«Durante le audizioni non faremo sconti, neanche a Raffaele Fitto». Dire che Elly Schlein non se lo aspettasse sarebbe una bugia. Ma certo, un governo comunitario così tanto «sbilanciato a destra», che nei fatti mortifica le forze socialiste, liberali e verdi riunite, sebbene a fatica, nella maggioranza Ursula guidata dai popolari, non era prevedibile nemmeno per lei. E infatti.
«Non siamo entusiasti di questa Commissione a traino fortemente conservatore», sbuffa la segretaria del Pd in una pausa dei lavori alla Camera. «Un assetto che, impossibile nasconderlo, deriva anche dai mutati equilibri dei governi nazionali, ma c’è preoccupazione», si rammarica: «L’Italia perde il portafogli dell’Economia, finito nelle mani di un falco; non c’è più un commissario al Lavoro com’è stato Nico Schmit, papà del salario minimo; e pure sull’immigrazione pare si vada più a destra. In un momento in cui i sovranisti attaccano la prospettiva degli investimenti comuni sarà più complicato difenderli. Do…
«Durante le audizioni non faremo sconti, neanche a Raffaele Fitto». Dire che Elly Schlein non se lo aspettasse sarebbe una bugia. Ma certo, un governo comunitario così tanto «sbilanciato a destra», che nei fatti mortifica le forze socialiste, liberali e verdi riunite, sebbene a fatica, nella maggioranza Ursula guidata dai popolari, non era prevedibile nemmeno per lei. E infatti.
«Non siamo entusiasti di questa Commissione a traino fortemente conservatore», sbuffa la segretaria del Pd in una pausa dei lavori alla Camera. «Un assetto che, impossibile nasconderlo, deriva anche dai mutati equilibri dei governi nazionali, ma c’è preoccupazione», si rammarica: «L’Italia perde il portafogli dell’Economia, finito nelle mani di un falco; non c’è più un commissario al Lavoro com’è stato Nico Schmit, papà del salario minimo; e pure sull’immigrazione pare si vada più a destra. In un momento in cui i sovranisti attaccano la prospettiva degli investimenti comuni sarà più complicato difenderli. Dovremo dare battaglia per far valere le priorità socialiste e democratiche».
Ciò tuttavia non significa che il più grande partito progressista in seno alla famiglia di S&D virerà sul no, anzi: in aula si vota sull’intera squadra von der Leyen, l’ipotesi di respingerla non pare rientrare nel novero delle possibilità. Però, quando i commissari in pectore illustreranno i rispettivi programmi nelle commissioni, dovranno offrire garanzie sulla linea europeista espressa dalla maggioranza. La condizione posta per il via libera: motivo per cui non è stato ancora ufficializzato.
Lo dice chiaro il capodelegazione del Pd Nicola Zingaretti: «Il commissario Fitto si liberi dalla retorica anti-europeista del governo che lo ha indicato». Più esplicito il responsabile Esteri del partito, Peppe Provenzano: «La nuova Commissione segna dei passi indietro. Noi ascolteremo Fitto in audizione, vedremo cosa dirà, perché le cose che Meloni ha sostenuto in campagna elettorale non fanno bene né all’Europa né all’Italia. Ora sciolgano le contraddizioni, sono al governo della Ue e non hanno più alibi».
Un dilemma che comunque mette in difficoltà il Nazareno. Pure perché le forze che in Italia fanno opposizione insieme, oltre confine sono destinate a dividersi. Avs ha già annunciato il suo no, il M5S, altrettanto critico, è molto tentato. «Fitto viene premiato per i suoi fallimenti», tuona la grillina Chiara Appendino: «Il ministro che ha tagliato il Pnrr, che per i cittadini si traduce in meno ospedali e meno asili, e che ha accumulato ritardi nella spesa mettendo a rischio il piano stesso, è stato indicato da Meloni come colui che tutelerà i nostri interessi». Parole che somigliano tanto a una bocciatura. Rincarata dagli eurodeputati stellati: «C’è poco da festeggiare, la vicepresidenza di Fitto ha una delega minore, Coesione e Riforme, che prima era del Portogallo, mentre perdiamo l’Economia. Altro che protagonismo». Ma Emma Bonino preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno: «Poteva capitarci di peggio». Mentre Matteo Renzi allarga la riflessione: «Il tema non è solo Fitto. Il tema è che o la Commissione cambia passo o l’Europa finisce nel dirupo».