Quattro addii in 48 ore, un esodo, anzi una implosione per Azione, il partito di Carlo Calenda. Dopo Enrico Costa, trasmigrato in Forza Italia due giorni fa, lasciano anche Mariastella Gelmini e Mara Carfagna insieme con la senatrice Giusy Versace. Tutte ex forziste, ma per ora dirette verso lidi incerti. Piuttosto irritate per le illazioni sul passaggio dall’opposizione al centrodestra, dicono di restare in bilico nel gruppo Misto. Ma non sarà per molto.
Una giornata campale ieri per le due ex berlusconiane di ferro che nel 2022 decidono di navigare verso altri lidi. Azione è la scialuppa perfetta: nuova, moderata. Hanno subito un ruolo di rilievo e di peso. È quanto ieri nel momento del crudo addio gli viene rinfacciato da Calenda con un comunicato che più gelido non si può. Quasi uno schiaffo. «Rispettiamo le scelte personali ma riteniamo grave e incoerente passare dall’opposizione alla maggioranza a metà legislatura contravvenendo così al mandato degli elettori. Una pratica che c…
Quattro addii in 48 ore, un esodo, anzi una implosione per Azione, il partito di Carlo Calenda. Dopo Enrico Costa, trasmigrato in Forza Italia due giorni fa, lasciano anche Mariastella Gelmini e Mara Carfagna insieme con la senatrice Giusy Versace. Tutte ex forziste, ma per ora dirette verso lidi incerti. Piuttosto irritate per le illazioni sul passaggio dall’opposizione al centrodestra, dicono di restare in bilico nel gruppo Misto. Ma non sarà per molto.
Una giornata campale ieri per le due ex berlusconiane di ferro che nel 2022 decidono di navigare verso altri lidi. Azione è la scialuppa perfetta: nuova, moderata. Hanno subito un ruolo di rilievo e di peso. È quanto ieri nel momento del crudo addio gli viene rinfacciato da Calenda con un comunicato che più gelido non si può. Quasi uno schiaffo. «Rispettiamo le scelte personali ma riteniamo grave e incoerente passare dall’opposizione alla maggioranza a metà legislatura contravvenendo così al mandato degli elettori. Una pratica che contribuisce ad allontanare i cittadini dalla politica». E per non fare mancare nulla alla reprimenda il leader le accusa «di lasciare il partito che le ha accolte, valorizzate in un momento particolarmente critico del loro percorso politico».
Sia Gelmini che Carfagna evitano, per il momento, di fare volare gli stracci. Carfagna è spiazzata per l’annuncio fatto dal partito e non concordato, mentre Gelmini ha incontrato Calenda e dichiara alle agenzie di stampa e ai giornali con misura, non priva di malumore.
Tocca a Carfagna il j’accuse in un comunicato di fine giornata: «Apprendo da una nota di agenzia di avere lasciato Azione. È una decisione che stavo maturando ma che sentivo di rendere pubblica in modi piu seri e meno estemporanei». Fa poi la ricostruzione del disagio e del suo dissenso sul dialogo esclusivo di Calenda con la sinistra. Un chiarimento non c’era stato.
È Gelmini a rincarare sul dissenso politico: «Calenda è ormai sbilanciato a sinistra, non lo seguo verso il campo largo e la piazza giustizialista». Gli stessi argomenti utilizzati da Costa due giorni fa, riaccolto a braccia aperte in Forza Italia. Circolano le voci che l’ex ministra voglia rientrare nel partito che l’ha lanciata ma non potrebbe proprio per il niet di del segretario Antonio Tajani. «Di lui non parlo di — replica lei — Né di Maurizio Lupi. È un momento delicato questo». Ribadisce che la scelta immediata è quella di andare nel Misto. E però rincara le critiche al «centrismo perduto» di Calenda: «La direzione impressa ora dal leader di Azione è radicalmente diversa da quella originaria, del movimento a cui avevo aderito due anni fa». E sempre la goccia che ha fatto traboccare il vaso è «l’appoggio ai candidati di sinistra in una alleanza con il Movimento 5Stelle e Avs in 3 Regioni su 3 al voto. Il campo largo non è la mia prospettiva politica. Non solo questo». Anche la piazza giustizialista, «la piazza contro Toti è stato un altro segnale di questo sbilanciamento a sinistra. La mia battaglia politica non può essere, ripeto, nel campo largo. Sono una cattolica, moderata, popolare, europeista. E sono pronta a continuare ad impegnarmi su formazione, lavoro, impresa, sussidiarietà e autonomie locali».
La sintonia con Carfagna, insomma, è totale. Ma sull’approdo definitivo delle due sono molti i rumors. Carfagna potrebbe tornare a casa in Forza Italia se ci fosse un intervento diretto della famiglia Berlusconi per superare gli scogli nel partito e le perplessità di Tajani. Intanto ieri sempre Carfagna ricordava a Calenda la propria lealtà e la volontà di affrontare le dimissioni nel coso del direttivo del partito. «La nota di Azione, in tutta evidenza, me lo ha impedito e me ne dispiace: le mie scelte politiche le ho fatte sempre a viso aperto».
Dall’altra gamba dell’ex Terzo Polo, Italia Viva, arrivano commenti feroci: «Calenda ha distrutto un capitale politico, è un tecnico che al massimo può fare il capo di gabinetto», twitta Francesco Bonifazi.