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L’uscita dal Pd, il (fu) Terzo polo, gli addii ad Azione e Italia viva: i destini incrociati di Calenda e Renzi

23/09/2022 Roma, chiusura della campagna elettorale di Azione - Italia Viva. nella foto Matteo Renzi e Carlo Calenda 

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Gli ex alleati oggi sono accomunati dall’implosione dei rispettivi partiti
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ROMA – Travolti da un identico destino. Matteo Renzi e Carlo Calenda, i due arcinemici centristi, sono legati a doppia mandata e ora costretti ad affrontare l’implosione dei rispettivi partiti. Una dinamica parallela che li accomuna ora, dopo mesi trascorsi ad allearsi, e a rompere alleanze.

Con un primo tratto comune originario: l’addio al Nazareno. A distanza di poche settimane. Il 28 agosto del 2019 Calenda si dimette dalla direzione nazionale dem (“L’accordo col M5S vuol dire rinunciare a fare politica”). Il 17 settembre 2019 l’ex segretario ed ex premier lancia Italia viva (“È ora di costruire una casa nuova”).

Nel nome del Terzo polo, prima l’avvicinamento tra i due poi la celebre rottura con strascichi di mesi. Fino al flop alle scorse Europee, dove vanno separati con un sistema proporzionale che li condanna: finiscono entrambi fuori da Bruxelles. Il resto è storia di questi giorni, con le due formazioni centriste alle prese con abbandoni e crisi di identità.

Così Italia Viva …

ROMA – Travolti da un identico destino. Matteo Renzi e Carlo Calenda, i due arcinemici centristi, sono legati a doppia mandata e ora costretti ad affrontare l’implosione dei rispettivi partiti. Una dinamica parallela che li accomuna ora, dopo mesi trascorsi ad allearsi, e a rompere alleanze.

Con un primo tratto comune originario: l’addio al Nazareno. A distanza di poche settimane. Il 28 agosto del 2019 Calenda si dimette dalla direzione nazionale dem (“L’accordo col M5S vuol dire rinunciare a fare politica”). Il 17 settembre 2019 l’ex segretario ed ex premier lancia Italia viva (“È ora di costruire una casa nuova”).

Nel nome del Terzo polo, prima l’avvicinamento tra i due poi la celebre rottura con strascichi di mesi. Fino al flop alle scorse Europee, dove vanno separati con un sistema proporzionale che li condanna: finiscono entrambi fuori da Bruxelles. Il resto è storia di questi giorni, con le due formazioni centriste alle prese con abbandoni e crisi di identità.

Così Italia Viva perde Luigi Marattin, economista di peso, e un gruppo di duecento dirigenti. Tutti contrari al ritrovato feeling del leader di Iv con il campo largo. E proprio sull’alleanza a sinistra, complice l’attrazione del centrodestra, Azione deve fronteggiare una vera e propria emorragia: gli ultimi addii sono quelli di Enrico Costa, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna , Giusy Versace.

Se in questo momento si vogliono cercare le differenze tra Renzi e Calenda, va detto che il leader di Italia Viva ne fa una questione di strategia politica e chiede di costruire le basi per una futura larga alleanza di centrosinistra, mentre Calenda punta a sintonie sui temi, senza bussare alla porta del campo largo col quale anzi non vuole confondersi. Sottigliezze? “No una diversità che è fondamentale per mantenere al centro il partito di Azione”, osserva Osvaldo Napoli, nella segreteria nazionale calendiana.

I tratti comuni

Già si vedeva che Renzi e Calenda ballavano sulla stessa mattonella di consensi, ma è ora più evidente la tattica comune. Persino le dichiarazioni sono sovrapponibili. Da quelle sulla Ue e Fitto (se fossero stati eletti sarebbero sbarcati nel comune gruppo di Renew) alle regionali, e via a seguire su diritti e temi economici.

La Liguria è la cartina di tornasole. C’è grande travaglio su chi appoggerà chi. Ma infine si va a sostegno del candidato di centrosinistra Andrea Orlando a dispetto della sintonia con lo sfidante Bucci, sindaco di destra uscente di Genova che alcuni renziani avevano sostenuto. Al dunque, al momento di decidere, la scelta è caduta sul campo largo. O meglio, precisa Raffaela Paita di Iv, i renziani hanno preparato una lista di riformisti con +Europa e i socialisti, che aspetta Azione.

In Ue poi, e per quanto riguarda la commissione di Ursula von der Leyen, c’è stato un pressing fotocopia. Renzi: “Meloni ha fatto bene a mandare Fitto a Bruxelles, è serio e rigoroso. Io ho le mie idee ma è bravo”. Per concludere: prima il Paese e poi la ditta (cioè il gruppo Renew critico). Calenda: “Bisognerebbe appoggiare Raffaele Fitto in Ue. Che il governo in questo momento non ci piaccia non significa che non dobbiamo avere un rappresentante nella Commissione europea di peso e di valore. Per questo il nostro appoggio c’è.”

Fin qui sul nucleare, ambientalismo non ideologico, riforma fiscale e Jobs Act la strada renzian-calendiana è stata la stessa. Non a caso erano i gestori del Terzo Polo. E separarsi è in politica più complicato di quanto si pensi. Anche nel destino. Col rischio di scomparire insieme.

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