“No al debito comune europeo”: Salvini sfida Draghi e Meloni
di Lorenzo De CiccoGiorgia Meloni aveva fatto inserire il punto nella nota di Palazzo Chigi sul faccia a faccia con Mario Draghi di mercoledì: tra le «priorità condivise» di cui discutere in Ue, figurava pure «la possibilità di un nuovo debito comune». Tema così cruciale da diventare il titolo del grosso dei resoconti di quell’incontro. E Matteo Salvini ieri, da un gazebo della Lega meneghina, ha colto la palla al balzo per tornare in modalità guastafeste. Mandare punzecchiate all’attuale premier e al grande ex, che pure aveva sostenuto nel ’21-22. «Il debito comune proposto da Draghi? Io sono contrario — mette a verbale Salvini davanti ai cronisti — Il debito comune, con l’Italia che cresce più di altri, mi sa di “vado a sistemare i problemi degli altri”». La sortita è un graffio a Meloni, ovvio, ma anche a FI, visto che dieci giorni fa a ricevere l’ex banchiere era stata Marina Berlusconi, nella sua residenza di corso Venezia a Milano, e aveva lasciato trapelare una sintonia di vedute sulle ricette ec…
Giorgia Meloni aveva fatto inserire il punto nella nota di Palazzo Chigi sul faccia a faccia con Mario Draghi di mercoledì: tra le «priorità condivise» di cui discutere in Ue, figurava pure «la possibilità di un nuovo debito comune». Tema così cruciale da diventare il titolo del grosso dei resoconti di quell’incontro. E Matteo Salvini ieri, da un gazebo della Lega meneghina, ha colto la palla al balzo per tornare in modalità guastafeste. Mandare punzecchiate all’attuale premier e al grande ex, che pure aveva sostenuto nel ’21-22. «Il debito comune proposto da Draghi? Io sono contrario — mette a verbale Salvini davanti ai cronisti — Il debito comune, con l’Italia che cresce più di altri, mi sa di “vado a sistemare i problemi degli altri”». La sortita è un graffio a Meloni, ovvio, ma anche a FI, visto che dieci giorni fa a ricevere l’ex banchiere era stata Marina Berlusconi, nella sua residenza di corso Venezia a Milano, e aveva lasciato trapelare una sintonia di vedute sulle ricette economiche dell’ex capo della Bce.
Non è un caso se a replicare per primi sono gli azzurri, col capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri: «O la locomotiva Europa si muove oppure qualcuno pensa davvero che il Veneto o il Brandeburgo si possano salvare da soli?». La frattura è plastica. E Salvini, più che in maggioranza, nelle critiche all’ex premier si ritrova vicino a Giuseppe Conte, che sempre ieri rilanciava le accuse alle ricette di Draghi, perché sarebbero intrise, questa è la tesi, «di economia di guerra e riarmo».
L’attivismo del capo del Carroccio inquieta FdI. Dopo la visita a Budapest da Orbàn, Salvini ha confidato ai suoi che vorrebbe invitare a Pontida, il 6 ottobre, anche i Repubblicani di Trump. Se riuscisse, a via della Scrofa potrebbero leggerlo come l’ennesimo sgambetto, visto che il Gop è gemellato coi Conservatori europei, non coi Patrioti. Ma il vicepremier continuerà a ripetere in pubblico che è leale al governo, che Giorgia «è un’amica». Intanto continua a stroncare i commissari di von der Leyen, che i Fratelli invece sosterranno: ieri se l’è presa col danese che avrà la delega alla Casa. «Lì sono più abituati alle renne». E insiste a schierarsi, in politica estera, sulle posizioni orbaniane: il voto europeo sulle armi è stato «sconcertante». I meloniani temono l’autunno caldo del “Capitano” tornato in modalità combat, una stoccata al giorno. E chissà che dirà oggi, nella domenica dei banchetti leghisti per provare a capitalizzare sul processo Open Arms. Un «attacco politico», la richiesta di 6 anni della procura, sostiene il segretario della Lega del Lazio, Davide Bordoni. Ma per Salvini «gli insulti ai pm sono un’offesa all’intelligenza».