Elly Schlein ha sottoscritto il referendum sulla cittadinanza. C’è quindi anche il Pd a dare una mano ai referendari. Il fronte si allarga. La segretaria dem ha dato la sua adesione proprio a una delle associazioni di nuovi italiani senza cittadinanza che le ha consegnato l’appello l’altra sera durante la convention del campo largo della sinistra.
La mobilitazione è cominciata. La battaglia referendaria lanciata da associazioni come Italiani senza cittadinanza, CoNNGi, Libera, Gruppo Abele, Atci, Oxfam, Forum disuguaglianze e diversità, ha l’adesione di personalità da don Ciotti, Riccardo Magi, Emma Bonino, Luigi Manconi, Roberto Saviano, Pippo Civati. Anche i sindaci battono un colpo da Matteo Lepore di Bologna a Sara Funaro di Firenze. Ora è lotta contro il tempo perché bisogna raccogliere 500 mila firme entro fine settembre, dopo che in Cassazione sono stati depositati i quesiti referendari il 3 settembre.
Elly Schlein ha sottoscritto il referendum sulla cittadinanza. C’è quindi anche il Pd a dare una mano ai referendari. Il fronte si allarga. La segretaria dem ha dato la sua adesione proprio a una delle associazioni di nuovi italiani senza cittadinanza che le ha consegnato l’appello l’altra sera durante la convention del campo largo della sinistra.
La mobilitazione è cominciata. La battaglia referendaria lanciata da associazioni come Italiani senza cittadinanza, CoNNGi, Libera, Gruppo Abele, Atci, Oxfam, Forum disuguaglianze e diversità, ha l’adesione di personalità da don Ciotti, Riccardo Magi, Emma Bonino, Luigi Manconi, Roberto Saviano, Pippo Civati. Anche i sindaci battono un colpo da Matteo Lepore di Bologna a Sara Funaro di Firenze. Ora è lotta contro il tempo perché bisogna raccogliere 500 mila firme entro fine settembre, dopo che in Cassazione sono stati depositati i quesiti referendari il 3 settembre.
La sfida non è da poco. È stata lanciata per uscire dalle sabbie mobili in cui la riforma della cittadinanza si è cacciata da decenni: tante parole ma zero fatti. Denuncia Magi: “Dopo il ddl sicurezza è chiaro che nessuno in maggioranza vuole riformare la legge sulla cittadinanza se non in peggio. Perciò resta solo il referendum che abbiamo proposto”.
La via parlamentare non è stata percorribile finora né sembra esserlo, perciò ecco la strada referendaria, che abroga una delle norme della legge del 1992 sulla cittadinanza. Non si entra quindi nel merito di Ius soli (italiani per nascita) o Ius scholae (dopo un ciclo di studi), semplicemente il referendum si limita a ridurre a 5 anni, da 10, il termine di residenza legale ininterrotta in Italia per diventare cittadino italiano. Dopo 5 anni di permesso, i residenti immigrati potranno fare richiesta di cittadinanza. Vale per gli adulti ed è esteso ai bambini figli di stranieri
“Di fronte al tradimento delle aspettative di cittadini italiani di fatto e tuttavia senza cittadinanza, questo è lo strumento più incisivo che abbiamo”, rincara Magi. Il meccanismo dei 5 anni come contatore di cittadinanza già esisteva in Italia, poi la legge del 1992 ha cambiato regola. A potere diventare italiani secondo gli ultimi dati Istat, avendo 5 anni continuativi di permesso di soggiorno Ue (che prevede come requisiti reddito adeguato, alloggio), sono 2.300.000 italiani di fatto e non di diritto. I figli minori conviventi acquisirebbero la cittadinanza automaticamente quando l'avessero acquistata i genitori con cui convivono.
In un calcolo del “cartello” referendario diventerebbero cittadini italiani con questa norma più bimbi figli di stranieri che se fosse introdotto lo Ius scholae. Dice Magi: “Su un totale di 900 mila alunni stranieri presenti oggi in Italia quasi 600 mila sono nati in Italia.. E tra questi possiamo stimare che con genitori residenti da oltre 5 anni siano almeno 500 mila. Invece quelli che hanno già completato il ciclo scolastico sono 135 mila”.
I numeri d’altra parte sono impietosi nella descrizione dell’anacronismo italiano sulla cittadinanza. La campagna è già partita con lo slogan Figlie e Figli d’Italia, referendum cittadinanza.