuro, il candidato del centrosinistra ci crede: "Ci sono forze di centro che si stanno organizzando, verificheremo insieme come comporre lo schema”, precisa Orlando, “e con il livello nazionale quali sono le condizioni per una solida componente moderata che ho sempre auspicato".
Parole che svelano lo stato dell’arte: le trattative sul territorio sono in fase già molto avanzata, è a Roma che Conte, di sponda con il duo Fratoianni-Bonelli, continuano a frenare. Ma la spinta che arriva dalla Liguria è fortissima. E potrebbe infine avere la meglio. D’altra parte, la linea di Schlein è chiara. Ribadita, ancora una volta, l’altro ieri in tv: "Quando sono diventata segretaria mi fermavano per dirmi mai con M5s, poi in Basilicata mi dicevano mai con Calenda. Ora, mai con Renzi. Quando diranno “basta con Meloni” avremo fatto un passo avanti". Chiaro il messaggio: “In alcune regioni e comuni, siamo stati in grado di mettere insieme tutte le forze progressiste con un progetto credibile e serio. Proviamo a non partire dai nomi, ma dai temi e la risolviamo”. Manca poco. Ormai è questione di ore.