✕

Premierato, falsa partenza alla Camera: la riforma nel cassetto fino al 2025

(ansa)

Ascolta l'audio

Bonafè (Pd) attacca: “Si sono resi conto che è un pasticcio istituzionale”
1 minuti di lettura

La madre di tutte le riforme è in panne. Nonostante siano riprese le audizioni ieri, il premierato sta per essere messo in un cassetto. Almeno fino al 2025. La ministra delle Riforme, Elisabetta Casellati annuncia che sono stati sentiti alcuni governatori (di centrodestra, cioè di Lombardia, Abruzzo, Lazio, Friuli Venezia Giulia), ma non dà i tempi dell’iter che al Senato era andato avanti a colpi di forzature.

Ora l’andamento sarà lento. Anzi lentissimo. Sarà anticipato l’esame del disegno di legge sulla separazione delle carriere (forse in aula a fine mese) ma sulla madre di tutte le riforme c’è un rallentamento. Nella maggioranza per i forzisti, che non vedono la riforma di buon occhio, significa tirare un sospiro di sollievo. Alla vigilia della legge di bilancio è impensabile introdurre altri elementi di scontro. E sul premierato è conflitto certo, anche per le sbavature istituzionali del testo che ha avuto il via libera a Palazzo Madama.

La madre di tutte le riforme è in panne. Nonostante siano riprese le audizioni ieri, il premierato sta per essere messo in un cassetto. Almeno fino al 2025. La ministra delle Riforme, Elisabetta Casellati annuncia che sono stati sentiti alcuni governatori (di centrodestra, cioè di Lombardia, Abruzzo, Lazio, Friuli Venezia Giulia), ma non dà i tempi dell’iter che al Senato era andato avanti a colpi di forzature.

Ora l’andamento sarà lento. Anzi lentissimo. Sarà anticipato l’esame del disegno di legge sulla separazione delle carriere (forse in aula a fine mese) ma sulla madre di tutte le riforme c’è un rallentamento. Nella maggioranza per i forzisti, che non vedono la riforma di buon occhio, significa tirare un sospiro di sollievo. Alla vigilia della legge di bilancio è impensabile introdurre altri elementi di scontro. E sul premierato è conflitto certo, anche per le sbavature istituzionali del testo che ha avuto il via libera a Palazzo Madama.

Un testo che, a questo punto, per essere efficace ha bisogno dell’allegato-legge elettorale. Casellati si è detta disponibile a scriverla e in fretta, però significherebbe scatenare le tensioni. Ben venga il rallentamento. Attacca Simona Bonafè, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali: “Doveva essere la madre di tutte le riforme e invece stanno mettendo il premierato in un cassetto: si sono resi conto che è un pasticcio istituzionale, ma la maggioranza è divisa sulle modifiche da fare a partire dalla legge elettorale. Inoltre visto il successo della raccolta delle firme per il referendum sulla autonomia differenziata, la paura di perdere è grande”.

In commissione Affari costituzionali ieri, con la ministra Casellati videocollegata, sono stati auditi Roberta Angelilli vice presidente della Regione Lazio, grande sponsor dell’elezione diretta del premier, paragonata a quella del presidente di Regione. Favorevole Marco Marsilio, governatore dell’Abruzzo per il quale “il meccanismo dell’elezione diretta sperimentato da qualche decennio nei territori ha dato buoni risultati: i governi sui territori sono stabili, non ci sono state compressioni delle minoranze, né svolte autoritarie”. Per la Lombardia, al posto di Attilio Fontana, c’era l’assessore al Bilancio Marco Alparone.

Il coro del centrodestra è che l’elezione diretta del presidente del Consiglio, come immaginato da Giorgia Meloni, porti stabilità. Il Pd e le opposizioni sono da tempo sulle barricate. Le falle istituzionali nel progetto sono tante. Che il premio di maggioranza previsto nel disegno costituzionale, sia stabilito dalla legge elettorale che è ordinaria, ebbene è una di queste. Mettere mano al testo significa una ulteriore lettura in Senato. L'allungamento dei tempi è scontato, oltre che voluto.

Leggi i commenti