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Corte costituzionale, settima fumata nera. Il Parlamento non sceglie il sostituto della giudice Sciarra

(ansa)

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La maggioranza vuole aspettare dicembre quando scadranno altre tre componenti e chiudere così “un pacchetto completo” di nomine
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La sostituzione della giudice Silvana Sciarra sarebbe dovuta avvenire entro un mese e considerato che il suo mandato da giudice della Corte costituzionale è scaduto nel novembre 2023 è chiaro che si è fuori tempo. Questo è il primo dato. Oggi il Parlamento si è riunito per la settima volta in seduta comune con all’ordine del giorno l’elezione del nuovo giudice della Corte, ma suona ormai come una prassi.

L’ultima votazione era stata la scorsa settimana e si andrà avanti così, di fumata nera in fumata nera, con ogni probabilità fino a dicembre perché la maggioranza non è neanche al lavoro per cercare l’accordo sul singolo giudice da eleggere. Vuole invece aspettare la scadenza di altri tre componenti di nomina parlamentare, l’attuale presidente Augusto Barbera, Franc…

La sostituzione della giudice Silvana Sciarra sarebbe dovuta avvenire entro un mese e considerato che il suo mandato da giudice della Corte costituzionale è scaduto nel novembre 2023 è chiaro che si è fuori tempo. Questo è il primo dato. Oggi il Parlamento si è riunito per la settima volta in seduta comune con all’ordine del giorno l’elezione del nuovo giudice della Corte, ma suona ormai come una prassi.

L’ultima votazione era stata la scorsa settimana e si andrà avanti così, di fumata nera in fumata nera, con ogni probabilità fino a dicembre perché la maggioranza non è neanche al lavoro per cercare l’accordo sul singolo giudice da eleggere. Vuole invece aspettare la scadenza di altri tre componenti di nomina parlamentare, l’attuale presidente Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperetti, per vidimare quello che chiamano “un pacchetto completo”, come se anche la Corte rientrasse in uno scacchiere di spartizione di poltrone.

Eppure era stato, nel luglio scorso, proprio il Capo dello Stato Sergio Mattarella a sottolineare la gravità di questo «vulnus alla Costituzione compiuto dal Parlamento, proprio quella istituzione che la Costituzione considera al centro della vita della nostra democrazia». Da qui la decisione del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, di convocare deputati e senatori tutte le settimane e dare seguito al richiamo del Quirinale. Richiamo però non raccolto dalle forze di maggioranza che continuano a fare melina.

L’esecutivo vuole assicurarsi almeno tre giudici su quattro, è questo l’obiettivo su cui si ragiona. Gli altri tre giudici scadranno il 21 dicembre e per i primi tre scrutini il quorum sarà pari ai due terzi e dal quarto si attesta sui tre quinti. Senza un accordo solido con le opposizioni si rischia, almeno per un periodo, che la Corte si ritrovi con il minimo dei membri previsti per il suo funzionamento, ovvero undici.

Un impedimento anche momentaneo potrebbe provocare la sua paralisi. Ma poco importa alla maggioranza che vuole fare il pieno di poltrone come ha già fatto a gennaio per il Consiglio superiore della magistratura. C’erano dieci posti per i consiglieri laici: ne ha lasciati solo tre alle opposizioni.

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