Toghe | Tra Camera e Senato lo scontato via libera al bavaglio alla stampa di Costa
di Liana MilellaCome celebrare urbi et orbi l’ingresso di Enrico Costa in Forza Italia con una norma per lui “garantista”, per la stampa italiana un “bavaglio”, per il governo Meloni un colpo gobbo e uno schiaffo a chi crede nella Costituzione? Proprio con l’arrivo contemporaneo già mercoledì, tra Camera e Senato, nelle due commissioni Giustizia, del suo divieto di pubblicare l’ordinanza di custodia cautelare. Che il governo, quatto quatto, ha già recepito giusto il 5 settembre .
Costa lo propone, con uno dei suoi tipici blitz parlamentari, a dicembre scorso Nordio nicchia perché si vede scippare un’ottima idea, ovviamente dal suo punto di vista, ma è costretto ad accoglierla. E siamo a oggi, ormai alla vigilia dell’ingresso del bavaglio nel codice di procedura penale all’articolo 114 dove sarà soppressa la possibilità di pubblicare “integralmente o per estratto” l’atto fondamentale di un’inchiesta giudiziaria. Sarà consentito solo il riassunto, fonte inevitabile di possibili fraintendimenti, perché…
Come celebrare urbi et orbi l’ingresso di Enrico Costa in Forza Italia con una norma per lui “garantista”, per la stampa italiana un “bavaglio”, per il governo Meloni un colpo gobbo e uno schiaffo a chi crede nella Costituzione? Proprio con l’arrivo contemporaneo già mercoledì, tra Camera e Senato, nelle due commissioni Giustizia, del suo divieto di pubblicare l’ordinanza di custodia cautelare. Che il governo, quatto quatto, ha già recepito giusto il 5 settembre .
Costa lo propone, con uno dei suoi tipici blitz parlamentari, a dicembre scorso Nordio nicchia perché si vede scippare un’ottima idea, ovviamente dal suo punto di vista, ma è costretto ad accoglierla. E siamo a oggi, ormai alla vigilia dell’ingresso del bavaglio nel codice di procedura penale all’articolo 114 dove sarà soppressa la possibilità di pubblicare “integralmente o per estratto” l’atto fondamentale di un’inchiesta giudiziaria. Sarà consentito solo il riassunto, fonte inevitabile di possibili fraintendimenti, perché sui fatti della giustizia una cosa è la citazione letterale altro è la sintesi. Ma Costa ha preteso così. Tutta la stampa ha protestato. Giuristi e costituzionalisti pure. Ma ogni appello è caduto nel vuoto.
E siamo alla battuta finale, perché come ogni decreto legislativo, anche il “bavaglio” alla stampa non sarà discusso nelle aule del Parlamento, e le stesse commissioni Giustizia non potranno modificare nulla, ma inviare solo delle “proposte” che certo la maggioranza non pensa di fare. L’opposizione potrà solo protestare, ma senza alcun effetto pratico. A brevissimo il “bavaglio” entrerà trionfalmente nel codice e cambierà la storia dell’informazione giudiziaria.
Sia a Montecitorio che a palazzo Madama la norma Costa è stata pure messa nelle mani fidate di due parlamentari di Fratelli d’Italia scelti come relatori. Andrea Pellicini alla Camera, non solo figlio d’arte, il padre era già senatore di An, ma pure nipote del podestà di San Miniato. E al Senato l’uomo forte è Sergio Rastrelli, l’avvocato che in questa legislatura ha sempre esercitato il ruolo del falco sui temi della giustizia.
Due pagine per consegnare al silenzio gli atti di un arresto o di un avviso di garanzia. Con una chiosa che suona davvero antistorica quando l’ufficio legislativo di via Arenula, diretto dall’ex procuratore generale di Roma Antonello Mura, toga di Magistratura indipendente, motiva così il nuovo obbligo di vietare fino al processo la piena pubblicazione dell’atto che ne spiega le ragioni: “Si mira in questo modo a evitare che la collettività possa essere indotta, dalla lettura dell’ordinanza applicativa della misura cautelare, a ritenere come effettivamente responsabile colui che, in realtà, è meramente indagato”. E ancora: “L’ordinanza espone necessariamente in modo stringente e approfondito la serie di elementi indiziari che raggiungono il destinatario della misura medesima, con l’effetto di determinare un livello di convincimento assai elevato e stigmatizzante da parte della collettività in merito alla responsabilità, malgrado la fase processuale si collochi solo nel momento preliminare delle indagini”.
Parole come pietre. Con un obiettivo evidente, opacizzare le ragioni di un arresto e di un’indagine, soprattutto se riguarda un esponente politico. Il bavaglio alla stampa come l’aver soppresso l’abuso d’ufficio e stroncato il traffico d’influenze. I reati dei colletti bianchi meglio buttarli nel cestino oppure, se contestati, non farlo sapere a nessuno.