“Attacco al governo, non mollo”. E Salvini invita Musk a Pontida
di Antonio FraschillaRoma — «Siamo fiduciosi, si va avanti qualsiasi cosa accada tranquilli». Matteo Salvini convoca d’urgenza il consiglio federale della Lega, dopo la richiesta della procura di Palermo di condanna a sei anni per il caso Open Arms. E se da un lato chiede ai suoi una grande mobilitazione, coinvolgendo anche il gruppo dei Patrioti di Viktor Orbán a Bruxelles e il multimiliardario amico di Trump Elon Musk, dall’altro il vicepremier lancia un messaggio anche agli alleati di governo: nessun passo indietro anche in caso di condanna in primo grado.
Il leader del Carroccio nel consiglio federale, alla Camera, evita attacchi diretti alla magistratura: tra alcuni leghisti della prima ora, come il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, c’è più di un dubbio sul fare manifestazioni contro le toghe un po’ come accaduto ai tempi di Berlusconi. Ma Salvini evita critiche ai pm anche su consiglio della sua avvocata e senatrice leghista Giulia Bongiorno: «Nessuna chiamata alle armi, non c’è nessuna vogli…
Roma — «Siamo fiduciosi, si va avanti qualsiasi cosa accada tranquilli». Matteo Salvini convoca d’urgenza il consiglio federale della Lega, dopo la richiesta della procura di Palermo di condanna a sei anni per il caso Open Arms. E se da un lato chiede ai suoi una grande mobilitazione, coinvolgendo anche il gruppo dei Patrioti di Viktor Orbán a Bruxelles e il multimiliardario amico di Trump Elon Musk, dall’altro il vicepremier lancia un messaggio anche agli alleati di governo: nessun passo indietro anche in caso di condanna in primo grado.
Il leader del Carroccio nel consiglio federale, alla Camera, evita attacchi diretti alla magistratura: tra alcuni leghisti della prima ora, come il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, c’è più di un dubbio sul fare manifestazioni contro le toghe un po’ come accaduto ai tempi di Berlusconi. Ma Salvini evita critiche ai pm anche su consiglio della sua avvocata e senatrice leghista Giulia Bongiorno: «Nessuna chiamata alle armi, non c’è nessuna voglia di acutizzare scontri con la magistratura — dice la legale, che ieri ha visto anche il sottosegretario Alfredo Mantovano rassicurandolo sulla possibile assoluzione — c’è assoluta e piena fiducia nei confronti della magistratura. Confidiamo in una conclusione favorevole».
Non a caso nel consiglio federale Salvini non ha fatto cenno a mobilitazioni particolari a Palermo per i giorni dell’arringa della difesa o della sentenza: «Il processo è ed è stato comunque un attacco al governo. È un processo politico contro la Lega e il governo Meloni. Noi adesso concentriamoci su Pontida il 6 ottobre e sui gazebo da allestire nei prossimi fine settimana per spiegare le nostre ragioni sul caso Open Arms e raccogliere le firme dei cittadini che ci sostengono», dice in sintesi il leader della Lega, che apre i lavori con toni pacati: «Ringrazio il governo e i partiti di maggioranza per la grande e affettuosa solidarietà, si tratta di un processo politico e di un tentativo della sinistra di attaccare il governo ed il diritto alla difesa dei confini nazionali. Tutta Europa, compresa quella con i governi socialisti, sta presidiando i confini e aumentando controlli ed espulsioni». Salvini punta quindi a un grande evento a Pontida il prossimo sei ottobre e a tutti i dirigenti della Lega ha chiesto di portare persone, migliaia di persone: «Sarà una grande mobilitazione per il diritto alla sicurezza dei cittadini italiani, per la libertà di pensiero e di parola, per il rispetto della sovranità popolare e nazionale».
Sul pratone della Lega Salvini ha invitato Orbán, che ieri ha definito «un eroe, il patriota più coraggioso d’Europa» il vicepremier italiano. Ma anche Marine Le Pen ed Elon Musk: dal proprietario di Twitter spera di avere canali buoni per un rapporto privilegiato con Donald Trump e un aiuto mediatico.
Di certo il vicepremier vuole sfruttare le settimane prossime, in attesa della sentenza, per fare la vittima e spiegare al «mondo» che lui ha difeso i confini dell’Italia, e dell’Europa, dall’immigrazione illegale: tema caro alle destre europee e ai Repubblicani di Trump. E su questo fronte avrà il sostegno di Orbán, che ha sentito nelle ultime ore anche per portare il caso al Parlamento europeo. Non a caso ieri il gruppo Patrioti ha chiesto un dibattito nella prima seduta plenaria utile «sulla difesa dei confini Ue e sul caso del ministro Matteo Salvini e il processo Open Arms». L’ordine del giorno però è stato bocciato dalla maggioranza Ursula. Salvini vuole comunque cavalcare l’argomento anti immigrazione e su questo argomento punta anche a scavalcare a destra Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.