«Ah, les italiennes!». L’esclamazione che riassume il peggio dei vizi nazionali rimbalza di scranno in scranno nell’aula del Parlamento europeo convocato in plenaria per votare la risoluzione sul sostengo all’Ucraina e confermare il paragrafo più controverso, ovvero la revoca delle restrizioni all’uso delle armi occidentali contro gli obiettivi militari in territorio russo. Un’espressione di scherno, stavolta piuttosto fondata.
Al netto di errori tecnici e qualche defezione, a Strasburgo le delegazioni tricolori non hanno offerto un bello spettacolo: la coalizione di governo e le forze di opposizione che aspirano al “campo largo” si sono spaccate al loro interno, spesso in dissenso con le famiglie politiche di appartenenza, sul delicatissimo fronte del conflitto che dilania l’Europa. Segnalando — specie i partiti di maggioranza — una confusione sul posizionamento in politica estera che certo non fa bene all’Italia. Frutto delle ampie diversità di vedute in seno all’esecutivo su…
«Ah, les italiennes!». L’esclamazione che riassume il peggio dei vizi nazionali rimbalza di scranno in scranno nell’aula del Parlamento europeo convocato in plenaria per votare la risoluzione sul sostengo all’Ucraina e confermare il paragrafo più controverso, ovvero la revoca delle restrizioni all’uso delle armi occidentali contro gli obiettivi militari in territorio russo. Un’espressione di scherno, stavolta piuttosto fondata.
Al netto di errori tecnici e qualche defezione, a Strasburgo le delegazioni tricolori non hanno offerto un bello spettacolo: la coalizione di governo e le forze di opposizione che aspirano al “campo largo” si sono spaccate al loro interno, spesso in dissenso con le famiglie politiche di appartenenza, sul delicatissimo fronte del conflitto che dilania l’Europa. Segnalando — specie i partiti di maggioranza — una confusione sul posizionamento in politica estera che certo non fa bene all’Italia. Frutto delle ampie diversità di vedute in seno all’esecutivo sul rapporto con Mosca e la postura da tenere a due anni e mezzo dall’invasione.
Gli eurodeputati di Fratelli d’Italia che stanno nell’Ecr hanno votato a favore dell’intera risoluzione sul sostegno all’Ucraina (incluso l’uso delle armi inviate a Kiev per colpire obiettivi militari in territorio russo). Mentre nel voto separato sulla conferma del paragrafo 8 si sono espressi contro, in disaccordo con gli alleati conservatori del Pis polacco, dichiaratisi a favore. Stessa identica strategia adottata dai colleghi di Forza Italia (Ppe): sì al testo nel suo insieme, no all’emendamento sui missili per colpire Putin a casa sua. Chi invece ha bocciato sia l’uno che l’altro è la Lega, affiliata ai Patrioti di Le Pen. In ossequio alle posizioni filo-Vladimir del segretario federale. «L’Italia non è in guerra con la Russia, le nostre armi non verranno usate per colpire il territorio russo», ha infine rivendicato il capogruppo in Senato Massimilianio Romeo. «Non bisogna confondere il giusto sostegno all’Ucraina con il rassegnarsi a un conflitto ad oltranza».
Non è andata meglio sull’altro lato della barricata. 5S, Verdi e Sinistra italiana (The Left) hanno demolito la risoluzione, bollata dai grillini come «ultrabellicista», «una chiamata alla guerra contro la Russia senza alcun cenno a una soluzione negoziale» che, secondo i rossoverdi Fratoianni e Bonelli «porterà all’escalation fuori dai confini attuali». La quasi totalità del Pd si è espressa a favore (in due si sono astenuti: Cecilia Strada e Marco Tarquinio). Poi però, sull’uso delle armi contro Mosca, i 21 dem si sono spezzati in tre tronconi. La linea dettata dal Nazareno era per il no, ma Pina Picierno ed Elisabetta Gualmini non l’hanno seguita, preferendo muoversi in sintonia con il gruppo S&D. In 8, in larga parte dell’area riformista, non hanno partecipato al voto, anche per non dare un dispiacere alla segretaria: fra questi, Stefano Bonaccini, Irene Tinagli, Pierfrancesco Maran. I restanti hanno invece rispettato l’input, fra cui il capodelegazione Nicola Zingaretti e l’intera pattuglia schleiniana: Camilla Laureti, Annalisa Corrado e Alessandro Zan.
Distinguo che la leader del Pd aveva messo in conto. Non tali comunque da inficiare la piena solidarietà all’Ucraina del principale partito italiano d’opposizione. «Gli europarlamentari hanno votato per il sostegno umanitario, economico, politico e anche militare a Kiev per l’esercizio del suo diritto di difesa», precisa a sera il responsabile Esteri Peppe Provenzano. «E hanno espresso contrarietà sul punto specifico relativo all’utilizzo delle armi in territorio russo, confermando la posizione più volte espressa dalla segreteria».
Resta tuttavia agli atti che, nella confusione tricolore, Meloni e Schlein hanno dato la stessa indicazione di voto. Così come, all’opposto, gli ex alleati gialloverdi Giuseppe Conte e Matteo Salvini. «Ah, les italiennes!».