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Renzi celebra Italia viva: "Non torno nel Pd, saremo la spina nel fianco del centrosinistra"

(fotogramma)

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Al teatro Franco Parenti di Milano si festeggia il lustro di Iv e si piange, un po’ ma non troppo, sulle ceneri del Terzo Polo. L’ex premier: “Faremo i comitati per il no al referendum sul jobs act”
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MILANO – “Saremo la spina nel fianco di un centrosinistra che vuole tornare a vincere”. Gli auguri non sono solo per i primi cinque anni trascorsi fra “gioie e fatiche”, ma soprattutto per i prossimi cinque. Milano, teatro Franco Parenti: su quello che ormai è il palco dei riformisti lombardi Matteo Renzi spegne le candeline del suo partito. In una sala – che certo non è una piazza – strapiena si festeggia il lustro di Italia viva e si piange, un po’ ma non troppo, sulle ceneri del Terzo Polo.

Renzi fa il Renzi: battute, ammiccamenti, frecciate, climax, aneddoti. Uno show in piena regola, con tanto di slide fotografiche alle spalle. Il pubblico apprezza molto, gli applausi non si contano. La composizione della platea è così fatta: 90% fedelissimi, 10% curiosi. “Io non voglio tornare nel Pd”, scansa ogni dubbio il leader di Iv, “ma far sì che il centrosinistra vinca riequilibrando sull’area riformista”. I libdem si spellano le mani.

MILANO – “Saremo la spina nel fianco di un centrosinistra che vuole tornare a vincere”. Gli auguri non sono solo per i primi cinque anni trascorsi fra “gioie e fatiche”, ma soprattutto per i prossimi cinque. Milano, teatro Franco Parenti: su quello che ormai è il palco dei riformisti lombardi Matteo Renzi spegne le candeline del suo partito. In una sala – che certo non è una piazza – strapiena si festeggia il lustro di Italia viva e si piange, un po’ ma non troppo, sulle ceneri del Terzo Polo.

Renzi fa il Renzi: battute, ammiccamenti, frecciate, climax, aneddoti. Uno show in piena regola, con tanto di slide fotografiche alle spalle. Il pubblico apprezza molto, gli applausi non si contano. La composizione della platea è così fatta: 90% fedelissimi, 10% curiosi. “Io non voglio tornare nel Pd”, scansa ogni dubbio il leader di Iv, “ma far sì che il centrosinistra vinca riequilibrando sull’area riformista”. I libdem si spellano le mani.

All’ingresso del teatro c’è chi vuol firmare per proteggere il Jobs Act: "Faremo i comitati per dire no al referendum contro il Jobs Act e li faremo anche se saremo soli”, annuncia Renzi. L’ex premier ne ha una per tutti ma, per amor di campo largo, si guarda bene dal punzecchiare troppo Elly Schlein. Anzi, la segretaria del Pd “è l'unica che può dire no” alla sua riforma del lavoro, essendo “uscita dal Pd” proprio “perché non lo voleva”. Schlein “è coerente, gli altri lasciamo stare". Ed è proprio sulla difesa della coerenza politica - la sua – che Renzi gioca una parte del suo discorso. Un’ora e passa di storia da ripercorrere, foto da commentare, critiche da sfatare: “Non eravamo contro il Pd, ma contro Salvini e l'Idea che Italia Viva abbia cambiato linea nel momento in cui si prefigge di essere l'ala progressista nel centrosinistra è falsa”. Perché il punto di partenza era sempre lui, il centrosinistra. Niente giravolte, è la sintesi. Si accarezza il Pd quanto basta per rientrare in orbita, ma il passato non si tocca: “Non mi pento delle unioni civili, non mi pento degli 80 euro, non mi pento del Jobs Act, non mi pento del terzo settore, non mi pento della legge sull'autismo. Non mi pento di nulla di quello che abbiamo fatto”. E ancora: “Non mi pento dei primi cinque anni di Italia viva. Abbiamo fatto la differenza è chi non lo capisce faccia un corso di politica''.

Dietro di lui si alternano il volto di Matteo Salvini, con i suoi vecchi credo padani, il profilo di Giorgia Meloni che ha cambiato idea “dalla Nato al cognato”. E se lui si definisce la “spina nel fianco” del centrosinistra, nell’affollato campo largo c’è un “bel rospo da ingoiare” (copy Marilena Mongiorgi, un’elettrice seduta in platea) che si chiama Giuseppe Conte: “A chi pensa che a dare patenti di sinistra possa essere lui ricordo sommessamente che è l'uomo che ha firmato i decreti Salvini''. Tanto per ricordarne una. Ce n’è anche per Forza Italia che Renzi attacca con veemenza per l’exploit contro lo Ius scholae e a qualcuno non sfugge che, sul terreno dei voti da accalappiare, è un temibile avversario.

Nel florilegio di citazioni, ne arriva anche una video, quella di un Sergio Marchionne che parla di diritti e doveri. Renzi la interpreta così: “Noi non vogliamo essere il partito dei diritti, ce ne sono troppi in questa coalizione, noi siamo quelli delle unioni civili e del Dopo di noi,non abbiamo problemi a competere su questi temi perché portiamo a casa le leggi, ma in questa coalizione serve anche qualcuno che richiami ai doveri''. Tra il pubblico spuntano anche i curiosi. Marina è un’elettrice ormai poco convinta di +Europa: “Sono qui perché sono confusa”. “Auguri!”, scherza la sua vicina di poltrona.

Arriva anche il momento del Terzo Polo, “intuizione intelligente buttata via per foga autodistruttiva”. Ogni riferimento a Carlo Calenda è puramente voluto. Ma su questo punto, forse l’unico, i fedelissimi dissentono. Non tutti perché per alcuni il bipolarismo è ancora quello tra Carlo e Matteo, ma molti sì. “Non ci si può sempre limitare al solito “è tutta colpa di Calenda”, le responsabilità sono anche di Renzi”. A dirlo non è un vecchio saggio habitué di circoli, ma Leopoldo, un ragazzo di 22 anni seduto nelle ultime file: “Il Terzo Polo aveva un grande potenziale e spiace sia finita in questo modo, ora tocca rimboccarsi le maniche per portare avanti la nostra idea di politica”. E il riavvicinamento al Pd? Il sentiment, in platea, è più o meno questo: Schlein che fino a sei mesi fa era Belzebù ora è la sorella minore, capace ma un po’ troppo di sinistra, a cui dare una mano per passare a pieni voti il prossimo esame.

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