«Applicare le norme vigenti senza indugi». In fondo a mesi di passione, i leader del centrodestra hanno finalmente trovato la quadra sulla Rai. Il Cda, scaduto a maggio, andrà rinnovato subito: il 26 le Camere hanno in calendario l’elezione dei 4 consiglieri di indicazione parlamentare e la maggioranza vuole andare dritta. In barba all’appello delle opposizioni, che già in agosto — e ieri l’hanno ribadito — avevano chiesto di fermare le macchine per approvare prima la riforma della governance in linea col Media Freedom Act, la direttiva europea che va recepita entro la prossima estate. Ma la coalizione di governo non intende aspettare oltre: «Siamo favorevoli a discutere di una nuova legge di sistema, ma nell’attesa si applica quella che c’è», sentenzia il forzista Gasparri.
«Applicare le norme vigenti senza indugi». In fondo a mesi di passione, i leader del centrodestra hanno finalmente trovato la quadra sulla Rai. Il Cda, scaduto a maggio, andrà rinnovato subito: il 26 le Camere hanno in calendario l’elezione dei 4 consiglieri di indicazione parlamentare e la maggioranza vuole andare dritta. In barba all’appello delle opposizioni, che già in agosto — e ieri l’hanno ribadito — avevano chiesto di fermare le macchine per approvare prima la riforma della governance in linea col Media Freedom Act, la direttiva europea che va recepita entro la prossima estate. Ma la coalizione di governo non intende aspettare oltre: «Siamo favorevoli a discutere di una nuova legge di sistema, ma nell’attesa si applica quella che c’è», sentenzia il forzista Gasparri.
Stando così le cose, i partiti del centrosinistra stanno valutando di salire sull’Aventino. Ovvero di disertare, tutti insieme, il voto sul Cda, lasciando al solo centrodestra l’onere di nominarselo. Un inedito assoluto: non è mai accaduto che l’organismo di gestione della principale industria culturale del Paese venga composto esclusivamente dalle forze di governo. «Nessuna disponibilità prima della riforma della governance», tuona Elly Schlein. Mentre il Mef si prepara a designare ad il meloniano Giampaolo Rossi (l’attuale, Roberto Sergio, dovrebbe diventare dg) e consigliere-presidente in pectore l’azzurra Simona Agnes. E pazienza se per insediarsi dovrà passare al vaglio della Vigilanza, dove il quorum dei due terzi ancora manca. La destra è ottimista: «Pure Marcello Foa fu bocciato la prima volta, ma poi la seconda passò».