Mara Carfagna e Mariastella Gelmini lasciano Azione, così come 2 anni fa abbandonarono Forza Italia. Il Cavaliere le aveva create politicamente dal nulla. E giudicò un tradimento l’abbandono del partito da parte di entrambe nel 2022. Fu molto addolorato dall’addio di Mara in particolare che aveva conosciuto show girl e portato alla ribalta di governo. Senza drammi però, come era nell’animo liberale e libertino di Silvio Belusconi.
Non dovrà farne un dramma neppure Carlo Calenda, il leader di Azione che si è visto salutare anche da Enrico Costa. Proprio oggi il colloquio con Gelmini a cui è seguito l’addio. "Il mio percorso in Azione si conclude oggi - spiega Gelmini -. Ho avuto con Carlo Calenda un confronto sereno e leale e per quanto mi riguarda la stima e la gratitudine nei suoi confronti restano immutati, ma le scelte politiche del movimento a cui ho aderito con entusiasmo due anni fa vanno in una direzione che non posso condividere perché significativamente diversa da quella orig…
Mara Carfagna e Mariastella Gelmini lasciano Azione, così come 2 anni fa abbandonarono Forza Italia. Il Cavaliere le aveva create politicamente dal nulla. E giudicò un tradimento l’abbandono del partito da parte di entrambe nel 2022. Fu molto addolorato dall’addio di Mara in particolare che aveva conosciuto show girl e portato alla ribalta di governo. Senza drammi però, come era nell’animo liberale e libertino di Silvio Belusconi.
Non dovrà farne un dramma neppure Carlo Calenda, il leader di Azione che si è visto salutare anche da Enrico Costa. Proprio oggi il colloquio con Gelmini a cui è seguito l’addio. "Il mio percorso in Azione si conclude oggi - spiega Gelmini -. Ho avuto con Carlo Calenda un confronto sereno e leale e per quanto mi riguarda la stima e la gratitudine nei suoi confronti restano immutati, ma le scelte politiche del movimento a cui ho aderito con entusiasmo due anni fa vanno in una direzione che non posso condividere perché significativamente diversa da quella originaria. Il mio disagio di questi mesi è noto e la decisione di entrare nel campo largo in un'alleanza che comprende il Movimento 5 Stelle e la sinistra di Bonelli e Fratoianni nelle tre regioni che andranno al voto in autunno, mi costringe a prendere atto con rammarico che non posso rimanere".
Gelmini aggiunge: “Anche perché non provengo dalla sinistra e non intendo aderirvi adesso: ero e resto una moderata popolare e continuerò con linearità le medesime battaglie. Le legittime scelte regionali, per il contesto in cui sono maturate in particolar modo in Liguria, sono, come è di tutta evidenza, la premessa per uno spostamento di Azione verso il centrosinistra e per la costruzione di un'alleanza politica 'contro', cui non intendo partecipare".
In una nota di Azione, tra le uscenti c’è già anche il nome di Carfagna. "Prendiamo atto con rammarico della decisione di Mariastella Gelmini, Giusy Versace e Mara Carfagna di lasciare un partito che le ha accolte e valorizzate in un momento particolarmente critico del loro percorso politico – si sottolinea -. Rispettiamo le scelte personali ma riteniamo grave e incoerente passare dall’opposizione alla maggioranza a metà legislatura contravvenendo così al mandato degli elettori. Una pratica che contribuisce ad allontanare i cittadini dalla politica. Azione rimarrà invece dove i cittadini l’hanno messa: al centro e all’opposizione del Governo e continuerà a lavorare per costruire un’alternativa ad un bipolarismo fallimentare".
A stretto giro arriva la nota di Carfagna: "Apprendo da una nota di agenzia di aver lasciato Azione – spiega -. È una decisione che stavo maturando ma che sentivo il dovere di rendere pubblica in modi più seri e meno estemporanei. Già nell'ultima riunione di gruppo avevo manifestato apertamente il mio dissenso per l'apertura di un dialogo 'esclusivo' con la sinistra. Ne ho parlato anche venerdì scorso con Carlo Calenda e un nuovo appuntamento era previsto per questa sera, poi da me rinviato a domani. La scelta di aderire alle candidature del campo largo in tutte e tre le Regioni dove si vota è un diritto di Carlo Calenda: ha fondato Azione, l'ha portata avanti anche con grandi sacrifici personali, ne è il leader. Ma la mia storia e le mie idee mi impediscono di seguirlo su quella strada, che come è ovvio a tutti prelude a intese più generali con la sinistra”.
Carfagna aggiunge: “Pensavo, inoltre, di affrontare questo discorso a viso aperto nel direttivo convocato per domani pomeriggio, davanti agli iscritti e ai dirigenti, che intendevo anche ringraziare per la collaborazione e l'amicizia che mi hanno sempre dimostrato. La nota di Azione, in tutta evidenza, me lo impedisce e me ne dispiace: le mie scelte politiche le ho fatte sempre a viso aperto".
Per entrambe una parabola che si conclude. Ma non un ritorno a casa in Forza Italia, che del resto non è più quella dei fasti berlusconiani, però un partito centrista che ingrossa le sue file inaspettatamente. I malevoli sostengono che Antonio Tajani e company non le vogliono. Non sono disposti a riprendersi le traditrici, che sono appunto delle prime donne e quindi di non facile gestione. Ma c’è anche chi sussurra che una chance di ritorno a casa ci sarebbe: per Mara, se la Famiglia (Berlusconi) intervenisse.
L’approdo delle due volte ministre sembra quindi essere “Noi moderati” di Maurizio Lupi, che punta a ingrandirsi anche ai danni di FI, per fare da contrappeso nel centro del centrodestra. (E Giorgia Meloni ringrazia).
In queste settimane sono cominciate le grandi manovre: Gelmini ha criticato la scelta politica calendiana sia per quanto riguarda la Liguria e quindi il sostegno al dem Andrea Orlando, che l’autonomia differenziata. Gelmini sul tema dell’autonomia ha avuto una posizione a favore, dai tempi in cui era ministra degli Affari regionali. Radicalmente contraria invece sull’autonomia Carfagna, ex ministra della Coesione sociale. Però è la linea politica di Azione che le due contestano come del resto Enrico Costa, l’altro transfuga. Azione perde anche la senatrice Giusy Versace, sempre a favore di Noi Moderati. "Già prima dell'estate avevo manifestato a Carlo Calenda il mio disagio, nonché il mio disappunto rispetto all'ipotesi di aderire a un campo largo anche in Liguria – spiega -. Nell'incontro avvenuto con lui oggi a Roma ho approfondito tutte queste ragioni, confermandogli la stima e l'affetto che nutro nei suoi confronti e la gratitudine per la fiducia riposta in me. Al contempo, però, devo prendere atto che le scelte politiche, benché legittime, portano il partito in una direzione che non è quella che auspicavo".